Qualcuno ha deciso di ridimensionare l’ospedale Brotzu

20 Luglio 2020
[Massimo Dadea]
Tra qualche giorno approderà in Consiglio regionale la cosiddetta nuova “riforma” della sanità. Oramai ogni nuovo governo regionale, appena insediato, sente come un imperativo categorico quello di cimentarsi per trovare il modo migliore per “manomettere” la già precaria organizzazione sanitaria sarda.

In molti hanno sperato che l’esperienza della pandemia avesse insegnato qualcosa alla giunta regionale. La Germania e il Veneto hanno dimostrato che solo quelle realtà che, per tempo, si sono dotate di una adeguata rete di servizi territoriali e di un congruo numero di posti letto di terapia intensiva, sono state in grado di affrontare con efficacia il Covid-19.

Un governo regionale attento ai bisogni di salute dei cittadini avrebbe colto l’occasione per iniziare a delineare un nuovo modello di sanità. Una organizzazione sanitaria articolata su due livelli. Il primo. Una adeguata rete di infrastrutture di vicinanza: case della salute, strutture intermedie, poliambulatori, cure post acuto e sub acuto, cure domiciliari.
Il secondo. Un sistema ospedaliero incentrato su alcune alte specializzazioni e una serie di ospedali a struttura modulare, diffusi nel territorio, dotati di un congruo numero di posti letto di terapia intensiva, capaci di adattarsi velocemente a quelle che, con sempre maggiore frequenza, saranno le future epidemie. Nell’immediato, in molti hanno atteso che l’assessore della sanità si impegnasse, da subito, anima e corpo, per dare una risposta ai tanti cittadini che da mesi attendono di poter eseguire una visita cardiologica o neurologica, una colonscopia, una mammografia e così via. Niente di tutto questo.
Alle già lunghissime liste d’attesa, si sono aggiunte quelle derivanti dal blocco causato dal virus: il risultato è che ora i pazienti invece che mesi dovranno aspettare anni. A meno che, naturalmente, non si rivolgano alle strutture private. Ecco allora riemergere il vecchio vizietto: trascurare la sanità pubblica a tutto vantaggio di quella privata. La sanità bloccata dal virus e l’inerzia di questo governo regionale rischiano di provocare molti più morti della pandemia.
Invece, in queste settimane, la giunta regionale ha pensato bene di dedicarsi a quella che sembra la sua attività preferita: come soddisfare i voraci appetiti clientelari della sua maggioranza. Ed allora, perché non iniziare dalla moltiplicazione delle poltrone? Dalla ASL unica si ritornerà a ben otto ASL. Una decisione che comporterà tra l’altro un forte aggravio di spesa. Per fare questo hanno bisogno di scorporare l’Oncologico e il Microcitemico dal Brotzu, per trasferirli alla nuova ASL 8 di Cagliari. Due ospedali che rappresentano un patrimonio di conoscenza, di ricerca, di professionalità, di qualità assistenziale, trattati come pacchi postali, sballottati da una parte all’altra per soddisfare il signorotto di turno della sanità sarda.
Uno strano destino per due presidi ospedalieri che rappresentano l’eccellenza in materia di patologia oncologica e pediatrica. Chi se ne frega delle proteste dei cittadini, delle associazioni scientifiche e dei pazienti, degli operatori sanitari? Chi se ne frega se scorporare questi due ospedali dal Brotzu, privarlo delle competenze specialistiche in materia oncologica e pediatrica, significa mettere in discussione il ruolo dell’unico ospedale di alta specializzazione e di rilievo nazionale? Chi se ne frega dei bisogni di salute dei cittadini? A questi signori tutto questo importa poco. E’ così che vanno le cose nella Sardegna a trazione leghista e sardista.

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