Quel magico colle

16 luglio 2008

Tuvixeddu

Tra gli eventi che segnaliamo nella rubrica ‘Vissi d’Arte’, ce n’è uno speciale, un’installazione di Andrea Nurcis che riguarda Tuvixeddu. Non ne conosciamo forma, tecnica, impatto, ma esso si inserisce in una crescente sensibilità artistica al territorio. In specifico dimostra, ove fosse ancora necessario, l’attaccamento verso Tuvixeddu, ribadendo l’opportunità di un impegno per preservarlo. Pubblichiamo il testo autoprodotto dall’artista nell’invito alla sua mostra. (RED)

Ho vissuto tutta l’infanzia e l’adolescenza con i miei genitori in una casa ai margini della Necropoli. Tuvixeddu è stato per me un luogo importante di formazione. I miei primi passi li ho fatti tra le rocce e le tombe puniche. Fin da bambino ho respirato il senso del mistero della storia e la luminosità della natura di quel colle: il suo paesaggio lunare, fatto di rocce di un bianco calcinato, traforate da profondi crateri e anfratti, l’ho portato sempre dentro di me anche dopo aver lasciato la Sardegna, anni fa, per dedicarmi totalmente alla mia arte. Tornato di recente a Cagliari per seguire la malattia di mia madre e accompagnarla nel percorso finale della sua esistenza, ho assistito alle vicende politico-giudiziarie intorno alla sorte del colle fortemente minacciato da una devastante cementificazione. Anche dopo la morte di mio padre, mia madre non aveva mai voluto lasciare quella casa ai margini della Necropoli in cui aveva vissuto per quasi 50 anni; questo nonostante l’abitazione fosse diventata inadatta alle sue condizioni di salute e malgrado l’abnorme sviluppo edilizio del quartiere di S. Avendrace che la portò, negli anni, ad un completo isolamento dalla vita sociale. Ho visto quel luogo, così intimamente legato alla mia dimensione affettiva e poetica, diventare un problema cruciale per la città di Cagliari e oggetto di enormi interessi sia sul piano politico che economico. Ho deciso di fare una mostra molto semplice, ma per me necessaria, proprio in questo momento così particolare per la mia storia personale e per le decisioni che le “alte sfere” della politica italiana stanno prendendo sul colle di Tuvixeddu. Presenterò una scultura che ho realizzato mentre mia madre mi stava lasciando e due o tre vecchissimi lavori dei quali avevo perso memoria, recuperati dagli armadi di mia madre in cui li aveva gelosamente conservati per tanti anni a mia insaputa. Voglio concludere con un appello a tutte le persone di buona volontà, cittadini della Sardegna e del Mediterraneo, ai signori politici, avvocati e giudici che hanno potere decisionale sul destino del colle di Tuvixeddu e della sua grandissima Necropoli fenicio-punica, chiedendo loro che si impegnino affinchè su questo luogo non venga gettato mai più cemento. Affinchè questo luogo che ha attraversato i millenni della storia geologica e della storia dell’uomo, sulle cui rocce sono incisi i segni della nostra cultura antichissima e della nostra identità di popolo del Mediterraneo, venga salvaguardato e lasciato intatto nella sua natura, rispettato e tramandato integro alle generazioni future.

1 Commento a “Quel magico colle”

  1. Bruno Casula scrive:

    se non si sa da dove si viene non si sa chi siamo. forse e’ ciò che i politici cercano di ottenere

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