Razzismo a Natale

31 dicembre 2011

Alfonso Stiglitz

La morte di un grande partigiano, Giorgio Bocca, giornalista dalla specchiata dirittura morale è l’occasione per continuare a riflettere sui temi del razzismo, in questa specie di osservatorio sui generis che cerco periodicamente di trasferire sulle pagine della nostra rivista. Se vi è capitato di seguire le varie rassegne sugli articoli, coccodrilli e testimonianze usciti questi giorni su di lui, vi sarete accorti che da più parti ci si è soffermati sull’immagine di Bocca razzista per alcune sue prese di posizione omofoniche o per il giudizio di stampo leghista che aveva per il meridione. Razzista, Bocca, lo fu nella sua prima uscita politica, o per lo meno nella prima che ebbe un’evidenza nazionale; il giornalista risulta aver aderito al Manifesto della Razza nel 1938. Lo si potrebbe liquidare come un errore di gioventù, all’epoca aveva 18 anni; ma Bocca in pochi anni rovesciò quella sua idea partecipando direttamente alla lotta contro il regime nazifascista che di quella ideologia ne fu il maggior propagandista. L’esempio dei commenti su Giorgio Bocca ci dà il metro di un fenomeno ampiamente diffuso e rassicurante della banalizzazione del razzismo, per cui se anche un grande partigiano come Bocca lo è stato, in fin dei conti, sotto sotto, tutti siamo un po’ schizzinosi verso gli altri. E se tutti siamo razzisti, nessuno lo è, secondo il classico assioma; cui seguono le rassicuranti affermazioni che il fenomeno non ha una rilevanza generale, è sotto controllo, salvo l’exploit di qualche fanatico, da ghetto nostalgico. In questi stessi giorni, mi sembrano indicative le dichiarazioni a caldo di un democratico, dichiaratamente antirazzista, come Matteo Renzi, Sindaco di Firenze, in occasione dell’assassinio di due senegalesi: “Questa non sembra l’azione di un gruppo, ma la follia xenofoba e razzista di un gesto isolato”; “Ma questa non è Firenze. La città di cui sono orgoglioso di essere sindaco è la città aperta, plurale”; “è un gesto solitario di un killer lucido, folle e razzista”; “un gesto folle, razzista e xenofobo, il gesto di un killer isolato, che viene da fuori, che arriva a Firenze e che spara a colpo sicuro uccidendo due persone e ferendone altre tre solo perché hanno il colore della pelle diverso dal suo”. Se notate ci sono tutti gli elementi classici della minimizzazione: il gesto isolato, di un folle che viene da fuori e irrompe in una società che, invece, è estranea non solo ai gesti ma anche ai sentimenti razzisti. Dimentica, Renzi, una sua autorevole concittadina, che ha fatto un percorso inverso a quello di Bocca, da partigiana a razzista, Oriana Fallaci. Di un razzismo che incitava all’odio nei confronti, soprattutto, dei mussulmani e alla loro pretesa, per dirne una, di avere un luogo di preghiera a Firenze; dell’odio viscerale e violento riversato sugli extracomunitari, con toni che esprimevano a parole quello che Gianluca Casseri ha realizzato concretamente. L’uccisore di Firenze non viene da fuori, non è un folle, non è un marziano, non interviene in una città estranea a questi gesti; è uno scrittore, un attivista, di quel movimento fascista del terzo millennio che si rifà a un intellettuale e poeta, esaltatore del fascismo, Ezra Pound. Nel sito del movimento è possibile leggere i programmi e le idee di questi nuovi fascisti. Mi limito a segnalare quelle in campo culturale, sintetizzate nel “Manifesto del turbodinamismo”, corrente artistica di riferimento, di cui riporto due punti significativi: “Turbodinamismo è esaltare il gesto gratuito, violento e sconsiderato, con deferenza e riguardo al vestirsi bene […] Siamo stufi di sentir cantare le vittime e i reietti, di veder glorificate profezie desertiche: rivendichiamo quel certo stile necessario ad appiccare un incendio”. Visto che sono sbarcati anche in Sardegna, mi sembra importante tenere deste le antenne e ritornare sino alla noia sul tema del razzismo, quello quotidiano, quello nostro anche se ammantato di belle parole democratiche. Di quelli “razzisti a parole (per tacer dei fatti)”, come recita il bel libro di Federico Faloppa. Poiché siamo in un periodo natalizio mi piace chiudere con una bella espressione di San Paolo, un extracomunitario, proveniente da Tarso in Siria (oggi Turchia): “Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero”; per i credenti tutto si racchiude nella figura del Cristo, per i diversamente credenti la fonte sono altre entità o più semplicemente la constatazione che apparteniamo a un’unica specie, quella umana. Fate voi.
PS. Le dichiarazioni di Matteo Renzi sono tratte dai siti di vari organi di stampa: http://www.ilmattino.it; http://www.lanazione.it; http://www.lettera43.it, del 13 e 14 dicembre. L’espressione di Paolo è in Colossesi 3, 11. Il libro citato è: Federico Faloppa, razzisti a parole (per tacer dei fatti), Editori Laterza, 2011.

1 Commento a “Razzismo a Natale”

  1. Maurizio Feo scrive:

    Caro Alfonso,
    sì: siamo tutti razzisti, naturalmente ed inconsapevolmente.Perché vediamo differenze con altri gruppi etnici della specie, che è una (inutile portare prove: basti che qualsiasi unione tra bianchi, neri gialli etc. dimostra l’invariabile interfertilità dell’appartenenza ad una medesima specie). Ma le differenze del Fenotipo (colore della pelle, dimensioni somatiche, forme ed aspetto generale) sono evidenti. Generano curiosità, sospetto, paure e sfiducia. Le differenze Culturali, ed economiche poi, completano il quadro, apportando incomprensioni, invidia, ostilità, aggressività.Il mondo è sempre stato così: e non è vero che in tempi antichi non esistesse il “razzismo”. Lo possono pensare solamente gli ingenui incolti che raffigurano erroneamente il passato nei loro resoconti come una specie di Età dell’Oro che non è mai esistita, in alcun luogo ed in alcun tempo. Alcuni di noi tentano di contrastare questa spinta naturale ed inconsapevole, sapendo razionalmente quanto sia ingiusta ed errata: nessun gruppo etnico è superiore ad altri. Le diverse fortune economiche, tecniche, sociali e culturali, possiedono tutte chiare motivazioni iniziali GEOGRAFICHE, ma non BIOLOGICHE. Altri non conoscono la verità, per Incultura, oppure si rifiutano di ammetterla, con determinazione odiosa. E’ vero che alcune Culture prima avanzate, si sono infilate in vie senza uscita e oggi rappresentano potenziali polveriere pronte a esplodere. Il problema richiede con intelligenza ed equità rare.

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