Senato, dieci piccoli debunking

1 Maggio 2016

 

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Alessandro Gilioli*

Al referendum si vota per abolire il Senato».

Falso. Il Senato, seppur ridotto di poteri e per numero di senatori, continuerà a esistere, nello stesso Palazzo in cui si trova. Sembra ovvio, ma solo pochi giorni fa una tivù nazionale ha mostrato un cartello secondo il quale si sarebbe votato «per abolire il Senato». Lo stesso Renzi oggi a Firenze ha detto testualmente che «non esisteranno più i senatori», un’evidente falsità.

2. «Con la riforma si faranno le leggi più in fretta».

Falso. A parte le materie in cui il Senato mantiene funzione legislativa paritaria (“leggi bicamerali”), negli altri casi il Senato può proporre modifiche per una seconda lettura alla Camera e in molti casi la Camera, per approvare le leggi senza conformarsi al parere del Senato, deve poi riapprovarle a maggioranza assoluta dei suoi componenti (non basta quella dei presenti in aula). In tutto, sono una decina le diverse modalità possibili di approvazione di una legge. Il che porterà non solo a una serie di rimpalli, ma soprattutto a conflitti sulla tipologia a cui appartiene una proposta di legge, quindi sul suo iter.

3. «Il nuovo Senato abbatterà i costi della politica».

Parzialmente falso e di sicuro molto esagerato. I risparmi consistono nel fatto che i nuovi senatori (in quanto consiglieri regionali o sindaci) non saranno pagati per le loro funzioni senatoriali, ma avranno comunque le spese di trasferta a Roma dalle Regioni di provenienza e probabili forme di rimborso. Il personale di palazzo Madama che non resterà al Senato verrà trasferito. Si calcola ottimisticamente che il risparmio sulle spese oggi a carico di Palazzo Madama sarà di circa il 20 per cento rispetto alle spese attuali. Una riforma che avesse avuto come obiettivo il risparmio sui costi della politica avrebbe potuto dimezzare il numero complessivo dei parlamentari (315 deputati e 150 senatori, totale 450) ottenendo risparmi molto maggiori. Con questa riforma i parlamentari stipendiati restano infatti 630 (i deputati), più i rimborsi e le trasferte a Roma dei 100 senatori.

4. «Il nuovo Senato non sbilancia i contrappesi democratici».

Falso, se combinato con l’Italicum. La legge elettorale per la Camera (Italicum) assegna al partito vincente e al suo leader il controllo di 340 seggi. Data l’assenza di un’altra Camera con funzioni legislative altrettanto forti, ne consegue un accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del premier. Inoltre nelle elezioni in seduta comune con i senatori (ad esempio per la scelta del Presidente della Repubblica e dei membri non togati del Csm) questo meccanismo consegna al premier un potere molto maggiore. La possibilità che il Quirinale diventi un’espressione più diretta della sola maggioranza rende a sua volta maggiori i poteri del premier anche nell’elezione dei giudici della Consulta: la maggioranza di governo ne esprimerebbe direttamente 3 (tramite la Camera) e altri 5 attraverso il Presidente della Repubblica (se questi fosse espressione della sola maggioranza), più altri 2 se la maggioranza al Senato è la stessa che c’è alla Camera. Quindi su 15 giudici della Consulta un numero tra 8 e 10 (su 15) rischia di essere scelto direttamente o indirettamente dalla maggioranza di governo.

5. «Con il nuovo Senato ci sarà più stabilità».

Potenzialmente falso. La maggiore stabilità c’è se al ballottaggio per la Camera vince lo stesso partito che ha già la maggioranza al Senato, il che non è scontato. Ad esempio, se nascesse domani, il Senato previsto dalla riforma Boschi sarebbe a grande maggioranza Pd (in quanto eletto dai consigli regionali quasi tutti Pd) ma se poi al ballottaggio per la Camera vincesse il Centrodestra o il M5S si creerebbe una conflittualità perenne tra Camera e Senato.

6. «Il nuovo Senato ricalca il modello tedesco».

Falso. In Germania i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto dai governi dei Länder di provenienza. In altre parole, devono votare come deciso dai loro Länder e così ne rispecchiano la volontà, ne sono espressione diretta: in modo da costituire un contrappeso federale e locale al potere centrale. Secondo la riforma Boschi, invece, i senatori non hanno alcun vincolo di mandato rispetto alla regione di provenienza, quindi non ne esprimono le volontà: sono solo espressioni dello loro appartenenze politico-partitiche.

7. «Il nuovo Senato aumenta la rappresentanza locale quindi il federalismo»

Falso. Al contrario, la riforma Boschi toglie alle regioni molti margini legislativi e ne riduce autonomia (salvo le Regioni a Statuto speciale). L’ambiguità del testo e il rimando a leggi ordinarie aumenterà inoltre il contenzioso tra Stato e Regioni.

8. «La Costituzione è uguale da 70 anni, basta!».

Falso. Dal 1948 a oggi la Costituzione è già stata modificata diverse volte anche su questioni importanti: dall’istituzione delle Regioni al pareggio di bilancio, dal Titolo V sulla struttura dello Stato fino all’abolizione completa della pena di morte. Si può discutere se una modifica è o è stata un miglioramento, ma è difficile sostenere che la Costituzione italiana sia inerte e uguale a se stessa da 70 anni.

9. «Se vincono i no Renzi si dimette e sarà il caos».

Falso e ricattatorio. Non è costituzionalmente un referendum su Renzi: nessuno lo obbliga a dimettersi se vincono i no. Quello che sta facendo il premier è quindi un ricatto politico che distorce il voto su una cosa più importante di qualsiasi premier “pro tempore”, cioé la Costituzione. I premier passano, la Costituzione li trascende. In ogni caso, anche se Renzi si dimettesse, il presidente Mattarella potrebbe dare un altro incarico per terminare la legislatura, che del resto ha già avuto un altro governo con la stessa maggioranza prima che ci fosse quello di Renzi.

10. «Questo referendum è la scelta tra l’Italia che dice sì al futuro e l’Italia che sa dire solo no»

Falso. Questo referendum è solo la scelta tra chi ritiene che la riforma Boschi sia migliorativa della Carta attuale e chi ritiene che sia peggiorativa. La formuletta mediatica “Italia dei sì contro Italia dei no” è, di nuovo, svilente rispetto alla rilevanza della Costituzione, legge fondamentale del nostro vivere comune che non ha nulla a che fare con la narrazione renziana, con la presunta o reale modernità del premier. Allo stesso modo, questo referendum non ingabbia chi è contrario alla riforma Boschi tra quanti ritengono immodificabile e non migliorabile la Costituzione: semplicemente, chi vota no ritiene che queste modifiche non siano migliorative ma (nel loro complesso e fatto il bilancio) prevalentemente peggiorative.

*Da Piovono Rane
Foto Maki Galimberti per Vanity Fair

6 Commenti a “Senato, dieci piccoli debunking”

  1. Enrica Achilli scrive:

    Il solito gioco delle tre carte… per i poco informati, che purtroppo sono molti… addomesticati come pecore…

  2. Marco Cattaneo scrive:

    Questa riforma è solo voluta dal populismo di destra che così vorrebbe incentrare nell’esecutivo il potere di escludere la volontà dei cittadini a favore di un leader imposto dalle logiche di partito.

  3. Gianfranco Porcelli scrive:

    Se cento senatori bastano agli Stati Uniti, perché non possono bastare all’Italia? A chi conviene che non si riducano poltrone, poltroncine e portaborse?

  4. Claudio Mazzoccoli scrive:

    Questa Riforma è quanto di più vergognoso possa essere stato prodotto in decenni di mala politica. Persino la disastrosa riforma del Titolo V fatta da D’Alema, che tanti danni ha indotto al paese, al confronto è una perla lucente –
    A Porcelli vorrei chiedere , visto che che pone la domanda sui Senatori,
    –>Come mai il numero dei Deputati e dei Senatori era stato fissato in quella proporzione dai Costituenti ?
    –>Perchè. resta intatta la Camera dei Deputati, meno efficiente del Senato nella Legislazione ?
    –>Quanti sono i Parlamentati negli Stati Uniti, che pure hanno una popolazione ben piu’ ampia del nostro Paese ?

    E lo sa Porcelli che la devastazione della Costituzione vale solo la gioia di due persone (Renzi e Boschi) e ci fa risparmiare solo tra 60 ed 80 milioni di Euro, mentre resta il mostro da 160 MILIARDI di Euro della Evasione Fiscale ?

  5. Lidio Berro scrive:

    Tutti i cambiamenti trovano i pro e i contra, è stato sempre così. Oggi come altre volte si scaldano le anime per difendere la propria opinione o il proprio schieramento. Dopo il referendum ritorna la calma, tutto passato uguale quale sia il risultato. Ho letto il paragone con l’America, non credo che si possa paragonare i governatori americani con i nostri presidenti di Regione, sono due cose totalmente differenti . I governatori americani hanno dei veri poteri e lo vediamo adesso alle elezioni americani.
    Per ultimo leggo sempre una sorte di aggressione verso chi è di un’altra opinione, subito si alzano le maestranze a spiegare o imporre la propria opinione spiegando come in questo post tutti i difetti della modifica. O sono sicuro che chi è di una opinione opposta vede la sua versione in questi cambiamenti. Per questo non sono pecore oppure non più e non meno pecore di coloro che devono seguire l’ opinione opposta. In democrazia si rispettano le opinioni di tutti. Invece di spiegare tutti i falsi, perché non spiegate seriamente cosa comportano questi cambiamenti?

  6. antonio sammarco scrive:

    Gianfranco Porcelli,non hai capito nulla. Non si contestano l’abbassamento a 100 senatori,ma tutta un’altra serie di cose come per esempio il fatto che non sono eletti,ma nominati tra i sindaci e i consiglieri regionali ai quali verrà data l’immunità e la cosa servirà solo a salvare quei consiglieri e sindaci indagati. Vai a leggere il punto 3.

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