Soru e l’atto dovuto

16 luglio 2008

Soru
Marco Ligas

Il presidente Soru ha promulgato la legge statutaria motivando la sua scelta come un atto dovuto. Mi sembra una decisione discutibile perché l’esito referendario dello scorso autunno e le leggi esistenti (in particolare l’articolo 15 dello statuto e la legge sul referendum statutario del 2002) suggerivano la conclusione opposta. Sicuramente questa scelta alimenterà nuove polemiche con prese di posizioni nette sia da parte dei sostenitori della legge sia da parte dei suoi oppositori. E ancora una volta Soru verrà considerato un decisionista, poco disponibile al dialogo con alleati e avversari. Già si registrano i primi segnali di questa disputa, ma al centro dell’attenzione, ancora una volta, non emergono i contenuti della statutaria, prevalgono strumentalmente i temi della prossima campagna elettorale.
Eppure nella motivazione usata dal presidente si può cogliere una svolta. Promulgo per atto dovuto – dice Soru. C’è forse una disponibilità al dialogo sui contenuti della legge e sulle relazioni tra i diversi organi della regione? Nonostante le molteplici difficoltà che ostacolano il confronto, ritengo che sia opportuna una verifica per capire se sia possibile riaprire il dibattito su questa legge. Coinvolgendo innanzitutto l’intero consiglio regionale e al tempo stesso promuovendo un’ampia partecipazione sia delle istituzioni intermedie (province, comuni e circoscrizioni), sia delle associazioni culturali e delle organizzazioni di base presenti nella società sarda. D’altra parte come si possono disciplinare la forma di governo della regione, i rapporti fra gli organi, i principi fondamentali di organizzazione e di funzionamento di questa istituzione senza predisporre un’ampia partecipazione dei cittadini sardi al dibattito e al confronto? Solo attraverso questo percorso si potrà definire un orientamento comune che riesca a sintetizzare i temi della riforma dello statuto, della legge statutaria e di quella elettorale. L’approvazione della legge statutaria nella primavera scorsa ha saltato questa fase importantissima, fondamentale per la crescita democratica della nostra isola. Con una fretta eccessiva, che non è mai una buona consigliera, si sono definiti i ruoli del presidente, della giunta e del consiglio senza valutare con la dovuta accortezza gli equilibri che devono sussistere nelle relazioni tra i diversi organi. Così al capo della giunta sono stati attribuiti ampi poteri attraverso i quali egli potrà non solo nominare o dar commiato agli assessori quando lo riterrà opportuno, ma potrà persino sciogliere il consiglio tutte le volte che questo manifesta opinioni diverse dalle sue. Al contrario, anche in un sistema presidenziale devono essere sempre possibili soluzioni tese a preservare e consolidare il principio della collegialità. L’esigenza di governabilità non può comportare l’allontanamento di chi è preposto, come lo sono gli assessori, alla direzione e gestione di settori dell’amministrazione pubblica quando si manifesta un dissenso col presidente della giunta. C’è innanzitutto la possibilità di un confronto anche serrato all’interno dell’esecutivo senza che il ruolo di primus inter pares del presidente venga ridimensionato. E c’è inoltre il consiglio regionale che può censurare l’operato dell’assessore e invitarlo alle dimissioni. Penso che la riapertura del dibattito sulla statutaria possa essere un’occasione anche per una riconsiderazione delle leggi elettorali che interessano i consigli comunali. L’aver ritenuto la governabilità più importante della rappresentatività non è stata, alla luce dell’esperienza sinora condotta, una buona scelta. Con le nuove leggi elettorali, nei consigli comunali non esistono più o sono sempre meno influenti le opposizioni e le giunte si comportano spesso come consigli di amministrazione di società private. I sostenitori del presidenzialismo farebbero bene a non sottovalutare questi aspetti. E il presidente Soru dovrebbe cogliere questa occasione per avviare un nuovo metodo di lavoro all’interno dell’amministrazione regionale che dirige.

1 Commento a “Soru e l’atto dovuto”

  1. Andrea Pubusa scrive:

    Caro Marco, il tuo fondo è condivisibile dalla prima all’ultima parola, virgole comprese. Ha solo un difetto piccolo, piccolo. Sembra rivolto ad un maestro di buone maniere istituzionali. Non ad uno che per far entrare in vigore una legge (che, fra l’altro, legittima il suo conflitto d’interessi) ha invaso la sfera riservata al legislatore regionale, modificando l’articolo di legge che detta la formula della promulgazione. Un atto che fa impallidire perfino il Cavaliere, il quale, le leggi non le “adatta” a sé da sé, ma le fa adattare a sé dal Parlamento. Sì, la svolta c’è nella promulgazione del Presidente. E sai in cosa consiste? Nel ridurre la legge regionale al rango di un semplice provvedimento amministrativo, come tale rientrante nella sua disponibilità. Insomma, un colpo di spugna sullo Stato di diritto, che, all’opposto, si fonda sul principio di legalità, ed implica che anche gli organi pubblici sono soggetti alla legge fintanto ch’essa è in vigore e che gli atti degli organi esecutivi sono soggetti alla legge. Un bel segnale di dialogo, non c’è che dire! Comunque, per non essere annoverato fra gli antisoriani per principio, ritiro quanto ho detto ora e nei mesi scorsi e dichiaro la mia disponibilità al confronto.
    Posso solo chiedere un favore? Potrei essere avvisato quando il Presidente entrerà nel vivo del dialogo così inequivocabilmente annunciato con la promulgazione? Rimango in fiduciosa attesa.

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