Chi ha ucciso la democrazia?

17 Dicembre 2017
[Fabio Tidili]

Pubblichiamo l’intervento di Fabio Tidili, studente e attivista del sindacato studentesco Unione degli Studenti della Sardegna all’assemblea dei comitati sardi per la democrazia costituzionale con il costituzionalista Massimo Villone che si è svolta venerdì 15 dicembre 2017 dal titolo Chi sta uccidendo la democrazia”.

L’Unione Degli Studenti è un sindacato studentesco che opera a livello nazionale sul tema del diritto allo studio e la salvaguardia di quest’ultimo, almeno per quanto riguarda gli studenti medi. Chi ha ucciso la democrazia? La domanda  è semplice, a differenza delle risposte che cerchiamo. Dal basso della mia minima esperienza questa domanda suona quasi formulata male, anche perchè si sta presupponendo un Omicida nascosto che cospira in modo più o meno trasparente contro il potere del popolo.

Invece, anche da una discussione interna, ci siamo resi conto, e mi sono reso conto che non si tratta di omicidio, ma bensì di suicidio. Perchè se proprio dobbiamo andare a trovare i responsabili di una democrazia malata terminale, basta guardarsi attorno, o anche semplicemente allo specchio. Infatti è l’idea di democrazia che ormai abbiamo radicata nella nostra società che gradualmente ci allontana dalla vera democrazia ideale, ovvero un modello in cui tutti i cittadini abbiano una rappresentanza adeguata che in qualche modo abbia voce in capitolo nelle decisioni dello stato.

Quindi, (forse vado un pò controcorrente da questo punto di vista) non bisogna guardare al Rosatellum 2.0 come la causa della morte della democrazia, ma come una conseguenza bella e buona, ovvero la sintesi finale di anni di politica che definire “fantozziani” sembra quasi un complimento. Fin dal primo giorno di militanza ci viene insegnato che per cambiare qualcosa bisogna instaurare un processo, e che i processi partono dal basso. Ebbene Se stiamo assistendo ad un funerale così plateale come il Rosatellum vuol dire che c’è stato un processo, ed è partito dal basso.

Basta fare due chiacchiere con la famiglia media italiana e ci si rende conto del forte sentore antipolitico che permea il tessuto sociale al giorno d’oggi. Sentore che ahimè viene trasmesso alle menti politicamente non schierate dei figli, che al giorno d’oggi soffrono di un radicato Nichilismo culturale e di opinione, restando volutamente indifferenti anche a momenti fondamentali quali il voto, oppure semplicemente il dibattito. Per citare un cantante (che purtroppo non ha avuto troppo successo) ci ritroviamo una classe di  “ventenni partoriti dal ventennio Berlusconi”,(me compreso) e che quindi hanno assistito solo e solamente questa politica “pirandelliana”.

Come si argina questo problema? Oppure, più nello specifico, come si riporta il giusto modello di democrazia nel tessuto macchiato dall’indifferenza? Ecco, dove la famiglia non riesce, o per un motivo o per un altro, a trasmettere i valori “Pilastri Portanti” della democrazia, deve necessariamente entrare in gioco la Scuola, che invece, come abbiamo visto, è troppo impegnata a svilupparsi come una grossa fabbrica per lavoratori e dirigenti.

Perchè la scuola non trasmette questi valori? Perchè si adatta a questo tessuto sociale marcio? Perchè ora lo scopo della scuola, non è più quello di formare dei cittadini consapevoli e formati, ma si comporta esattamente come un’azienda, la cui priorità è quella di rimanere in vita ed operativa, per quanto più a lungo possibile, e di obbedire ai ricatti del ministero che minacciano di tagliare le risorse vitali a tutti coloro che disobbediscono, in nome della buona scuola, quella vera però.

La democrazia sta morendo perchè non c’è più nessuno che sia disposto a difenderla, stendendo gradualmente uno strato di fertilizzante per un imminente governo autoritario. Però si può e si deve rimediare agli errori che abbiamo commesso, partendo dai ragazzi a cui verranno, un giorno, consegnate le chiavi del mondo. Partendo dalla scuola, insegnando ai ragazzi i veri valori della democrazia. Come? Semplice il miglior modo per apprendere è toccare con mano, sperimentare ed acquisire la “categoria” della democrazia per metterla in termini kantiani. Quindi Garantendo spazi autogestiti, quindi sperimentare i vari modelli di gestione democratica, ispirandosi magari ai modelli del passato, e scegliere i modelli democraticamente più efficaci.

Creando quanti più momenti di assemblea possibili, cosicché i ragazzi possano imparare a discutere tra di loro e sintetizzare una linea comune, organizzandosi per il bene di tutti. Perchè no, anche rivoluzionando l’alternanza scuola lavoro in chiave più democratica, dandola in gestione ad una commissione paritetica, istituita in ogni scuola , composta in egual numero da studenti e personale scolastico, in un momento in cui , per una volta, il preside non abbia il veto sulle decisioni (rivendicazione al 100% dell’unione degli studenti).

Riformando la didattica radicalmente, in termini più democratici, allontanandosi gradualmente  dal modello vecchio di lezione frontale, e sperimentare la didattica sulla base della discussione e del dibattito. Parliamoci chiaro, salvare la democrazia è possibile. Ma non basta lavorare ai piani alti, perchè al giorno d’oggi si è persa l’abitudine di reagire, di resistere, e di plasmare il mondo secondo i propri bisogni. Si è persa la consapevolezza del vero potere del popolo, e sta a noi riguadagnarla, ad ogni costo.

Fabio Tidili

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