Luci e ombre nella politica ambientale sarda

16 ottobre 2014
Inquinamento (1)
Stefano Deliperi

Segnali contraddittori e altalenante politica di gestione del territorio da parte dell’Amministrazione regionale Pigliaru. Proviamo ad andare con ordine. Da un lato, finalmente, ha provveduto alla revoca dello stravolgimento del piano paesaggistico regionale da parte della precedente Amministrazione Cappellacci, in prossimità della prima udienza, prevista per il 14 ottobre 2014, davanti al T.A.R. Sardegna (Sezione II) di discussione del ricorso in proposito dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, patrocinato dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa.

Infatti, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva inoltrato (febbraio 2014) in proposito ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ma (fine aprile 2014) la nuova Giunta Pigliaru ne aveva chiesto la riassunzione (art. 10, comma 1°, del D.P.R. n. 1199/1971 e s.m.i.) entro 60 giorni davanti al T.A.R. Sardegna. L’abbiamo fatto, nel giugno 2014.

Bisogna ricordare che l’annullamento in via di autotutela, con la deliberazione Giunta regionale n. 10/20 del 28 marzo 2014, della deliberazione n. 6/18 del 14 febbraio 2014 di approvazione definitiva dello stravolgimento del P.P.R., non era sufficiente per tutelare efficacemente coste e paesaggio, perché la deliberazione Giunta regionale n. 45/2 del 25 ottobre 2013 di prima adozione era parzialmente produttiva di effetti.1

Dopo le nette assicurazioni in campagna elettorale e il primo positivo atto, ora finalmente vi è stato l’integrale annullamento dell’operazione di stravolgimento del P.P.R. svolto dalla precedente Giunta Cappellacci. Ed è certamente un fatto positivo. Però non sono solo rose e fiori.

D’altro canto, la Giunta Pigliaru ha approvato il disegno di legge proposto dall’Assessore degli Enti Locali e Urbanistica Cristiano Erriu su “Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia”, testo normativo che – per vari aspetti – punta a render permanente la disciplina del pessimo piano per l’edilizia (legge regionale n. 4/2009 e s.m.i.) della precedente Amministrazione Cappellacci, oggi parzialmente sotto giudizio della Corte costituzionale. 

Un piano per l’edilizia che ha rappresentato tutt’altro rispetto a un autentico piano casa.

Bisogna ricordare che il vero e unico “piano casa” è stato  il piano straordinario di intervento dello Stato per realizzare edilizia residenziale pubblica su tutto il territorio italiano nell’immediato secondo dopoguerra, con i fondi gestiti da un’apposita organizzazione presso l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, la Gestione INA-Casa, in base alla legge n. 43/1949. Al termine (1963) saranno realizzati ben 355 mila appartamenti nei tanti quartieri “razionali” predisposti grazie anche al contributo di alcuni fra i più importanti architetti e urbanisti del tempo (da Carlo Aymonino a  Ettore Sottsass, da  Michele Valori a  Mario Ridolfi).

A chi è servito davvero il “piano per l’edilizia” in Sardegna?

Ai tantissimi casi di speculazione immobiliare lungo le coste, da Cala Girgolu (S. Teodoro) al Poetto (Cagliari), dalle tante ville – come quella di Silvio Berlusconi (Villa Certosa) e del leader dei Riformatori Sardi Massimo Fantola, per esempio – all’Hotel Romazzino (oggetto di procedimento penale) e alle altre strutture ricettive e alla ristrutturazione di 27 stazzidellaCosta Smeralda a due passi dalla battigia marina, nonché alle migliaia di strutture edilizie residenziali in aree alluvionali e a rischio idrogeologico, come nella piana e sul litorale di Capoterra (ben 538 istanze pervenute, tutte per ampliamenti di strutture residenziali, 93% nelle estesissime zone “C – completamento” dello strumento urbanistico vigente), così da virtuosamente accrescere il rischio per l’incolumità pubblica.

Il Consiglio regionale saprà modificare questa proposta normativa poco consona alle necessità di salvaguardia delle coste e della corretta gestione del territorio isolano?

1 Come si ricorderà, l’atto censurato è stato pubblicato sul B.U.R.A.S. lo scorso 31 ottobre 2013 e, ai sensi e per gli effetti degli art. 87, comma 2°, delle norme tecniche di attuazione del piano e art. 12, comma 3°, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i., le disposizioni del piano paesaggistico così stravolto spiegano già i loro effetti in via provvisoria, esecutività confermata dalla parte motìva della deliberazione ove si afferma testualmente che gli elaborati (del piano modificato, n.d.r.) …. sostituiscono gli elaborati approvati definitivamente con la deliberazione della Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006 tra i quali ultimi elaborati restano operanti, esclusivamente per le parti eventualmente non in contrasto con le nuove indicazioni e previsioni contenute nel Piano di cui alla presente deliberazione, la sezione I e la sezione II – parte prima – della relazione generale, quale documento che motiva e sintetizza le scelte operate dal PPR approvato con la citata deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006.

L’abbiamo detto e argomentato in sede di “osservazioni” all’adottato atto di stravolgimento del P.P.R. (21 novembre 2013), l’ha autorevolmente confermato il ricorso statale n. 1/2014 per conflitto di attribuzione (art. 127 cost.) davanti alla Corte costituzionale, l’abbiamo nuovamente sostenuto con la richiesta di annullamento/revoca in via di autotutela alla nuova Giunta Pigliaru (15 marzo 2014), l’abbiamo ampiamente motivato nel corso dell’incontro (10 aprile 2014) con l’Assessore degli EE.LL., Finanze, Urbanistica della Regione autonoma della Sardegna Cristiano Erriu e i suoi collaboratori.

 

 

 

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