No, senza se e senza ma, alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna!

1 agosto 2016
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Stefano Deliperi

Non c’è pace per il Mar di Sardegna e il Santuario dei Cetacei. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato in questi giorni (30 luglio 2016) un nuovo atto di intervento nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di indagine geofisica 2D – 3D nell’area dell’istanza di prospezione a mare “d.2 E.P.-TG” da parte della Società norvegese TGS-NOPEC Geophysical Company ASA, in una vastissima area del Mar di Sardegna ampia kmq. 20.922.

Infatti, con avviso al pubblico comparso sul quotidiano La Nuova Sardegna (edizione del 22 luglio 2016), la Società energetica ha reso noto il deposito di ulteriore documentazione tesa a supportare la propria istanza di ricerca petrolifera, dopo le richieste di integrazione del Ministero dell’Ambiente. In precedenza, all’avvìo della procedura di V.I.A., il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus era intervenuto con un analogo atto di “osservazioni” (2 febbraio 2015).

Sono stati coinvolti il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (titolare del procedimento), il Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna, il Parco nazionale dell’Asinara, il Parco naturale regionale di Porto Conte, l’Area marina protetta del Sinis – Mal di Ventre e tutti i Comuni rivieraschi (Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone).

Il progetto prevede una prima fase comprendente “una campagna di indagini geofisiche per l’acquisizione di dati di tipo 2D, seguita da una successiva campagna di acquisizione di dati 3D, da svolgersi in una seconda fase”. Secondo quanto dichiarato, “le linee di acquisizione 2D si estenderanno per una lunghezza complessiva di circa 7,818 km, mentre l’area dove verrebbero sviluppate le indagini geofisiche per l’acquisizione di dati 3D sarebbe stimata in 6.000 chilometri quadrati.

L’ampia area di mare interessata dal progetto (quasi 21 mila chilometri quadrati) è contigua al ben noto Santuario Pelagos, il Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo (A.S.P.I.M.), in base all’Accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001. L’attività di prospezione a mare generalmente consiste in “spari” di aria compressa (airgun) per un tracciato complessivo di migliaia di km. per un periodo di 10 settimane. I suddetti “spari” hanno una cadenza ravvicinata (uno ogni 5-15 secondi), con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini.

Al contrario di quanto sostenuto dal Soggetto proponente (“gli impatti ambientali … nel complesso non sono risultati né elevati né irreversibili”), come documentato scientificamente, il danno alle specie di Cetacei e di Tartarughe marine ben presenti nell’area marina interessata sarebbe devastante, sia sul piano uditivo che sotto il profilo dell’orientamento, come riportato dalla letteratura scientifica (vds. S. Mazzariol e altri, Sometimes Sperm Whales (Physeter macrocephalus) Cannot Find Their Way Back to the High Seas: A Multidisciplinary Study on a Mass Stranding, in Plos One, 2011). Altrettanto potrebbe ipotizzarsi per le specie ittiche, anche di interesse commerciale, con indubbi riflessi negativi sull’economia del settore della pesca.

Ricordiamo che per analoga istanza presentata dalla Schlumberger Italiana s.p.a. in relazione ad analogo progetto di prospezione a mare per la ricerca di idrocarburi nella stessa area marina (avverso il quale l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva presentato l’atto di intervento nel procedimento di V.I.A. con “osservazioni” del 24 giugno 2014), il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, ha provveduto a negare la compatibilità ambientale, con decreto n. 240 del 12 novembre 20151, concludendo negativamente anche la procedura di richiesta di titolo per ricerca ed estrazione idrocarburi.

Non c’è e non ci può esser spazio per simili progetti dal pesante impatto sull’ambiente e la fauna marina. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus mette a disposizione di chiunque lo richieda (comitati, associazioni, singoli cittadini) all’indirizzo di posta elettronica [email protected] un fac simile di atto di intervento nel procedimento di V.I.A. da completare e inviare entro il prossimo 22 settembre 2016.

Siamo stati ben 377 a intervenire nel procedimento di V.I.A. contro il progetto Schlumberger Italiana s.p.a. e abbiamo influito non poco sulle conclusioni negative del procedimento di V.I.A.: facciamolo anche adesso! Gli speculatori dell’energia devono esser respinti una volta per tutte dal santuario naturalistico del Mediterraneo: lasciate in pace Balene, Delfini, Tartarughe e ogni altro essere vivente del mare!

1 In precedenza la Commissione tecnica V.I.A./V.A.S. aveva emesso l’articolato parere negativo n. 1650 del 7 novembre 2014
Nell’immagine: Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

1 Commento a “No, senza se e senza ma, alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna!”

  1. Elena Sini scrive:

    La Sardegna ha una superficie di 24.100 kmq e una società norvegese propone una prospezione sul Mare di Sardegna su un’area di 21.000 kmq!
    Una vera violenza, un orrore!
    Da parte mia la massima campagna informativa per contribuire con voi a creare nei sardi la consapevolezza delle forze speculative che continuano ad agitarsi nei nostri territori.
    Adiosu, Elena Sini

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