I Sindacati abbassano i toni sui problemi reali della Sanità in Sardegna

10 febbraio 2018
[Claudia Zuncheddu]

Oggi la stampa scrive: “Entro i prossimi 5 anni andranno in pensione circa 45 mila medici, entro i prossimi dieci anni oltre 80 mila. Ergo: 14 milioni di cittadini rischiano di rimanere senza medico di Base e gli ospedali avranno sempre meno camici bianchi …A mancare nelle corsie saranno a breve soprattutto pediatri, chirurghi, cardiologi, ginecologi…”

Lo dichiara la FIMMG, la Federazione Italiana dei Medici di Base. Ma bisogna andare oltre le rivendicazioni di facciata. C’è da chiedersi il perché in Italia, Sardegna compresa, necessitino di 3000 neolaureati all’anno mentre se ne formano solo 900, il perché 20-25 mila giovani professionisti siano disoccupati, il perché 8 mila medici siano precari, mentre in 90 mila lavorino con i privati.

Al di là del sensazionalismo dei numeri, il fenomeno richiede una interpretazione politica adeguata e per essere compreso va letto nella logica della Privatizzazione del Sistema Sanitario Pubblico e che da tempo denunciamo con preoccupazione. Tutto è frutto di un progetto ampio, ragionato e coerente con gli interessi dei poteri finanziari internazionali, di cui il Ministero della Salute italiano e l’Assessorato della Regione Autonoma Sarda sono “zelanti esecutori”.

La lettura è semplice, se l’assistenza sanitaria deve essere garantita a tutti i cittadini, occorreranno più medici, se invece è rivolta solamente ad una élite di privilegiati e cioè a quelli che possono pagare i pacchetti alle lobby delle Assicurazioni, non è più necessario formare tanti medici e ancor meno tenere attivi ospedali pubblici. E’ in questo triste contesto che rientrano i tagli dei servizi, la riduzione del personale sanitario, la chiusura di interi reparti ed interi ospedali.

In Sardegna la situazione della Sanità è particolarmente drammatica per le tante ragioni che da anni denunciamo. La stessa selettività dei test di ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, in Sardegna blocca la formazione di professionisti sardi e privilegia l’ingresso nelle nostre facoltà di giovani provenienti da altre regioni d’Italia. Ma per uno strano sortilegio da noi a danno segue danno. Nelle facoltà di Medicina in Sardegna si profila la chiusura di Scuole di specializzazione assai qualificate, sommando al nostro impoverimento economico e sociale anche quello culturale.

Con la privatizzazione del Sistema Sanitario Pubblico, per i pochi sardi privilegiati, che potranno pagare, Medici e Specialisti vari verranno importati d’oltre Tirreno. I Sindacati, compresi quelli dei Medici, abbassano i toni sui problemi reali del dramma sociale della situazione della Sanità in Sardegna, in quanto non vanno oltre sterili rivendicazioni spesso per non scontrarsi con le segreterie dei partiti politici complici e artefici di questo disegno.

(Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica)

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