Se vuoi la pace preparala

1 Aprile 2020

Foto Claudio Furlan – LaPresse

[Franco Meloni]

La drammatica situazione che in Italia e in tutto il pianeta stiamo vivendo a causa del coronavirus  conferma la necessità – già evidente in materia di aggressioni all’ambiente, ma resa ancor più visibile e urgente dal terribile bilancio quotidiano dei morti e dei contagiati – di una Costituzione della Terra che preveda garanzie e istituzioni all’altezza delle sfide globali e a tutela della vita di tutti. Pubblichiamo un contributo del direttore di Aladinpensiero, Franco Meloni..

Nel lontano 1964 frequentavo la terza media quando il professore di lettere ci fece studiare l’elegia per la Pace del poeta latino Tibullo (1). Ci disse che il regime fascista – notoriamente guerrafondaio, come tutti i regimi autoritari – aveva vietato lo studio di Tibullo e di altri autori latini per le loro opere in cui veniva lodata la Pace e stigmatizzato l’uso delle armi. Non so se il professore all’epoca si accorse che ben prima dei poeti latini il profeta Isaia nella Bibbia predicava: “trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra” (2).

Di cosa aveva paura il regime? Sicuramente che le argomentazioni di questi Autori risultassero più convincenti della propaganda fascista sulla bontà della guerra e pertanto ne indebolissero la perniciosa credibilità. Ma oggi, che molti di quei regimi sono rovinosamente caduti anche se altri ne sono sorti, la guerra è tuttora drammaticamente presente negli scenari internazionali: “una terza guerra mondiale a pezzetti”, come l’ha definita Papa Francesco. E allora: che fare?

La tesi virtuosa che salta fuori dai riferimenti biblici e letterari – e che è stata ripresa da altri pensatori più vicini a noi (3) – è che la guerra può essere bandita dalla faccia della Terra e conseguentemente sostituita dalle “intese” e dalla diplomazia, come strumenti per dirimere le controversie internazionali, come peraltro è scritto nella nostra Costituzione (art. 11). Occorre battersi più e meglio di quanto già si faccia. Ai diversi movimenti per la Pace si unisce oggi quello della “Scuola per la Costituente della Terra”, promossa da un folto gruppo di intellettuali, primi tra essi Raniero La Valle e Luigi Ferrajoli, che ha preso il via lo scorso 21 febbraio. Nei documenti programmatici si sostiene che “la guerra non era in natura: per farla, bisognava prima impararla. Senonché noi l’abbiamo imparata così bene che per prima cosa dovremmo disimpararla, e a questo la scuola dovrebbe addestrarci, a disimparare l’arte della guerra, per imparare invece l’arte di custodire il mondo e fare la pace”. Non c’è che dire: un progetto ambizioso, ma non impossibile! Ed è solo uno dei punti qualificanti della proposta complessiva della Scuola che, volendo portare tutto a sintesi, si basa su un concetto semplice quanto di valenza utopica, almeno allo stato: l’umanità costituisce un popolo che può darsi una Costituzione che ne garantisca i diritti fondamentali. Tutto ciò senza ignorare gli istituti esistenti: “la nostra ipotesi di Costituzione della Terra intende prendere sul serio le tante Carte dei diritti esistenti, che sono diritto vigente ancorché ineffettivo, introducendo una prima innovazione rispetto alle Costituzioni statali, alla Carta dell’Onu e alle tante Carte internazionali dei diritti umani. Diversamente da queste Carte essa dovrà prevedere e includere nel testo costituzionale non soltanto le tradizionali funzioni legislative, esecutive e giudiziarie, ma anche le funzioni e le istituzioni di garanzia primaria dei diritti e dei beni fondamentali”

La proposta di “Costituente della Terra” ha trovato accoglienza anche in Sardegna. Infatti a Cagliari si è costituito un “gruppo territoriale sardo”che sosterrà le iniziative della Scuola e s’impegnerà anche sulle connesse tematiche peculiari della nostra regione.
Il gruppo sardo ha già avviato intese di collaborazione con la “Scuola di formazione Don Tonino Bello” di Villacidro e con la “Scuola di Cultura politica Francesco Cocco” di Cagliari. Tutte le informazioni sul sito web http://www.costituenteterra.it

 

———————

(1) Albio Tibullo “Quis fuit horrendos primus qui protulit enses?/Quam ferus et vere ferreus ille fuit!// Tum caedes hominum generi, tum proelia nata,/tum brevior dirae mortis aperta via est.// An nihil ille miser meruit; nos ad mala nostra/vertimus, in saevas quod dedit ille feras?//Divitis hoc vitium est auri, nec bella fuerunt,/faginus adstabat cum scyphus ante dapes” (I, 10, 1-8), Chi per primo ha tirato fuori le orrende spade? Oh quanto feroce e davvero ferreo fu quello! Allora la strage nacque per il genere umano, allora la guerra, allora più breve si è aperta la via della morte tremenda. Oppure quel disgraziato non ebbe colpa; ma noi volgemmo a nostro danno quello che egli ci diede contro le belve feroci?

(2) LIBRO DEL PROFETA ISAIA – 2
(…)
4 Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
——————————————-
(3) Nota nella nota. […] [5] “Gli eserciti permanenti (mi­les perpetuus) devono col tempo interamente scompa­rire. E ciò perché minacciano inces­santemente gli altri Stati con la guerra, dovendo sempre mostrar­si armati a tale sco­po, ed ecci­tano gli altri Stati a gareggiare con loro in quantità di arma­menti in una corsa senza fine: e sic­come per le spese a ciò oc­correnti la pace diventa da ultimo an­cor più oppressiva che non una guerra di bre­ve durata, così tali eserciti permanenti diven­tano essi stessi la causa di guerre ag­gressive, per liberar­si da questo peso. A ciò si aggiunga che assoldare uomini per uccidere e per farli uccide­re è, a quel che sembra, fare uso di uomini come di semplici mac­chine e di stru­menti nelle mani di un altro (dello Stato), il che non può conciliarsi col diritto del­l’umanità nella propria perso­na” (I.Kant, Per la pace perpetua, cit., p. 285). “Quale diritto ha lo Stato”, si chiede infatti Kant, “di servir­si dei suoi pro­pri sudditi per muover guer­ra ad altri Stati, di impiegare e di met­tere così in gioco i loro beni e anzi la loro vita stes­sa?… Questo diritto sembra potersi dimostrare facilmente, derivandolo cioè dal diritto di poter fare del suo (della sua proprietà) tutto ciò che si vuole”, cioè dal­l’assurda pretesa del sovrano di ridurre il cittadino a una “sua proprietà inconte­stabile… Come dun­que si può dire delle piante (per esempio del­le patate) e de­gli animali domestici che essi… si possono ado­perare, con­sumare e distrug­gere, così sem­bra che si possa attri­buire al po­tere su­pre­mo dello Stato… il diritto di condurre i suoi sud­diti alla guerra come alla caccia, al combat­timento come a una partita di piacere… Ma questo principio di diritto (che probabilmente si presenta oscuramente alla mente del monarca) vale invero certamente e relativamente agli animali, che possono essere una proprietà dell’uomo, ma non si applica assoluta­mente all’uo­mo, princi­pal­mente come cit­tadino, il quale deve sem­pre essere consi­derato come un membro del potere legisla­tivo (come colui che non è sol­tanto un mezzo, ma anche nello stesso tempo un fine in sé)” (I. Kant, Principi metafisici della dottrina del diritto, cit., pp. 535‑537).

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI