Colonialismo, auto colonizzazione e autodeterminazione

7 Gennaio 2023

[Vincenzo Monaco]

L’identità dei sardi è vissuta da secoli con dignità, con compattezza etnica e valorizzazione delle tradizioni storiche sia pur in differenze urbane e territoriali. Più sono grandi le città e più sembra ridursi la riconoscibilità dell’identità locale.

L’uso della lingua sarda meno diffusa, poco insegnata e utilizzata nei  più popolati aggregati urbani rispetto ai piccoli comuni e paesi delle zone interne. Eppure, la riproposizione annuale di riti e manifestazioni centenarie è vissuta con una profonda passione nelle grandi e medie città, sentite e vissute con una valenza anche attrattiva e turistica. Pensiamo alle nostre grandi feste distribuite durante l’anno preparate con rispetto e determinazione dalle amministrazioni, da proloco, dalle associazioni, corporazioni di arti e mestieri antichi e moderni.

Un’autodeterminazione che ha una possibilità inespressa di valorizzazione e di opportunità per nuovo lavoro con metodi di recupero dei valori dell’identità sarda. Norme regionali, statali ed europee sostengono la valorizzazione della lingua e della cultura sarda, ma il rischio di un possibile indebolimento del sardo parlato e scritto nelle varianti territoriali e storiche, è reale.

L’immenso patrimonio di memoria e uso della lingua sarda parlata soprattutto dagli anziani e dai loro figli rischia di perdersi con le nuove generazioni che in famiglia e nei loro ambienti non utilizzano la nostra lingua. Encomiabili e preziose iniziative in alcuni scuole materne e primarie della Sardegna, sono sperimentazioni culturali che dimostrano un’efficacia nell’insegnamento della lingua ai bambini. L’utilizzazione di questo diritto istituzionalmente riconosciuto non è diffusa a sufficienza per evitare la perdita con le prossime generazioni.

La lingua sarda è in pericolo ha dichiarato Pier Sandro Pillonca in una trasmissione radiofonica e ha ragione. E’ necessario a questo punto prendere consapevolezza collettiva e costruire una reazione da considerare come una “autodeterminazione progettuale”. Nulla di rivoluzionario. Saranno loro a far evolvere questi valori culturali nelle scuole, nella vita e nella società. Acquisiranno nel tempo una coscienza globale ma nel frattempo saranno difensori e portatori della cultura locale. Come ipotizzare e realizzare questo progetto etnico e umano?

Facendo incontrare i bambini con gli anziani nei luoghi in cui vivono, con gli artisti sardi e la loro arte specifica, con gli artigiani in qualsiasi spazio naturale o strutturale adatto a disposizione, con la cultura identitaria regionale e locale nei modi più adatti. Il trasferimento dei vissuti e delle conoscenze dovrà assumere la forma di una favola, di un racconto, di un gioco. Servirà ai bambini per appassionarsi e scoprirsi ma anche agli adulti per scoprirne il loro valore umano e culturale e avere nuovi stimoli artistici ed auto educativi profondi. La presenza delle famiglie e degli insegnanti saranno garanzia di sicurezza e dimostrazione affettiva e di completamento delle scoperte reciproche.

In termini sociali e politici i responsabili educatori e istituzionali scopriranno e capiranno un nuovo spazio d’intervento e un adeguamento delle scelte e delle decisioni ad un valore non completamente considerato sino ad ora. Si potrà partire con una sperimentazione in specifiche località comunali in ambiti provinciali e locali diversi, scelti con intelligenza per poi ampliare la sperimentazione in ogni territorio disponibile. I report di riuscita dovranno essere analizzati e sostenuti in basse ai risultati preventivati e programmati al fine di migliorare gli effetti pratici delle iniziative tenendone conto nelle fasi successive.  

Nel frattempo la ricerca storica e il lavoro degli studiosi impegnati in un’onesta ricerca ed affermazione della verità storica, avviando un nuovo confronto a tutti i livelli locali ed internazionali, reinterpretando tutti gli elementi a disposizione, compresi quelli giacenti nei depositi provvisori. Questa verità dopo un quinquennio progettuale e di sperimentazione con le istituzioni competenti sarà a disposizione del mondo della scuola e dell’università per diventare la nuova storiografia ufficiale, base della riscoperta verità culturale da affidare alle nuove generazioni e al mondo della cultura.

I risultati della formazione dei bambini diventerà un patrimonio collettivo da esporre in nuovi musei delle “arti dei bambini “, diffusi in pubblicazioni contenenti le migliori opere prodotte. La conservazione delle opere immateriali saranno regolarmente diffuse e valorizzate nelle forme più efficaci per essere cosciute. La rete collegherà i progetti di sperimentazione permettendone l’arricchimento conoscitivo e l’implementazione dei suoi effetti. Gli anziani, veri maestri di vita, dovranno trarre vantaggio dell’esperienza di trasmissione per la lingua sarda e la memoria con un riconoscimento anche finanziario, utile per integrare pensioni

Questo progetto sperimentale deve avere una valenza promozionale e diffusa nella sua conoscenza diventare volano di attrazione culturale e metodologia nel coinvolgimento di visitatori stranieri e dei loro bambini. Arrivare a esportare il nostro patrimonio linguistico e storico, potrà accrescere il valore attrattivo della nostra isola e della sua cultura, delle sue genti e del loro habitat mostrato in modo creativo e più approfondito, facendo diventare brevi periodi di permanenza in intensi momenti di confronto umano e di nuova scoperta di una terra visitata con occhi diversi.

Il plurilinguismo sardo, italiano e nelle lingue straniere capaci di trasferire significati e comprensioni delle parole e delle didascalie, permetterà alla nostra lingua di diventare di livello internazionale scoprendone il suo valore di una diversità ricca e disponibile. Fondamentale diventa a questo punto la riconversione e bonifica di aree industriali dismesse e decadenti in spazi che possono diventare anche museali tematici ed espositivi del patrimonio artistico e culturale e tra questi, delle opere dei bambini. Modelli di riqualificazione avvenuti in ex aree industriali in tutta l’Europa ne sono conferma di possibilità.

Facilitare una nuova mobilità tramite la realizzazione di reti viarie e ferroviarie che permettano minori tempi di percorrenza delle tratte che collegano i vari centri della Sardegna tramite linee ferroviarie sospese nei due sensi da affiancare alle strade statali e provinciali che collegano le città e i piccoli centri anche montani, gli aeroporti e i porti, con una struttura di trasporto pubblico ecosostenibile, veloce e sostitutivo all’obbligatorio uso delle auto garantendo una consistente riduzione della Co2.

Anche la ricettività deve essere ripensata con un processo di comproprietà internazionale, con il coinvolgimento dei turisti storici nelle ristrutturazioni e nel beneficio di convivenza per brevi periodi del turismo tutto l’anno. Vivere la Sardegna può diventare il nuovo invito per una riscoperta della nostra meravigliosa isola.  

I bambini e gli anziani promotori. Con la riscoperta dell’arte, dell’artigianato artistico, del piccolo e bello, è vitale la creazione di una nuova generazione imprenditoriale innovativa, tecnologica con equilibrio, capace di ampliare un tessuto produttivo e commerciale oramai invecchiato. Il ruolo della Regione deve aprire nuovi orizzonti capaci di superare un sistema che si è avvolto su se stesso. Quanti processi virtuosi può sviluppare la valorizzazione generazionale. 

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