Exma di Cagliari, il ruolo dei privati e la tutela dei lavoratori. Intervista al sindacalista della Cgil Nicola Cabras
5 Giugno 2026
[Valter Canavese]
L’Exma, punto di cultura, musica e arte, dal primo giugno è passato di mano. Il Comune di Cagliari ha demandato la conduzione ad un trio di soggetti privati, mantenendo una guida attraverso lo strumento del Partenariato Speciale Pubblico-Privato. Abbiamo chiesto di valutare questi avvenimenti al Segretario Generale della Funzione Pubblica della Cgil di Cagliari Nicola Cabras, che da anni sostiene le battaglie di questi lavoratori.
Il Comune di Cagliari ha deciso, per la gestione del Centro d’Arte e Cultura Exma, di affidarsi allo strumento del Partenariato Speciale Pubblico Privato. Qual è la sua valutazione?
Una valutazione di netta contrarietà. È una linea che peraltro si pone in continuità con l’indirizzo della giunta Truzzu. Già allora sostenevamo che demandare a soggetti privati temi e spazi legati alla cultura rappresenti un potenziale rischio: quello di subordinare il bene comune a logiche di profitto che si dimostrano poco conciliabili con la funzione sociale della cultura.
La delibera sul partenariato speciale ha come base tecnica lo studio della fondazione Fitzcarraldo. Avete avuto modo di esaminarla?
Noi abbiamo letto ciò che è stato pubblicato sul sito, sappiamo che quel progetto è stato oggetto di una ulteriore analisi che ha prodotto delle variazioni che, però, non ci sono state sottoposte.
Non avete quindi potuto esaminare il progetto finale?
Nessuno ci ha informato o coinvolto formalmente. Noi seguiamo la questione dei centri culturali del sistema Cagliari da tanto tempo. Non possiamo dimenticare la crisi che ha investito l’Exma, ed è quello il momento in cui abbiamo investito la maggiore pressione sindacale nella vertenza e abbiamo maturato l’idea che fosse necessario, già con la giunta Truzzu, un cambio di paradigma nella gestione dei centri culturali: per noi la strada da percorrere era provare a costruire una fondazione a controllo pubblico, o un’azienda speciale. Quello che si è verificato all’Exma in passato, ma anche in altri centri collegati come il Ghetto, ha sancito una crisi nella gestione dei centri culturali. Il problema è che, anziché risolverla in modo strutturale, la si è sostanzialmente scaricata sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Si è consumato un sostanziale ricatto e alla fine, per non perdere il posto di lavoro, al personale è stato imposto di rinunciare a quote di salario e riconoscimenti professionali, ma doveva essere una situazione momentanea. Se quei servizi pubblici sono rimasti in piedi è grazie al senso di responsabilità di lavoratrici e lavoratori e organizzazioni sindacali ma va detto che quel sacrificio è stato fatto anche perché sul piatto c’era la promessa di recuperare ciò che era stato ceduto. L’aspettativa, condivisa anche con l’amministrazione, era che nel tempo avremmo contrattato condizioni economicamente e normativamente più vantaggiose. Se da una parte abbiamo ottenuto il risultato normativo, ovvero l’applicazione del contratto collettivo nazionale Federculture, dall’altra continuiamo a rivendicare ciò che è stato perso.
Perché la precedente Giunta ha rifiutato la vostra proposta?
In realtà, non ci è mai stata smontata con argomenti di merito la nostra proposta. Per noi lo strumento della fondazione rappresentava una garanzia in più, sia sul fronte occupazionale che su quello gestionale. Complessivamente e politicamente consideriamo il partenariato pubblico-privato un arretramento della funzione pubblica, perché con il partenariato dai via libera alla coprogettazione con il privato piuttosto che potenziare quella funzione all’interno del Comune attraverso assunzioni pubbliche. Invece, l’amministrazione Truzzu ha giudicato positivamente il nuovo strumento del partenariato: spingevano per avvalersene, reputando l’intervento dei privati come un giusto propulsore. La giunta Zedda, purtroppo, è andata in continuità: non ha voluto discutere di fondazione ma ha scelto il partenariato che aveva già attivato la precedente amministrazione.
Anche qui senza dare grosse spiegazioni sul no alla fondazione?
Posso ipotizzare che in parte non si volesse cancellare il percorso individuato dalla giunta Truzzu per non interrompere la continuità amministrativa ma, fondamentalmente, credo ci sia il pregiudizio per il quale una fondazione, o un’azienda speciale pubblica, non sia rispondente a un mercato più dinamico. La motivazione ufficiale non è però mai stata esplicitata.
Se non ci fosse stata questa nuova figura di partenariato speciale, quale poteva essere la soluzione?
Noi abbiamo ipotizzato anche un altro scenario: se non volete avvalervi dello strumento della fondazione, allora costruite una rete culturale che, sulla base di un accordo tra amministrazione, imprese e sindacati, porti a un meccanismo per il quale, se c’è un momento di crisi in un centro culturale i lavoratori vengono momentaneamente spostati in un altro spazio culturale, senza generare shock. Sarebbe un vanto per l’amministrazione fare un accordo che metta al centro il lavoro, così come per le imprese che potrebbero ottenere delle premialità. Per il sindacato significherebbe restituire valore a un lavoro che si vuole relegare in un contesto di precarietà, facendo dumping contrattuale, con salari inadeguati e part time imposti: ci chiediamo davvero come mai l’amministrazione non si renda disponibile ad affrontare una discussione in questa direzione.
Che valutazione date della tipologia di contratto che viene applicato?
Nel progetto che è stato presentato non applicano il contratto Federculture, ma un altro, oggettivamente molto penalizzante per lavoratrici e lavoratori: Teatri e affini. Oltretutto, lo strumento del partenariato non include la clausola sociale, quindi ci si trova sempre davanti alla messa in discussione della continuità lavorativa e salariale. Certo, nel caso specifico dei lavoratori dell’Exma siamo riusciti a salvaguardarli – sono stati impiegati alle stesse condizioni contrattuali, nella sala SEARCH, fuori dal partenariato – ma il problema è che stanno costruendo un sistema nel quale sarà difficile preservare la stessa continuità e salvaguardare diritti e tutele a tutti. Noi continuiamo a opporci a questa logica. La situazione è preoccupante. Sulla pelle dei lavoratori c’è una ferita aperta che si è rimarginata solo in parte. Noi auspichiamo, per il bene della città e dei lavoratori e delle lavoratrici, che le cose vadano meglio rispetto al passato.







