L’OVRA in Sardegna e lo spionaggio al femminile
28 Luglio 2026
[Marco Sini]
Il libro del professor Alberto Vacca “La tela del Ragno, L’OVRA in Sardegna (1937-1943) pag.368. Condaghes, uscito nel 2011, è sicuramente il testo che più di altri riassume e descrive, anche in dettaglio, le azioni di vigilanza e repressione nei confronti degli antifascisti sardi, singoli e associati, poste in essere dall’OVRA in Sardegna, dalla sua istituzione come VI ZONA dal 2 luglio del 1937 sotto la direzione di Dino Fabris fino al 1 agosto del 1943 allorché viene trasformata in Ispettorato Speciale di Polizia per la Sardegna , sempre sotto la direzione di Fabris fino al 4 aprile del 1944.
Il libro contiene gli elenchi dei “fiduciari” (le spie) dell’OVRA, la loro dislocazione territoriale nelle città e paesi della Sardegna, la contabilità su emolumenti e pagamenti e, naturalmente le singole storie di vigilanza e di repressione.
I fiduciari sono complessivamente 154 di cui 6 sono donne.
In una delle prime lettere indirizza al Capo della Polizia Arturo Bocchini, Fabris traccia un quadro della “rete fiduciaria” da lui organizzata dalla fine di luglio del 1937 facendo riferimento specifico ad alcuni nominativi.
Riferisce che una delle fiduciarie di Cagliari è Myrta Mannucci, quarantenne nata a Livorno, figlia di Amleto, un vecchio antiquario antifascista e lussiano.
Fabris aggiunge che Myrta è titolare e gerente del negozio di antiquariato di suo padre. Nel libro, il Prof. Vacca riporta tutta la fitta corrispondenza che intercorre tra Fabris e il Capo della polizia Bocchini. In sintesi, si evince che Myrta Mannucci riferisce a Fabris che in casa di suo padre alla sera si riuniscono intellettuali cagliaritani antifascisti e lussiani che sarebbero in contatto con Lussu. Myrta fa diversi nomi e cognomi, e si tratta di persone reali in carne ed ossa, compresa una baronessa.
Tutte persone che effettivamente si vedono nella casa di Amleto Mannucci che è attigua al negozio, e Myrta riferisce che nei loro conversari ipotizzano che Lussu possa tornare in Sardegna quanto prima.
La stessa Myrta a questi dice che lei aveva avuto un “storia” con Lussu e consegna a una di queste signore un suo biglietto da far recapitare a Lussu tramite qualche emissario (l’On. Corsi) per chiedergli proprio se ha intenzione di tornare in Sardegna e se sì quando con un saluto “Affettuosamente Myrta”.
Per farla breve Fabris dopo un bel po’ di tempo capisce che non può più fare affidamento su Myrta Mannucci perché è molto indeterminata e le sue confidenze sono generiche, forse non veritiere e comunque non producono i risultati concreti sperati. Perciò incomincia a ritenere che Myrta Mannucci si sia offerta di fare la fiduciaria unicamente per ottenere il rinnovo della licenza per l’attività del negozio che nel frattempo era scaduta.
Fu così che alla fine Fabris dato che ormai da molti mesi Myrta non si faceva più sentire, a metà del 1939 in una lettera a Bocchini scrive di averla cancellata dall’elenco dei fiduciari e che avrebbe già contattato il padre di lei Amleto per fargli prendere il suo posto come “fiduciario”, cosa che però non avvenne.
Chissà, si chiede Alberto Vacca, se il dr. Fabris abbia mai saputo che tra Myrta e Emilio Lussu non poteva esserci stata alcuna storia dato che i Mannocci, padre e figlia, vennero in Sardegna a Cagliari da Livorno solo nel 1929 quando Lussu era ancora a Lipari al confino. Di questo caso specifico riguardante Myrta Mannocci e da altri casi Alberto Vacca individua e valuta diverse collaborazioni finte e anche il fatto che la comparsa di determinati nomi negli elenchi erano solo indicativi di persone che dovevano essere avvicinate o che sono state anche avvicinate per collaborare in attività di spionaggio senza che tale collaborazione sia mai stata realmente attivata.









28 Luglio 2026 alle 18:40
Una storia de l’Ovra in Sardegna che vale la pena leggere e conoscere