Stop ai 30 milioni per gli aeroporti: l’occasione per ripartire da trasparenza e coinvolgimento
13 Agosto 2026
[Roberto Mirasola]
La decisione da parte della Giunta, a poche settimane dalla scadenza del term sheet, di far slittare al 2027 l’utilizzo dei trenta milioni destinati all’operazione aeroporti, pone diversi interrogativi. Ci si domanda cosa non sia andato per il verso giusto, cosa in definitiva non abbia funzionato o cosa si sia sottovalutato e sbagliato.
Quando fu presentata l’idea della nascita di una rete aeroportuale sarda caratterizzata dal riconoscimento ministeriale, l’iniziativa ci era sembrata un’opportunità da perseguire. Chiaramente ci si trovava in una fase iniziale e bisognava prestare la dovuta attenzione ai passaggi che avrebbero condotto l’operazione a buon fine, a partire dall’obbligatorio e fondamentale parere della Corte dei conti.
Purtroppo, così non è stato: non vi è stato il necessario coinvolgimento dei portatori d’interesse, dei partiti della stessa maggioranza e, soprattutto, non si è mai aperto un dibattito nel Consiglio Regionale. I primi dubbi sono sorti quando, in una delibera poi impugnata tramite ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, la Giunta si riservava, in caso di parere contrario della Corte dei conti, di procedere comunque motivando le proprie ragioni.
Questo passaggio va collegato a quanto dichiarato dall’Ing. Maurizio De Pascale durante il dibattito nel Consiglio Comunale di Cagliari, quando ha richiamato l’attenzione su un’importante distinzione tra pareri “obbligatori e vincolanti” e “obbligatori ma non vincolanti”, citando proprio la Corte dei conti come esempio. Come a dire: comunque vada, si va avanti. In quell’assemblea è emersa una chiara divergenza di strategia tra la Camera di Commercio e la RAS.
Se l’assessora Barbara Manca parlava di un asse comune tra CCIAA e RAS, De Pascale evidenziava come per la Camera di Commercio l’unico aspetto rilevante fosse l’ingresso in Ligantia. Nel sistema di controllo societario la parte pubblica si divideva: pur essendo la Camera di Commercio un ente pubblico, il suo Presidente lasciava trasparire un’impostazione aziendalistica ben lontana da una visione d’insieme pubblica.
Un’ulteriore perplessità derivava dall’incertezza sui criteri adottati per la valutazione delle quote nella fusione: in base a quale parametro venivano ripartite? Per questo avevamo suggerito che la perizia di stima del capitale venisse affidata a un esperto terzo nominato dal Tribunale. Probabilmente questa preoccupazione è stata recepita, spingendo i decisori a interrogarsi e a comprendere che proseguire avrebbe portato a errori evitabili. A ciò si è aggiunta una nuova preoccupazione con la nomina del nuovo AD Riccardo Maria Kustermann, figura espressa da Ligantia.
Da lì a poco si è verificata la rottura degli accordi sulle rivendicazioni economiche dei lavoratori, in particolare per il mancato rispetto del verbale d’intesa siglato il 9 giugno 2026 dopo mesi di trattative. Un approccio che ha quasi prefigurato un nuovo modello di gestione delle relazioni industriali nei confronti dei sindacati, i quali proprio in quei giorni esprimevano forti perplessità sull’intera operazione aeroporti.
Ora, la scelta della Giunta di far slittare al 2027 i trenta milioni garantirà il tempo necessario per riflettere sul da farsi, fermo restando che non si potrà prescindere dal nuovo Piano Nazionale Aeroporti. Confidiamo in un’evoluzione positiva della strategia politica, orientata a una maggiore trasparenza e al pieno coinvolgimento di tutti gli stakeholder.







