Sulle tradizioni equestri due pesi e due misure tra Sardegna e Italia
19 Agosto 2026
[red]
L’incidente che, a Palio appena concluso, ha coinvolto ieri Giovanni Atzeni “Tittia” e Anda e Bola per il movimento indipendentista A innantis! mostra tutta l’ipocrisia con cui in Italia vengono trattate le grandi tradizioni equestri. Pubblichiamo la loro nota stampa.
In Sardegna norme burocratiche e securitarie sempre più rigide stanno mettendo a rischio palii, pariglie e manifestazioni a cavallo, comprese quelle più antiche e radicate nelle comunità. Altrove, invece, vengono accettate come parte integrante della tradizione persino pratiche evidentemente rischiose, come la rituale invasione dell’anello di Piazza del Campo subito dopo la conclusione del Palio: proprio quella che oggi ha provocato il grave incidente che ha coinvolto Tittia e Anda e Bola.
A innantis! nutre profonda ammirazione e rispetto per il Palio di Siena, straordinaria espressione di cultura popolare equestre e, peraltro, vetrina dell’eccellenza natzionale sarda nell’arte del cavallo — una presenza che la televisione italiana continua quasi sempre a estromettere dal racconto.
Il problema non è Siena. Il problema, evidentemente, è la disparità di trattamento.
Il Decreto dal ministro della destra, Abodi, e il sistema di norme che lo accompagna non hanno impedito al Palio di Siena di continuare a svolgersi secondo le sue forme storiche, pur introducendo nuove prescrizioni. In Sardegna, invece, quello stesso quadro normativo ha rischiato di stravolgere la Sartiglia, salvata soltanto attraverso una complessa procedura di riconoscimento del percorso, e sta creando difficoltà enormi a tante altre manifestazioni equestri tradizionali, magari più piccole e meno conosciute, ma portatrici di storie profonde e di un patrimonio culturale altrettanto degno di tutela.
Sono proprio quelle tradizioni diffuse, quei piccoli palii, quelle pariglie, quelle corse e quelle comunità a produrre e mantenere viva una cultura equestre millenaria come quella sarda. Una cultura dalla quale, peraltro, provengono anche la gran parte dei cavalli e dei campioni sardi che trionfano a Siena.
A innantis! sta dalla parte di tutti coloro che in Sardegna, da generazioni, portano avanti con serietà, competenza e dedizione la nostra tradizione equestre e chiedono semplicemente di poter continuare a farlo in sicurezza, senza che la sicurezza diventi il pretesto per cancellare la tradizione.
Perché tenere vive queste manifestazioni significa tenere vive le comunità: i loro legami, i loro rituali, la loro fede, la loro economia, la loro arte.
Per questo serve che tutte le associazioni e le comunità che stanno soffrendo questa condizione si facciano sentire. Noi di A innantis! siamo pronti a far valere le loro istanze.
Al contempo è fondamentale che ci si renda conto che i partiti italiani in Sardegna, che si riempiono la bocca di tradizione e identità, in realtà non hanno alcun interesse a tener testa a queste e altre ingiustizie e disparità di trattamento fra Sardegna e Italia. Solo una presa di posizione politica popolare a favore dell’autodeterminazione del popolo sardo può portare a delle leggi capaci di far vivere le nostre tradizioni e la nostra cultura.







