Caro Red, sul Nobel ai bambini di Gaza ho cambiato idea

20 Agosto 2026

[Gianni Loy]

Caro Red, quando, la settimana scorsa, hai rilanciato sul giornale la proposta di candidare al premio Nobel i bambini di Gaza, l’ho condivisa, anche se, per la verità, non l’ho diffusa.

Non riuscivo a immaginare alcuna razionale obiezione, quindi non avevo, – e in principio continuo a non avere – “niente in contrario”. Ma non mi ha scaldato l’animo, intendendola come qualcosa di scontato, quasi ovvia, e capace di tacitare qualsiasi opinione in contrario. I bambini, ahinoi, anzi, ahi-loro, continuano rappresentare l’elemento simbolico più appariscente e crudele dell’inumanità di tutte le guerre, di tutti i genocidi. Ovvero: sì, mettiamo la nostra firma anche su questo ennesimo appello.

Se non forse che qualche giorno dopo, pascolando sul web – peraltro di seconda mano, perché mi tengo ben lontano dalle tentazioni di facebook, istagram tiktok e tutti gli altri – mi sono imbattuto in una riflessone di Andrés Lasso, che sinceramente non sapevo chi fosse, che mi ha fatto riflettere.

Intanto per il progressivo venir meno del prestigio morale, prima ancora che simbolico, del Premio Nobel pe la Pace, che vede alternarsi sul palco storici martiri ed eroi, da una parte, e potenti guerrafondai dall’altra.

Anche la sola possibilità che i bambini di Gaza possano essere associati, in quanto vincitori dello stesso premio, a personaggi del calibro dell’attuale presidente degli Stati Uniti, o simili, mi disgusta. Immagino una possibile progressione di vincitori: 2025 Machado; 2026 Bambini di Gaza? 2027 Trump ?

A parte l’estetica, mi convincono due ragionamenti di Andrés Lasso. Il primo è un richiamo di tipo istituzionale: il Nobel per la Pace è un premio per chi ha svolto un ruolo attivo nel porre fine a guerre e a orrori, non per dare riconoscimento alle vittime. Andrés utilizza una diversa espressione, “dare un contentino”, che non riesco a condividere per la crudeltà della forma. Eppure, a ben pensare, non posso non riflett4re sul fatto che sarebbe una maniera per tacitare le nostre coscienze, e in ogni caso una sconfitta.

Gli eroi che in quest’ultimi anni si sono battuti per la pace, a volte pagando con la loro stessa vita ci sono, e sono tanti, siamo forse costretti a non nominarli per autocensura? Si pensi alle centinaia di giornalisti che hanno sfidato la belva umana (come la chiamava Guccini) per raccontarci l’olocausto dei nostri tempi, pagando con la vita il loro coraggio, alle istituzioni internazionali vilipese e ai loro funzionari messi al bando e, agli attivisti schiaffeggiati e umiliati…

Si, ho cambiato opinione: non trovo più una bella idea quella di candidare al premio Nobel per la pace gli “ignari” bambini di Gaza. Trovo convincenti le osservazioni di Andrés Lasso e mi permetto di riproportele.

Mi inducono al pessimismo, non c’è dubbio. Eppure, il fatto si scoprirmi capace di cambiare idea, dopo aver ascoltato una diversa opinione, mi fa sentire ancora vivo.

Nell’immagine: Gaza vista dai disegni dei suoi bimbi

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