“A volte ritorno” di Lou X e il valore della scrittura come atto di resistenza

27 Gennaio 2026

[Mattia Lasio]

Scrivere per resistere, scrivere per combattere.

C’è chi scrive per piacere agli altri, oppure per autocompiacersi adagiandosi su allori estremamente fragili e chi, invece, ha il coraggio di usare la scrittura nella sua accezione più pregnante e densa di significati, mettendo l’accento sui molteplici aspetti della società che lasciano con l’amaro in bocca e, spesso, anche amaramente attoniti.

Un coraggio che non è mai mancato a Lou X, Mc abruzzese classe 1971 al secolo Luigi Martelli, tra i massimi esponenti del rap militante, pilastro dell’Hip Hop italiano in un momento ricco di impegno dal punto di vista contenutistico e sociale. Schiettezza, coraggio, quella doverosa carica di rabbia per puntare il dito contro gli oppressori e una sensibilità notevole sono i suoi tratti caratterizzanti, che emergono appieno da uno dei suoi dischi simbolo, il secondo per l’esattezza, ovvero ‘’A volte ritorno’’, prodotto magistralmente da Dj Dsastro insieme allo stesso Lou X, con le collaborazioni al microfono dei compari di sempre C.U.B.A. Cabbal ed Eko, pubblicato dalla BMG Ricordi nel 1995, album ricco di contenuti e invettiva di cui nel 2025 sono stati celebrati i trent’anni dall’uscita.

Un disco meritevole di essere definito senza peli sulla lingua come ‘’contro’’ il piattume imperante in Italia, in quanto realmente in grado di andare contro le opportunistiche logiche di guadagno, contro le degenerazioni del potere, contro chi è beffardo verso i più deboli, contro i commenti impregnati di buonismo e finta solidarietà con i quali giornalmente, volente o nolente, si incappa. L’album è in tutto e per tutto libero, nonostante sia stato pubblicato da una major, distante anni luce da compromessi commerciali: si tratta di un progetto profondamente maturo che non strizza l’occhio a melodie che vanno per la maggiore giusto per accaparrarsi qualche ascolto in più. Dodici le tracce al suo interno che arrivano dopo due anni dal precedente disco, prodotto da Disastro, intitolato ‘’Dal basso’’.

In ‘’A volte ritorno’’ Lou X dà pienamente prova della sua abilità lirica e interpretativa, distinguendosi per contenuti espressi in maniera risoluta e un approccio stilistico di forte impatto. L’album si apre con ‘’Come l’occasione’’ dove i versi «rappresento con l’hardcore» fanno immediatamente comprendere la direzione che verrà presa dal progetto. Versi combattivi che non lasciano spazio a fraintendimenti come in ‘’La ragione e l’odio’’ dove afferma: «sono un bastardo senza Dio né Stato».

In ‘’Non ci sta problema’’ si viene proiettati in un flusso ipnotico e notturno, dove non manca la critica feroce ai modaioli discotecari, ai borghesi strafottenti e a tutti coloro che vivono omologati alla massa. Un tappeto ritmico che ricorda l’iconica ‘’La porra’’ dei Sangue Misto contraddistingue la traccia ‘’Mo’ vi do una paga’’ dalle sonorità oniriche e magnetiche che fanno da contorno a una schietta critica alla violenza della polizia, a chi abusa del proprio potere e si fa beffe degli altri, forte del proprio essere arrogante.

Tra le tracce più note e apprezzate del disco spicca ‘’La raje’’, che in abruzzese significa ‘’la rabbia”, brano estratto come singolo ufficiale di cui fu pubblicato anche un videoclip, l’unico nella carriera di Luigi Martelli. Tanti i versi significativi del pezzo dove restano particolarmente impresse parole come: «per chi rimane e non per chi si sposta». Subito dopo è il turno di ‘’Prima del silenzio’’, intermezzo solamente strumentale di poco meno di un minuto, dalla melodia narcotica e ammaliante. Proprio queste atmosfere narcotiche e ammalianti permeano ‘’Il gioco del silenzio’’ dove contenuti come sempre di rilievo vengono affiancati da una metrica fluida e serrata. Traspare anche quel pizzico di sana arroganza lirica che non guasta in certi frangenti, condensata nei versi: «io rallento e vado piano e non mi frena chi fa il matto non ci sta problema». 

Arriva poi l’ora della traccia più significativa e rappresentativa del disco ovvero ‘’Cinque minuti di paura’’, un racconto in rima indelebile grazie alla sua capacità di descrivere in quattro strofe con estrema nitidezza il dramma della tossicodipendenza, vissuto da un giovane ragazzo eroinomane. Tra le parti di maggior intensità narrativa del pezzo spicca il ritornello dove con voce profonda e inquietante si afferma: «cinque minuti ancora, passa veloce come un colpo della sua pistola, cinque minuti per una storia».

Il riferimento all’eroina viene fatto in maniera esplicita sul finale della seconda strofa con versi che colpiscono per la loro capacità descrittiva e per la loro genuina schiettezza: «l’eroina è merda che sa di vaniglia, non sai più chi sei e dove sta la tua vera famiglia, perciò rubava anche a sua madre e al padre e anche al fratello che sapeva ma non ha mai provato a trattenerlo perché negli occhi gli vedeva amore, gli vedeva rabbia presa da una spada e poi rinchiusa in gabbia».

Si arriva poi a ‘’Muvet’ a’ ggi’” dove spiccano punti del brano come: «giro per le strade senza guardie del corpo», versi agguerriti che testimoniano una dichiarazione di intenti pura e cruda, su un tappeto ritmico con sonorità affini a brani iconici d’oltreoceano come ‘’Cock the hammer’’ dei Cypress Hill contenuto nel disco del 1993 ‘’Black Sunday’’. La terzultima traccia ‘’Dove sono i bastardi’’ rappresenta lo sfogo di chi ha l’animo in fiamme, la presa di posizione di chi non tollera i soprusi e coloro che calpestano con noncuranza i diritti dei più deboli, senza mostrare un briciolo di umanità ed empatia nei confronti del prossimo.

L’ironia sferzante, una tecnica molleggiata e la sfrontatezza stilistica di chi l’hardcore lo vive quotidianamente come approccio al mondo in maniera viscerale, e non solo da un punto di vista prettamente artistico e musicale, caratterizzano ‘’Una cantina piena di cafoni’’ penultima traccia del disco prima dell’atto conclusivo ‘’La fine’’, momento finale all’insegna di una brevitas di forte carica identitaria, in opposizione a chi finge di non sapere comportandosi da ignavo e a chi avvalla le malefatte di chi ricopre ruoli di potere.

Parlare semplicemente di musica nel caso di Lou X sarebbe un errore perché la sua breve ma estremamente intensa attività artistica rappresenta qualcosa di più profondo, grazie alla sua capacità di scrivere con la consapevolezza che ogni parola rappresenta davvero una scheggia in grado di scalfire i muri eretti da chi teme che si guardi oltre le apparenze.

Parole le sue tipiche di chi, per rifarsi ai componimenti del noto poeta ligure Camillo Sbarbaro, resta assorto in se stesso e nel proprio mondo, dotato di occhi implacabili che sono sempre limpidi pure quando piangono.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI