Abolire la storia

1 dicembre 2018
[Francesco Casula]

Oltre alla notizia dei giorni scorsi del taglio alle ore di storia nei nuovi Istituti professionali, arrivano nuove e allarmanti indicazioni per la nuova maturità 2019 riguardo al tema di storia: le Tracce non saranno più 4 ma 3, scompare quella di storia. (Circolare MIUR n. 3050 del 4 ottobre 2018 e Documento di lavoro della commissione presieduta da Luca Serianni, nominata dall’ex ministro dell’Istruzione Fedeli).

Spero che ci ripensino. Sarebbe una scelta da insipienti e incomprensibile per un Governo del “cambiamento” :fin’ora però, da parte del nuovo Ministro Bussetti, nessuna svolta. Anzi: pare abbia avallato la scelta della Commissione nominata dal precedente governo. Sostiene Umberto Eco nel suo monumentale romanzo “L’Isola del giorno prima”: Io sono memoria di tutti i miei momenti passati, la somma di tutto ciò che ricordoMentre Benedetto Croce a chi gli chiedeva cosa fosse il carattere di un popolo rispose che “Il carattere di un popolo è la sua storia, tutta la sua storia”.

E l’afgano Khaled Hosseini, nel suo primo romanzo di grande successo “Il cacciatore di aquiloni” scrive che: Non è vero come dicono molti che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. E dunque, se non è una scempiaggine, è per lo meno un’ingenuità ritenere che il passato non occorra studiarlo perché ormai morto e sepolto o per lo meno fermo nella teca del tempo e dunque inutile studiarlo e conoscerlo ai fini del presente. Al passato – certo se ne abbiamo la forza e la capacità – anche il più gravoso, può essere invece restituita energia, fino a farne sprizzare fuori qualcosa di utile non solo per il presente ma anche per il futuro.

La storia infatti non è una merce d’antiquariato, fuori moda, da accantonare: fa parte del presente, e senza la consapevolezza di ciò che è accaduto non daremmo un senso alla nostra scena culturale politica e sociale. Si dirà che oggi la scuola con i docenti presentano la storia in modo poco appetibile e affascinante per gli studenti. E che i programmi siano sostanzialmente incentrati sulla storia politico-militare, come storia evenementiel, cioè storia dei capi, dei generali, dei papi e degli imperatori.

E’ vero: il problema allora non è abolirla ma rivedere radicalmente i programmi e l’impostazione didattica: iniziando a dare spazio alla storia sociale, economica, culturale. E soprattutto alla storia “locale”, oggi rigorosamente esclusa dai programmi ministeriali e dai testi scolastici. E dunque, per quanto ci riguarda, alla storia sarda. Anche perché, soprattutto in seguito alle significative posizioni di storici come Marc Bloch e Lucien Febre con la creazione nel 1929 degli Annales e con il pensiero di Braudel, la storiografia più avveduta oramai supera e rifiuta la storia come grande evento militare e rivaluta la storia locale che si pone come “laboratorio” della nuova concezione storiografica secondo la quale non vi è una gerarchia di rilevanza fra storia locale e storia generale.

Così oggi la storia locale dovrebbe viepiù acquisire un ruolo importante e stabile, anche in seguito al fatto che “ la storiografia si è liberata dalle innaturali concezioni che celebrano la grande storia” (Franco Catalano). Per questo la “nuova storia” oltre che abbattere le vecchie recinzioni storiografiche, per una storia aperta e senza barriere disciplinari, deve essere capace di valorizzare la vita degli uomini nel tempo indagando a tutto campo: dalla cantina al solaio.

La storia – scrivono negli Annales gli storici francesi – è come il maiale nelle tradizionali famiglie agropastorali: quando si ammazza, serve tutto, dalle orecchie agli occhi, non si butta niente. Come non si butta niente di ciò che è opera degli uomini: e la storia è come l’orco delle favole, corre dove sente odore di uomini. La storia è la radice del nostro essere, della nostra realtà collettiva e individuale, della nostra Identità. Nessun individuo può vivere senza la coscienza e conoscenza della sua identità, della sua biografia, dei vari momenti del suo farsi capace di ricostruire il suo vissuto personale e storico.

Un filo ben preciso lega il nostro presente al passato: il filo della nostra identità e diversità, come individui e come collettività- comunità. Se non fossimo diversi non potremmo neppure dialogare, confrontarci, conoscere: noi conosciamo in quanto siamo diversi. Avremmo altrimenti l’hegeliana notte nera in cui tutte le vacche sono nere. La diversità ci salva dalla omologazione- standardizzazione. E senza conoscenza, consapevolezza e sviluppo continuo della propria identità, della propria e specifica fisionomia vi è solo omologazione, viepiù oggi con la civiltà dei consumi, con la standardizzazione delle merci e dunque dei gusti, con la globalizzazione che tende a tritare tutto e tutti, potando diversità e peculiarità.

Ma conoscere e prendere coscienza della nostra peculiarità etno-storica, etno-culturale e etno-linguistica non significa né può né deve significare esaltazione acritica del nostro passato in termini mitologici e neppure etnocentrismo o peggio chiusura verso l’esterno e/o il diverso. Ma se riconosciamo alla storia locale una funzione, un ruolo, una valenza altamente formativa ed educativa occorre inserirla nelle scuole di ogni ordine e grado, organicamente, dentro i curricula, (non come appendice, come elemento marginale da ghettizzare nel doposcuola o in controturno…) da raccordare con la storia generale, da studiare parallelamente, per così dire, in modo sinottico e contestuale.

Ma non basta studiarla la storia locale: occorre scriverla o meglio riscriverla, perché, spesso. la storia sarda è stata scritta dagli altri, dai dominatori, dai “Vincitori”, che evidentemente – dai Romani agli Spagnoli, dai Piemontesi agli Italiani – avevano visioni e interessi “altri” quando non ostili e opposti, rispetto ai nostri. Scriverla partendo dalle condizioni sociali, facendo verifiche sul campo, utilizzando tutte le fonti ad iniziare dai documenti non solo scritti ma da tutto quell’arcipelago di testimonianze che “parlano” forse più dei testi di storia (cultura orale, tradizione popolare, paesaggio agrario, resti archeologici, monumenti, ecc. ecc.).

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