Il futuro del Sulcis non passa per le bombe

1 Novembre 2019
[Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa]

Pubblichiamo la lettera aperta dei portavoce del Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa che si rivolgono alle lavoratrici, ai lavoratori della Rwm e alle organizzazioni sindacali Filctem Cgil e Femca Cisl.

Abbiamo avuto notizia del comunicato congiunto, sulla vertenza Rwm, firmato da due dei sindacati più importanti in Sardegna, Filctem Cgil e Femca Cisl, i quali si sono chiesti, a proposito della situazione occupazionale, dove fossero coloro che invocavano la riconversione.

Non sappiamo esattamente a chi volessero riferirsi. Se pensavano anche al Comitato per la Riconversione della Rwm, rispondiamo che noi siamo qui, sul territorio, a difendere il diritto dei lavoratori ad un lavoro sicuro, legale e degno di questo nome, insieme al diritto di tutti e tutte a vivere in pace, in Yemen come in Sardegna, senza temere di essere bombardati, né che le trasformazioni chimiche che avvengono in una fabbrica di bombe, dietro le nostre case, possano mettere in pericolo l’incolumità di lavoratori e abitanti. Non abbiamo, né abbiamo mai avuto, la convinzione che esistano facili soluzioni. Il processo di riconversione è complesso. Per questo riteniamo che lo Stato e la Regione, vi debbano partecipare con vigilanza e responsabilità, anche per le ripercussioni sull’occupazione, nell’applicazione del “fermo”al rifornimento delle armi, in esecuzione delle Leggi di Stato.

Ci pare necessario, di fronte al comune obiettivo della pace, della tutela dei lavoratori e del nostro territorio, che nei rapporti tra le componenti partecipanti alla vertenza, si debba fare uno sforzo unitario democratico per una soluzione, non facile, della stessa. Non possiamo dividerci tra rappresentanti dei lavoratori e volontari (come quelli del Comitato) che riconoscono la democratica funzione del Sindacato, la cui tradizione lo ha visto da sempre impegnato per la pace mondiale e per l’unità di tutti i lavoratori e di tutti i ceti subalterni, Sindacato i cui membri sono stati spesso pronti a pagare di persona per la tutela della legalità. Siamo fermamente convinti della illiceità del rifornimento, da parte italiana, di armi ai paesi belligeranti.

I vasti interessi economici e strategici, nella guerra in Yemen (occultati nei rapporti internazionali) di grandi potenze, non riescono però a nascondere lo sterminio di uno dei popoli più poveri della terra, lo Yemen appunto, perpetrandovi crimini contro l’umanità ripetutamente denunciati da larga parte della coscienza civile europea e non. Non pare avere caratteristiche differenti la strumentalizzazione fatta, di recente, da grandi potenze di livello supercontinentale, sulla condizione del popolo curdo, oggetto di una persecuzione che richiama quella attuata, nel lungo tempo, sul popolo armeno, finalizzata all’eccidio del medesimo.

Questa nuova tragica situazione del Medio Oriente, quale che sia la posizione dei singoli partecipanti nella questione Rwm-Yemen, se da un lato ci induce a proporre un’ aperta unitaria pronuncia di condanna della rinnovata persecuzione del popolo curdo, dall’altra ci rende ancora più attenti a non fare del nostro territorio un luogo da cui partono le guerre di distruzione di popoli inermi, guerre che niente hanno a che fare con la difesa della Nazione.
Non si può quindi ignorare l’importanza di discutere sullo sviluppo del territorio che non puo’ reggersi sulle esperienze simil-RWM, guerra-dipendenti, precarie perché condizionate dagli incerti equilibri geopolitici.

Noi siamo qui e l’invito a partecipare ai tavoli e ad aprire una discussione seria sul futuro ecosostenibile del nostro territorio, è rinnovato. Riteniamo di poter collaborare in un ascolto reciproco che consenta a ciascuno di operare secondo le proprie responsabilità e chieda con una sola voce una prospettiva di pace, lavoro, sviluppo.

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