Il Paese del Vento di Tonino Mosconi

25 Marzo 2026

[Francesco Casula]

Il Paese del Vento è una straordinaria opera del fotografo free lance Tonino Mosconi. Con 215 foto originali stampate in tricomia, corroborate e accompagnate da note storiche e didascalie, che racconta le vicende storiche di un Popolo, quello sardo. E le sue radici.

“Un racconto che parte da lontano – precisa in una nota Mosconi – nel tempo e nello spazio, da prima che fosse isola, da prima che ci fosse l’uomo”. Anche perché “Per conoscere le radici di una terra e del suo popolo bisogna conoscere il terreno dove queste hanno potuto radicarsi. E questo terreno è sempre più ampio di ogni confine. La storia di ognuno di noi è la storia di tutti; un albero con tanti rami che danno frutti diversi, ma dove la radice è una sola. Non si può capire il ramo e i suoi frutti senza conoscere l’albero per intero. Dalla geologia alla storia antica e moderna; dai popoli del passato a chi l’ha viaggiata e raccontata, fino a chi opera per preservarla dalla distruzione ambientale e culturale che la minaccia da tempo; il libro racconta questo”. 

Ma prima di parlarne, analiticamente, vorrei fare una premessa, per così dire fare un’isterrida, come diciamo in lingua sarda, per spiegare il significato e le finalità, a mio parere, di questo libro. Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’arte e un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente che ha ottenuto la maturità del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino o di Grazia Deledda; provate a chiedere a uno studente dello scientifico che cosa sa delle alte capacità costruttrici e ingegneristiche dei Nuragici; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.

Vi rendereste conto che la storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tutta tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali e basata sulla sovrapposizione al “periferico” di astratti paradigmi e categorie che le grandi civiltà avrebbero voluto irradiare verso le civiltà considerate inferiori.

Vi renderete conto, insomma, che la Sardegna è stata interrata, insieme ai Sardi: ad iniziare dai testi scolastici. Non solo ieri ma anche oggi. Nel 2024, un testo per la scuola elementare, peraltro stampato da una grande Casa editrice italiana, raccontando i “Popoli italiani” dedica 15 righe ai “Camuni” (abitanti della Val Camonica, che comprende oggi 120 mila abitanti, fra Brescia e Bergamo) e ai Sardi dedica 8 righe e mezzo!

Ma non è solo la scuola ufficiale a interrare la Sardegna ma persino i Media. La Biblioteca del Quotidiano Repubblica, nel 2005 ha pubblicato e diffuso a migliaia di copie un volume di 800 pagine sulla preistoria nel quale nuraghi e Sardegna non vengono citati, neppure per errore. Un’occasione mancata per la cultura italiana che pur pretende, – e con quale spocchia – di dominare sull’Isola.

Ma ci pensa persino la pubblicità a manomettere la nostra storia: un supermercato di Oristano, per pubblicizzare i suoi prodotti, ricorre all’immagine falsa di Eleonora d’Arborea, che tradizionalmente viene peraltro ampiamente diffusa, e la ricorda come sindaca di Oristano! Ricordo che nel libro di Mosconi viene invece riprodotta l’immagine autentica di Eleonora d’Arborea, effigiata nei peducci pensili della volta a crociera dell’abside della chiesa di San Gavino Martire in San Gavino, insieme al busto del padre Mariano IV, del fratello Ugone III e del marito Brancaleone Doria.

E ci pensa, a interrare la Sardegna, “eliminando” di fatto Grazia Deledda dai programmi scolastici, persino, direttamente il Governo e il Ministero della Pubblica istruzione: basti ricordare che è ancora in vigore un DPR 89/2010, nel quale Mariastella Gelmini, all’epoca Ministro dell’Istruzione, dettava le linee guida per i docenti, e definiva i fondamentali degli insegnamenti ritenuti strategici per le scuole superiori.

Nel DPR, per quel che concerne la poesia e la narrativa del ‘900 da affrontare nei licei, sono indicati a titolo esemplificativo diciassette autori principali a cui fare riferimento: “si esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, P. Levi e potrà essere integrato da altri autori come Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello”. Avete capito? C’è Meneghello (con tutto il rispetto per lo scrittore vicentino) ma non Grazia Deledda, unica, ripetiamo,  Premio Nobel donna per la letteratura in Italia.

Mi si obietterà però che a livello alto e specialistico ci sono pubblicazioni di opere rigorose e scientifiche che raccontano la Sardegna: sì, ma parlano della “Sardegna punica”, “Sardegna romana”, “Sardegna vandala” “Sardegna bizantina”, “Sardegna spagnola”, Sardegna piemontese”, “Sardegna italiana”. Manca la Sardegna sarda. E comunque i soggetti storici sono sempre gli Altri, gli occupanti i dominatori e, noi Sardi sempre “oggetti”. Passivi e marginali e “arretrati” noi e centrali invece loro: addirittura diffusori e portatori di civiltà e non, come realmente erano, predatori e sanguinari: ad iniziare dai Romani.

Ci troviamo in realtà di fronte a una storia ufficiale infarcita e impastata di italocentrismo, eurocentrismo, xenomania: ovvero modulata secondo un becero e provinciale paradigma storiografico secondo il ci sarebbe una storia generale importante  e una storia locale insignificante e secondaria. Dimenticando la grande lezione degli storici francesi di “Annales”, Rivista in cui,, in modo particolare Lucien Febre e Marc Bloch prima e Fernand Braudel poi, teorizzano la dissoluzione dell’eurocentrismno storiografico, pervenendo alla conclusione che nella ricerca storiografica, locale o universale, non fosse possibile individuare gerarchie. Essi abbattono così le vecchie recinzioni storiografiche, per una storia aperta e senza barriere disciplinari: capace quindi di valorizzare la vita degli uomini nello spazio e nel tempo e indagando a tutto campo: dalla cantina al solaio.

E’ esattamente quello che fa Tonino Mosconi in “Il Paese del Vento”: racconta, nelle sue foto, la vita degli uomini e delle donne sarde, nello spazio e nel tempo, precisando che “Dalla fine della Civiltà Nuragica la Sardegna è stata terra di conquista, terra di occupazione, terra di lavoro per altri”. Quella Sardegna per troppo tempo funestata da occupazioni e sfruttamento, depredata delle sue risorse, privata della sua stessa cultura e della sua lingua che dominatori di ogni risma hanno cercato di recidere: non riuscendoci del tutto, per fortuna.

E aggiunge: ”La conoscenza della propria storia profonda — geografica, sociale e culturale — è necessaria affinché in futuro quest’isola non diventi solo 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖. Le radici di un popolo hanno valore non in quanto tali, ma dai frutti che riescono a far crescere”. Mosconi racconta la gente sarda con la sua arte cultura lingua economia. Le sue radici e la sua identità. Con i suoi segni e simboli: rappresentati per esempio dalle meravigliose maschere di carnevale.

Con i sardi protagonisti e non semplici comparse: come la storia ufficiale è solita presentarli. Magari in attesa che arrivino dal mare i “giganti” per liberarli dalla arretratezza. I giganti non esistono. E se esistono sono quelli di Mont’ ‘ Prama: espressione ed epifania di una civiltà alta, di una società prospera e aperta, quella nuragica. Con personaggi – tutti rievocati nel libro – che hanno fatto la storia della Sardegna ma non solo: ad iniziare da Lussu e Gramsci o due donne eccezionali come Eleonora d’Arborea e Grazia Deledda, ahimè più noti e famosi che studiati e conosciuti.

Ma anche con personaggi, sconosciuti o quasi, che hanno ugualmente segnato la nostra storia: da Amsicora a Ospitone o a Sigismondo Arquer, martire per la libertà, condannato dall’Inquisizione e bruciato nel rogo a Toledo in Spagna.

E con questi ricorda i nostri più grandi scrittori e poeti di ieri e di oggi: Esperti più di me entreranno nel merito specifico della qualità delle foto, da parte mia, come profano, dico solo di esserne rimasto ammirato, per la capacità. di Tonino Mosconi di trasferire e traslocare in esse immagini posture e persino espressioni e sentimenti di persone e soggetti.

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