La scuola sarda di oggi e di domani

16 Ottobre 2011

Rosamaria Maggio*

La scuola, la casa di ognuno di noi da quando nasciamo a quando diventiamo adulti, è penosamente vessata e quando va bene, trascurata. E’ davvvero incredibile come gli adulti non abbiano a cuore quel luogo dove hanno trascorso tanti anni della loro vita,l’infanzia , l’adolescenza, la gioinezza e che sono stati spesso i più belli. Certo non è per una visione romantica che dovremo averne cura, ma forse anche per migliorare quegli aspetti che a volte ci hanno fatto star male, salvaguardandone la funzione essenziale che è quella da un lato di culla del sapere e dall’altro di luogo di primarie relazioni personali e di socializzazione. Tutto questo sembra non interessare i nostri politici nazionali, i nostri legislatori anche regionali, anzi! Partiamo dai numeri. Quest’anno si compie la falcidia di posti di lavoro nella scuola ovvero il taglio triennale previsto che riduce di oltre 80.000 unità i docenti in organico. In Sardegna si sono persi in un triennio 3169 docenti, pari al 14,8 % del totale (dati Dossier docenti 2011 CISL), di cui 1037 unità, pari al 5,18% di docenti, lo scorso anno e 670 quest’anno (dati MIUR). Il personale ATA ha perso quest’anno 521 unità. Oltre al danno pesante per l’occupazione regionale ,(che cosa succederebbe se chiudesse un’azienda di oltre 3000 persone???) , dobbiamo pensare che cosa significa tutto ciò in termini di qualità della scuola. Il personale ausiliario consente la realizzazione del tempo scuola. Senza ausiliari la scuola non si apre, per cui il tempo pieno nella primaria o l’orario lungo nell’infanzia è condizionato da questo, oltre che dalla mancanza di insegnanti. Ma soprattutto sono i modelli pedagogici didattici che saltano. La scuola statale primaria, vantava due importanti modelli pedagogici che erano il tempo pieno e il modulo. Ciò significava poter svolgere la propria attività nella classe, facendo affidamento su due ore di programmazione settimanali e sulla compresenza di docenti che consentiva di poter effettuare percorsi mirati su gruppi classe. Potevano cioè essere affrontati i problemi specifici di ciascun alunno, potevano essere garantiti tempi diversi di apprendimento. Quale è stato l’impegno dall’Amministrazione regionale per far fronte a questo disastro?? Ha ben pensato di emanare l’ 8 febbraio 2010, n. 4 la LEGGE REGIONALE per la valorizzazione e il riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori e delle attività similari. Con uno stanziamento di 5 milioni di euro l’anno fino al 2013 ; totale 20 milioni di euro. Sul fronte dell’opposizione, il gruppo consiliare del PD ha presentato nello scorso mese di agosto il disegno di legge n.305/2011 su istruzione e formazione professionale, primi firmatari gli on. Cuccu e Barracciu. Questo disegno di legge arriva a metà legislatura e dopo che la precedente Giunta aveva tentato di portare avanti un disegno di legge nella stessa materia senza successo. In effetti la Sardegna è fortemente in ritardo perchè la riforma costituzionale del titolo v prevedeva che le Regioni dovessero legiferare in materia di istruzione in via concorrente ed in via esclusiva per quanto riguarda l’ istruzione e la formazione professionale. Quindi plaudiamo all’iniziativa perchè ,“meglio tardi che mai”. Dubitiamo che questa maggioranza abbia a cuore la scuola piuttosto che la edificazione delle spiaggie e quindi non crediamo che questo Consiglio riuscirà in così’ breve tempo ad approvare una legge in questo settore. Con tutte le conseguenze negative che dipendono dal vuoto legislativo. Prima fra tutte la impossibilità da parte locale di gestire direttamente l’organizzazione scolastica. Ci sono però alcune riflessioni da fare anche rispetto a questo DDL. Intanto preoccupa che anche il maggior partito di opposizione sia affascinato da posizioni localiste (care alla Lega) e dopo una analisi condivisibile sulla istruzione in Sardegna ritenga di dover proporre un”Sistema educativo regionale”. Riteniamo di poter condividere il dettato costituzionale che delinea un sistema educativo nazionale ritenendo che spetti allo Stato in via esclusiva di dettare “i principi generali in materia di istruzione”. Altre regioni come ad esempio la Toscana hanno emanato, (nel 2002), un testo unico della “normativa della regione Toscana in materia di educazione, isruzione ecc”. Il vento federalista ha colpito anche la regione Emilia Romagna, che dopo aver emanato nel 2003, un bel articolato denominato” Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere ecc.” ha di recente emanato la l. 99 del 30.6.11 che disciplina il “Sistema regionale dell’istruzione eformazione professionale”. Altra carenza importante è che la legge non faccia pieno riferimento ai principi Costituzionali, alle norme comunitarie ed all’autonomia scolastica. Ci sembra che emerga una eccessiva preoccupazione per il sostegno alle scuole paritarie e la diffusione delle scuole, in particolare nidi e scuole dell’infanzia, è piegata sulla implementazione delle convenzioni con i privati piuttosto che al sostegno delle scuole statali. Inoltre questo DDL ci sembra pesante, farraginoso, con troppi organismi pletorici, che rischiano di appesantire la efficacia ed efficienza dell’operato regionale (vedi la previsione di una Conferenza regionale per il diritto allo studio -art 9 -e di una Conferenza provinciale per il sistema educativo-art.10). Superflua appare anche la previsione di un elenco di funzioni provinciali e comunali in quanto già previste dalla Costituzione e dalle leggi statali che già attribuiscono poteri e funzioni a questi enti minori. Non vogliamo entrare in tecnicismi poco appassionanti, ma semplicemente suggerire al nostro legislatore regionale, l’opportunità di dettare poche regole leggere, dalle quali si comprenda come l’intervento regionale possa realizzare il principio costituzione del diritto di tutti all’istruzione. E continuando questo nostro viaggio virtuale nel mondo della politica nazionale e locale vorremo concludere con uno sguardo alla politica della città. Abbiamo accolto con favore e fiducia il cambio epocale di amministrazione dopo vent’anni di governo di destra. Attendiamo con ansia di sentire una valutazione informativa sullo stato della scuola cittadina e soprattutto di conoscere quali impegni la Giunta Zedda stia concretamente assumendo per affrontare in problemi del settore, aggravati dai tagli governativi che rendono difficile garantire ai nostri bambini da 0 a14 anni il normale tempo scuola, ma soprattutto una scuola di qualità. Come disse il Prof .Luigi Ferraioli al Convegno Nazionale CIDI-(PISA 2002) a proposito della La funzione pubblica della scuola: “Intorno alla scuola si scontrano concezioni diverse, individuabili in tre questioni: a) La scuola deve essere un luogo di educazione a valori, credenze oppure alla libertà di pensiero e alla ragione critica? b) Deve essere una sorta di apprendistato per l’inserimento nel mondo del lavoro oppure un momento primario per la formazione civile del cittadino? c) Deve selezionare le classi dirigenti e quindi distinguersi in scuola di massa e scuola d’élite oppure deve essere un fattore di inclusione sociale, di rimozione degli ostacoli che producono disuguaglianza, come recita l’articolo 3 della Costituzione. La Costituzione fornisce una risposta chiara a queste domande. Affermando che la scuola è aperta a tutti, configura l’istruzione e la cultura come un diritto fondamentale della persona, universale e inalienabile. Per questo l’istruzione è obbligo dello Stato, rientra cioè nella sfera degli interessi di tutti”.

* pres.CIDI di Cagliari

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