Le elezioni di Alghero e Oristano

1 luglio 2012

Rosa rossa

Marco Ligas

Alghero e Oristano saranno amministrate dal centro sinistra: questo è l’esito delle elezioni appena concluse. È un risultato importante, segna un’inversione di tendenza rispetto al passato e al tempo stesso sancisce la crisi di quelle formazioni politiche che hanno amministrato le due città sarde tutelando costantemente gli interessi delle classi sociali più conservatrici, legate al clientelismo e alla speculazione.
Non è superfluo sottolineare preliminarmente un aspetto decisivo di questo risultato, lo si coglie sia ad Alghero che ad Oristano: il successo del centro sinistra è conseguente all’unità raggiunta tra tutte le formazioni politiche del centro sinistra, dal Pd a SeL, dalla Federazione della Sinistra ai Rossomori all’Idv, e non va dimenticato l’impegno delle associazioni politiche e culturali che hanno vissuto con passione e partecipazione la campagna elettorale.
I sindaci delle due città sono entrambi del Pd, è probabile, come loro stessi hanno dichiarato, che siano stati votati anche da elettori tradizionalmente di destra con i quali in passato hanno avuto opinioni comuni; è innegabile però che il loro successo odierno è dovuto essenzialmente alla coesione raggiunta nel corso della campagna elettorale da tutte le componenti politiche le quali, dopo le primarie, hanno saputo anteporre gli interessi della propria città a quelli dei partiti di appartenenza.

Pur in un’area circoscritta come quella delle due città sarde, si conferma dunque la tendenza emersa nelle elezioni dello scorso anno: le formazioni del centro sinistra, se unite nella scelta dei programmi, possono battere le destre, governare le città e riconquistare il consenso dei cittadini. La politica delle alleanze è perciò decisiva e lo stesso Pd farà bene ad accettare, all’interno dello schieramento del centro sinistra, la regola dell’intercambiabilità dei candidati per cui non sempre potranno essere designati ed eletti i suoi rappresentanti (gli esempi di Napoli e Palermo confermano questo principio).

Tutto bene dunque? In occasione del voto del 6 e 7 maggio abbiamo sottolineato come non possa considerarsi di per sé lusinghiero un risultato che sancisce il distacco tra elettori ed eletti. La crescita dell’astensionismo è un segnale pericoloso che mette in risalto la crisi della rappresentanza e i rischi a cui va incontro la democrazia. Anche in queste elezioni sarde, nonostante il successo dei candidati del centro sinistra, è aumentato il numero degli elettori che non hanno votato. Le percentuali dell’astensionismo, rispetto alla prima tornata, sono cresciute ulteriormente e hanno raggiunto punte del 12% ad Alghero e del 18% ad Oristano. Si potrà pur dire che le elezioni amministrative sono dei test atipici dove spesso rivestono un’importanza particolare la credibilità dei candidati locali o le peculiarità territoriali. Ma i dati di cui parliamo non possono essere sottovalutati o addirittura elusi soltanto perché le formazioni del centro destra sono state ridimensionate o perché la vittoria del centro sinistra è stata netta. Impongono comunque una riflessione: occorre capire quali siano le ragioni del distacco dalla politica da parte di tanti elettori e quali rimedi siano indispensabili.

Massimo D’Alema, con l’alterigia che spesso lo distingue, nel commentare il risultato elettorale sardo ha affermato che ci sarà comunque qualcuno che cercherà di ridimensionare il valore del successo registrato ad Alghero e ad Oristano. Non credo che questo rischio sia presente, penso piuttosto che D’Alema farebbe bene a chiedersi se la proposta di alleanza con Casini sia una scelta oculata che farà crescere sia il Pd sia la coalizione del centro sinistra, soprattutto in Sardegna dove l’Udc garantisce il sostegno più efficace alla Giunta guidata da Cappellacci.

Naturalmente anche le proposte sul futuro delle nostre città e della regione meritano attenzione. Noi spesso commettiamo l’errore di anteporre le ipotesi sulle alleanze a quelle sui programmi. Così succede che qualche partito lo si trovi sempre in posizione di regia, pronto a governare ora con gli uni ora con gli altri. È il trasformismo che avanza e si consolida anche grazie alla benevola e subdola disponibilità di gruppi dirigenti che si richiamano agli interessi dei lavoratori ma in realtà confondono questi interessi con quelli della casta.

I risultati elettorali di Oristano e Alghero non vanno enfatizzati, il tempo ci consentirà di esprimere valutazioni più ponderate; ma già oggi possiamo sottolineare come una formazione di centro sinistra, ben coesa al suo interno, sia in grado di garantire una politica tesa alla tutela del territorio, del lavoro e dei beni comuni: è quanto si aspettano gli elettori che hanno dato fiducia alle nuove amministrazioni.

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