L’emergenza dei diritti negati nelle carceri e il problema dei trasferimenti dei detenuti 41-bis

14 Gennaio 2026
Carcere di Uta, foto Roberto Pili

[Graziano Pintori]

In Italia è in atto un ulteriore aggravamento generale delle condizioni detentive, si tratta del programma di concentrare i 750 detenuti sottoposti al 41 bis in poche carceri, già selezionate dal ministero della giustizia. Il programma securitario, esposto dal sottosegretario Delmastro nella conferenza Stato Regioni, prevede che le regioni dove si trasferiranno i 41 bis saranno ridotte da dodici a cinque.

In Sardegna tre saranno le carceri incluse nel programma: Badu ‘e Carros, Bancali e Uta, destinate a ospitare 240 detenuti. Le prime due dovrebbero ospitare esclusivamente detenuti sottoposti al carcere duro, un’evenienza che potrebbe portare questa tipologia di carcerati a 500 presenze. I dati riportati sono stati resi noti dalla Presidente della RAS Alessandra Todde, intervenuta durante il consiglio comunale straordinario di Nuoro, convocato per discutere l’ordine del giorno sulla tutela del territorio da infiltrazioni e contaminazioni causate dall’eventuale massiccia presenza, nel carcere barbaricino, dei boss della malavita organizzata.

Dopo questa premessa vorrei ricordare che il 26 dicembre 2024 papa Francesco con un coraggioso gesto, quasi a voler sfidare la malvagità dell’uomo sull’uomo, aprì una porta santa nel carcere romano di Rebibbia: un gesto che ricordava ai detentori del potere che a tutti gli uomini, soprattutto quelli che sbagliano, deve essere garantita la dignità. Oggi, rivolgendomi anche a chi va in giro con il messale in tasca, ricordo che il 14 dicembre scorso si è svolto il giubileo dei detenuti, e in Italia l’evento non è stato considerato, anzi, nei fatti, il papa è stato ignorato, visti i provvedimenti del governo nettamente contrari alle sue prediche.

I fatti esposti poc’anzi confermano che quando gli esponenti del Governo Meloni e della destra in generale evocano la cristianità, la chiesa, e l’obsoleto “Dio, Patria e Famiglia” evidenziano l’ossimoro delle loro idee con i valori del rispetto della dignità insiti negli elementi religiosi citati. Gli effetti collaterali causati da questi trasferimenti forzati non richiedono particolari approfondimenti per capire i danni che i reclusi comuni subiscono per l’improvvisa sospensione delle attività in cui erano coinvolti: l’impegno della cooperazione con l’esterno, con la giustizia ripartiva, la mediazione penale, le attività scolastiche comprese quelle universitarie.

A tutto questo si aggiungano nuovi e costosi sacrifici cui andranno incontro le loro famiglie. Nuoro su questo fronte è un esempio rappresentativo, poiché oggi il carcere di Badu ‘e Carros è semivuoto perché sono in corso i lavori di adeguamento della struttura destinata ai nuovi arrivi del 41 bis. Tutto scompare nel vortice oscuro della sicurezza, che, come uno schiacciasassi, vanifica tutte le fatiche e le spese investite per le attività mirate al recupero delle persone recluse.

Nonostante tutto il governo della destra meloniana fila dritto con la deportazione in massa dei detenuti direttamente sottoposti, o meno, al 41 bis come se fossero dei pacchi o merce di scarto. Le conseguenze di questo sommovimento ricadono soprattutto sui reclusi più deboli, come i tossicodipendenti perennemente in crisi di astinenza, i sofferenti mentali, gli emigrati esclusi dalle nostre società e ristretti soprattutto per reati di strada.

Prendiamo atto che la maggioranza delle affermazioni provenienti dal mondo civile e umanitario sardo si oppone al provvedimento e mettono in risalto il pericolo di contaminazione mafiosa della nostra regione, anche se, a mio parere, la presenza mafiosa da noi è già una realtà attiva, soprattutto nel traffico della droga e negli investimenti edilizi legati principalmente alle attività turistiche.

Sicuramente non si può negare che l’ondata del 41 bis in Sardegna contribuirà a radicare ancora di più il malaffare mafioso, però sono convinto che il nocciolo del problema carcerario non possa essere ridotto alla sola presenza massiccia dei mafiosi. Credo che il problema generale che assilla il sistema carcere sia la sovrabbondanza numerica dei reclusi: “Tanto da far mancare l’aria nel chiuso delle pareti”, come auspicato dal sottosegretario alla giustizia Delmastro.

Non a caso al sovraffollamento si attribuisce l’aumento dei suicidi dei carcerati, l’aggravamento delle malattie mentali, delle tossicodipendenze, degli autolesionismi ecc. che vanno di pari passo con la forte carenza di personale di polizia, personale educativo, medico e formativo. Inoltre, non trascuriamo l’accantonamento dei provvedimenti mirati all’alleggerimento della presenza dei reclusi, quali i progetti alternativi alla detenzione connessi alla giustizia riparativa, misure per la liberazione anticipata, comprese le donne detenute con bambini al seguito, minori detenuti negli IPM e via discorrendo: tutte misure utili per rendere le carceri più consone alla Carta costituzionale.

 L’altro giorno il nuovo papa chiudeva la porta santa del giubileo dopo aver accolto 33 milioni di credenti provenienti da tutto il mondo, mentre le porte delle carceri italiane sono rimaste blindate davanti alle attese di percepire qualche spiraglio di cambiamento umano e civile. Insomma, il carcere continua ad apparire come un inferno che brucia perennemente senza vie d’uscita, ciò dovrebbe indurre tutti noi a esercitare riflessioni più approfondite.

Voglio dire che siamo in tanti a essere contrari a questo tipo di gestione delle carceri, perché urtano i principi costituzionali, democratici e di convivenza civile, però dovremmo riflettere, di pari passo, sulla reale utilità dell’applicazione del 41 bis: un provvedimento che Amnesty International ha definito trattamento crudele inumano e degradante. Mentre un giudice statunitense ha negato l’estradizione di un boss mafioso perché ha definito il 41 bis assimilabile alla tortura: reato che si vorrebbe cancellare dalla giurisdizione italiana.

Per quanto mi riguarda sono convinto che, fra i tanti interventi necessari, per salvare il sistema carcerario italiano sia necessario applicare fino in fondo gli articoli 3 e 27 della Costituzione, compresa l’abolizione del 41 bis con l’ergastolo ostativo.

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