L’era dei predatori
6 Gennaio 2026
[Gianni Loy]
L’aggressione americana al Venezuela ha destato sconcerto in tutto il mondo, con diverse gradazioni, per lo più di condanna, a partire da quelle delle istituzioni internazionali, ma con qualche eccezione. Tra le poche che, con diversa enfasi, non hanno condannato l’invasione, spicca quella – inaspettata ma non tanto – del Governo italiano.
Con un breve comunicato – dopo la dichiarazione di principio, secondo la quale l’azione militare non sarebbe la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari – il Governo afferma, in maniera netta e precisa, che l’azione americana in terra venezuelana deve considerarsi “legittima”.
Subito dopo l’entusiasmo dei profughi venezolani, le congratulazioni di Netanyau e l’applauso di Milei – che ha immediatamente approfittato dell’occasione per un ritocco in peius, delle libertà del popolo argentino – la presa di posizione del Governo italiano si collocata tra le poche, esplicite, dichiarazioni di consenso all’azione militare di Trump, criticato anche in patria per non aver informato il Congresso dell’imminente operazione.
Persino il presidente cileno, Gabriel Boric, che non nasconde simpatie per la dittatura di Pinochet, ha duramente criticato l’operazione militare degli Stati Uniti che “segna un precedente estremamente pericoloso per la stabilità regionale”. E con lui Marine Le Pen, storico alfiere dell’estrema destra europea.
Ma Giorgia Meloni no! l’Italia no!
La nostra presidente – non sapremo mai se sia stata preventivamente informata o interpellata – si dimostra, ancora una volta, come una delle più fedeli sodali del presidente americano e lo fa, ahinoi – a nome nostro. Ma non è su questo aspetto che intendo soffermarmi.
La dichiarazione del Governo deve allarmare assai più della sconsiderata azione militare, peraltro prevedibile, di un presidente impegnato a riportare l’America agli antichi splendori dell’imperialismo.
Le parole hanno un significato, tanto più se impiegate nel campo del diritto, e tutti, a partire dai giuristi, devono tenerne conto. Orbene: la presidente Meloni dichiara che l’intervento militare comandato dal presidente Trump “è legittimo”, e dichiara anche che si tratta di un “intervento difensivo”, ma su questo tornerò.
Senza troppo scomodare l’etimologia, ché i latini hanno costruito sulle parole “ex legis”, ad indicare che la legittimità di un atto deriva dal rispetto della legge, è normale che ogni volta che si rivendica la legittimità di un’azione si debba richiamare quale sia la norma che la rende legittima, o quantomeno l’assenza di una norma che lo proibisca. Ma Giorgia Meloni no! l’Italia no!
Il Governo italiano, e la sua presidente, omettono accuratamene di indicare quale sia la norma legale attributiva del carattere di legittimità all’azione militare intrapresa dal presidente Trump in nome e per conto degli Stati Uniti d’America.
Il fatto che il Governo si arroghi il diritto di dichiarare legittimo un atto, senza indicare il fondamento giuridico – cioè quale sia la norma che lo rende legittimo – non mi sorprende, ma mi preoccupa. A tutti verrebbe da pensare all’ordinamento internazionale e alle sue istituzioni, l’Onu, la Corte penale internazionale, le Convenzioni internazionali, se si vuole la nostra Costituzione. Tuttavia i rappresentanti delle istituzioni internazionali, ancora a caldo, hanno invece denunciato una conclamata violazione del diritto internazionale.
Dobbiamo pertanto chiederci, in base a quale legge, norma, o principio, il Governo italiano possa ritenere legittima l’azione militare intrapresa da Trump. Dove sta scritto che tutte le volte che uno Stato ritenga di subire un pregiudizio abbia il diritto di inviare l’esercito a bombardare la capitale di uno Stato sovrano e far prigioniero il suo presidente? Ci rendiamo conto delle possibili conseguenze di tale affermazione nell’ambito delle relazioni internazionali? l’Italia avrebbe quindi il diritto di far guerra ai paesi arabi che non impediscono ai loro cittadini di fare ingresso illegale nel nostro paese – secondo la dottrina del vicepresidente Salvini – con l’intento di eradicare la tradizione del presepio ed islamizzarci tutti quanti?
Tutte le organizzazioni, del resto, giustificano le loro azioni sulla base di un fondamento ascrivibile al diritto, persino quando compiono atti nefandi. I coloni israeliano che assaltano i villaggi della Cisgiordania, ammazzando i contadini palestinesi e appropriandosi delle loro terre, giustificano la loro azione affermando di esercitare un diritto ad essi riconosciuto dalla Bibbia sin dalla notte dei tempi. I terroristi islamici giustificano la legittimità dei loro atti sulla base di una prescrizione del Corano che, a loro detta, imporrebbe ai credenti di combattere gli infedeli.
C’è chi ricorre ai precetti religiosi e chi, in dispregio del diritto positivo, giustifica le proprie azioni sulla base di una legge che sarebbe “di natura”. Persino il lupo di Fedro, nel mondo antico, avvertiva l’esigenza di giustificare il delitto che si accingeva a compiere sulla base dell’esercizio di un diritto, imputando al povero agnello la colpa di avergli intorpidito l’acqua o di aver detto male di lui.
Salvo poi, privo di prove, sentirsi legittimato da un’altra legge, la legge del più forte, raccontata da Plauto, rinverdita da Hobbes e oggi riproposta dal trumpismo quale strumento necessario – assieme alla conquista della Groenlandia e a tante altre nefandezze, per rendere di nuovo grande l’America con il ritorno alla pratica imperialista che, per tanto tempo, ha condiviso con l’Unione Sovietica. Il fatto che anche la Russia di Putin manifesti nostalgia per quella stagione rende ancor più facile la ricomposizione del puzzle.
Del resto, è evidente che, laddove non si riesca ad affermare un diritto internazionale condiviso, niente potrà impedire che torni ad affermarsi l’unica legge che rimane: quella del più forte. Il silenzio del nostro presidente donna circa il fondamento della legittimità dell’azione americana ha proprio questo significato, e deve preoccupare. È un ulteriore tassello dell’arrembante ideologia che identifica quale miglior forma di governo l’esercizio del potere liberato da ogni contropotere, da ogni controllo, e che quindi non ha bisogno di essere giustificato da norme esterne al potere stesso; un sistema che smantella a poco a poco, ma rapidamente, il faticoso edificio costruito sulla divisione dei poteri di montesquieiana memoria.
Un percorso che Trump percorre indisturbato e che la nostra presidente del Consiglio ha imboccato con decisione, con l’obiettivo di giungere ad un sistema che veda “un solo uomo al comando”.
Un procedere della storia che il nostro presidente del Consiglio ricollega e rivendica in continuità con un passato dal quale, con la resistenza, avevamo preso le distanze. Ma quando un uomo è solo al comando – non importa se donna – può dire ciò che vuole, senza timore di smentite.
Sarà un dettaglio, ma darsene conto aiuta alla comprensione: in conclusione del conciso comunicato di palazzo Chigi compare un coup de théâtre: secondo il nostro Governo inviare l’esercito a bombardare un paese sovrano (seppur non del tutto a posto quanto al rispetto dei diritti democratici), ammazzare qualche decina di persone, ammanettare il suo presidente e imprigionarlo negli “states” sarebbe un’azione “difensiva”. La presidente, che esibisce solide competenze semantiche, spiega che l’intervento offensivo avrebbe tuttavia “natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza”. Certo, presteremo particolare attenzione agli attacchi ibridi, di qualunque provenienza.
Ma credo che, più semplicemente, intendesse riferirsi un più diffuso, e più comprensibile, luogo comune – di incerta origine e del tutto estraneo al mondo del diritto – secondo il quale “la miglior difesa è l’attacco”. Detto così tutti lo capiscano ma, intanto, continua così a sgretolarsi la democrazia, a poco a poco, ma più rapidamente di quanto non sembri.







