Per cosa lottano i Comitati Sardi per la Sanità Pubblica?
9 Marzo 2026
[red]
Nella mattinata del 7 marzo a Cagliari si è svolta una manifestazione promossa dal Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica.
La mobilitazione nasce dalla crisi profonda e ormai strutturale della sanità pubblica in Sardegna, dall’indebolimento della medicina territoriale, dalla carenza di personale sanitario e sociosanitario, dall’allungamento delle liste d’attesa, dalla crescente difficoltà di accesso alle cure nei territori, dalla rinuncia alle prestazioni e dal peso sempre più forte della mobilità sanitaria.
Una delegazione del Coordinamento è stata ricevuta in Consiglio regionale per consegnare il documento unitario della mobilitazione e rappresentare alle istituzioni regionali le priorità e le urgenze emerse dai territori.
Il Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica riunisce comitati territoriali, associazioni, cittadini attivi, famiglie, malati, amministratori locali e realtà civiche che da anni si battono in Sardegna per la difesa del diritto universale alla salute e per il rilancio del servizio sanitario pubblico.
Si tratta di una rete ampia e plurale, composta da soggetti diversi per storia, collocazione territoriale e sensibilità, ma uniti da un principio essenziale: il diritto alla salute non può dipendere dal luogo in cui si vive, dal reddito, dall’età, dalla possibilità di spostarsi, dalla presenza di un familiare che accompagni alle visite o dalla possibilità economica di ricorrere al privato.
L’iniziativa del Coordinamento non nasce contro qualcuno, ma per qualcosa: per affermare che la sanità pubblica deve tornare a essere la prima infrastruttura di cittadinanza, uguaglianza e dignità in Sardegna. Negli anni, il Coordinamento ha promosso mobilitazioni, assemblee, iniziative civiche e atti di pressione democratica per denunciare lo stato di crisi del sistema, l’abbandono delle aree interne, il depotenziamento dei servizi territoriali, il logoramento degli ospedali, la carenza di personale, la fragilità crescente delle famiglie e l’espulsione di fatto dal diritto alla cura di migliaia di persone.
Per il Coordinamento: “La manifestazione rappresenta un nuovo passaggio una mobilitazione: più ampio, più consapevole, più unitario. Non si tratta di una protesta isolata o simbolica, ma di una giornata di iniziativa civile che tiene insieme piazza, territori e confronto istituzionale. La manifestazione nasce da una constatazione semplice e drammatica: in Sardegna il diritto alla salute non è più garantito in modo uniforme e reale. criticità denunciate dai territori sono ormai strutturali. Intere aree dell’Isola sono prive di un’assistenza territoriale adeguata. Mancano medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Molti cittadini sono privi di medico o vivono in condizioni di assistenza gravemente insufficiente. I pronto soccorso sono in affanno. Le liste d’attesa impediscono l’accesso tempestivo a visite, esami e interventi. Numerosi reparti ospedalieri sono in sofferenza o a rischio.
Cresce la migrazione sanitaria fuori regione. Cresce la rinuncia alle cure. Il pubblico arretra mentre il privato si espande. I territori interni pagano il prezzo più alto in termini di accesso, distanza, tempi e qualità effettiva delle prestazioni. La crisi non riguarda soltanto la sanità in senso stretto. Riguarda l’assetto sociale della Sardegna, la tenuta delle famiglie, il destino delle aree interne, la dignità delle persone fragili, la possibilità stessa di vivere nei paesi senza essere costretti a spostarsi continuamente per curarsi. Quando una persona anziana, fragile o malata deve percorrere centinaia di chilometri per una visita o un esame, non siamo davanti a una semplice inefficienza amministrativa. Siamo davanti a una frattura democratica”.
Il documento unitario della manifestazione chiede alla Regione e al Consiglio regionale una risposta politica, amministrativa e organizzativa all’altezza della crisi. In primo luogo, si chiede l’approvazione di un Piano Socio-Sanitario Regionale triennale, aggiornato ai reali bisogni di salute della Sardegna, con obiettivi, priorità, cronoprogrammi e tempi certi. Si chiede poi la ricostruzione di una medicina territoriale pubblica effettiva, capace di garantire assistenza primaria, presa in carico, domiciliarità, continuità assistenziale e riduzione degli accessi impropri ai pronto soccorso. Le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità devono essere completati e resi pienamente operativi con personale adeguato. Non possono diventare strutture vuote o soltanto nominali. I piccoli ospedali e i presidi delle aree interne devono essere riconosciuti come presidi essenziali e insostituibili di prossimità e tutela delle comunità locali. Serve un piano straordinario per il personale, con particolare attenzione a medici, infermieri, OSS e figure oggi carenti nei territori più esposti.
Occorre procedere con lo scorrimento delle graduatorie pubbliche e con la valorizzazione delle professionalità già formate e selezionate. La sanità privata può avere, nei limiti di legge, una funzione integrativa e non sostitutiva del Servizio sanitario regionale. Il pubblico deve tornare a essere il perno del sistema. Occorre inoltre rafforzare prevenzione, salute mentale, osservazione epidemiologica, registri tumori, registri di patologia e delle malattie rare. I Comuni, le Conferenze dei sindaci, i Distretti e gli organismi di partecipazione civica devono tornare ad avere un ruolo reale nella programmazione sociosanitaria. Infine, si chiede trasparenza piena su dati, liste d’attesa, mobilità sanitaria, distribuzione del personale, criticità dei reparti e tempi di attuazione delle misure annunciate.
Alle ore 11.30 una delegazione del Coordinamento viene ricevuta presso il Consiglio regionale. La delegazione è composta da: Alessandro Rosas; Francesco Carta; Antonello Delogu; Rosanna Carboni; Elena Zidda; Silvio Manca; Alfio Desogus; Giovannino Sanna. L’incontro istituzionale è aperto dal Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini e si svolge alla presenza della Presidente della Regione Alessandra Todde, della Presidente della Commissione Sanità Carla Fundoni e dei Presidenti dei Gruppi Consiliari del Consiglio regionale. Nel corso dell’incontro Francesco Carta, responsabile del gruppo di studio del Coordinamento, illustra il documento unitario della mobilitazione e le principali criticità segnalate dai territori. Nel corso del confronto le istituzioni illustrano lo stato dei lavori sul sistema sanitario regionale, con particolare riferimento alla riorganizzazione della medicina territoriale.
Il Coordinamento ribadisce tuttavia che resta ancora molto lavoro da fare per garantire livelli adeguati di assistenza e per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure. Tra gli esiti dell’incontro vi è la decisione condivisa di attivare un canale diretto e permanente di comunicazione tra il Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica e le istituzioni regionali, sia con la Commissione Sanità del Consiglio regionale sia con l’Assessorato regionale alla Sanità.
L’obiettivo è creare uno spazio stabile di confronto attraverso il quale il Coordinamento possa continuare a rappresentare le istanze dei cittadini e dei territori, in particolare delle aree interne e periferiche. Le modalità operative di questo confronto saranno definite nei prossimi passaggi istituzionali. Il Coordinamento accoglie con favore l’apertura di questo canale di interlocuzione, ribadendo al tempo stesso che la mobilitazione nasce da problemi reali e urgenti e che continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi del confronto istituzionale.







