Per la Russia di Putin i bambini sono un bottino di guerra
5 Marzo 2026
[Emanuele Palomba]
Parlare di diritto internazionale può sembrare astratto. Ma oggi non siamo qui per parlare di norme. Siamo qui per parlare di bambini.
Bambini che dovrebbero imparare a leggere, a correre, a litigare con i compagni, a tornare a casa con le ginocchia sbucciate. E che invece imparano a nascondersi. A non farsi vedere. A riconoscere il rumore di un drone. A seguire percorsi di sicurezza per attraversare una strada senza morire.
In Ucraina, a Kherson, ci sono bambini che vivono così. Bambini che non possono più muoversi liberamente perché dall’alto qualcuno li osserva, li insegue, li colpisce. La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha definito questi attacchi per quello che sono: crimini contro l’umanità.
Civili cacciati come bersagli.
Una guerra che somiglia sempre di più a un videogioco, dove chi guarda dallo schermo dimentica che sotto ci sono persone vere. E poi ci sono i bambini rapiti. Strappati alle famiglie. Deportati. Trasferiti con la forza. Privati della loro lingua, del loro nome, della loro identità. La Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per questo crimine. Perché rapire un bambino è un crimine di guerra. Sempre. Ovunque.
Ma oggi dobbiamo dirci una verità scomoda: quello che accade ai bambini ucraini non è un’eccezione. In Siria, come in Ucraina, i bambini sono cresciuti sotto le bombe, negli assedi, negli ospedali distrutti.
In Yemen, come in Ucraina, la fame è stata usata come arma, e i bambini sono morti non per caso, ma per scelta politica.
A Gaza, come in Ucraina, scuole e ospedali sono diventati luoghi di morte, e l’infanzia è stata sepolta sotto le macerie. In Sudan, come in Ucraina, i bambini subiscono violenze, reclutamenti forzati, stupri, sfollamenti di massa. In Iran, come in Ucraina, i bambini crescono vedendo i loro genitori arrestati, torturati, impiccati, perché chiedono libertà.
Cambiano i luoghi. Cambiano le bandiere. Ma i reati sono gli stessi. Attacchi contro civili. Tortura. Deportazioni. Sparizioni forzate. Violenza sessuale. Uso della fame, della paura, del terrore come strumenti di potere.
Tutti questi atti hanno un nome. Si chiamano violazioni del diritto internazionale. E non sono opinioni. Sono crimini. Il diritto internazionale è nato proprio per questo: per dire che anche la guerra ha dei limiti. Che i bambini non si toccano. Che i civili non sono bersagli. Che la forza non può sostituirsi alla legge.
Ma oggi questo diritto è sotto attacco. Non solo da regimi autoritari. Non solo da dittature. È sotto attacco anche quando le grandi potenze decidono che le regole valgono solo per gli altri. Quando l’uso della forza diventa “preventivo”, “necessario”, “inevitabile”. Quando la Carta delle Nazioni Unite viene piegata. Quando il diritto alla vita viene relativizzato.
Gli Stati Uniti, che si proclamano difensori dell’ordine internazionale, oggi avvalorano sempre più la logica della legge del più forte: con attacchi militari fuori da un chiaro mandato internazionale, con interpretazioni estensive dell’autodifesa, con pratiche che violano i diritti umani persino dentro i propri confini, nei centri di detenzione, nelle deportazioni, nelle carceri, nei trattamenti inumani. E questo è il punto più pericoloso di tutti: quando chi dovrebbe difendere la legge, la indebolisce, quando chi dovrebbe dare l’esempio, lo tradisce.
Perché se il diritto internazionale diventa opzionale, allora nessun bambino è al sicuro. Da nessuna parte. Noi siamo qui per dire che non accettiamo questo mondo. Un mondo governato dalla forza. Un mondo dove i bambini sono danni collaterali. Un mondo dove la legge viene usata solo quando conviene. Siamo qui per chiedere due cose semplici, ma radicali:
che tutti i bambini ucraini rapiti tornino a casa. E che l’Europa si assuma la responsabilità di difendere il diritto internazionale, non a parole, ma nei fatti. Perché l’Europa nasce da una promessa: mai più la legge del più forte. Mai più l’arbitrio. Mai più bambini sacrificati sull’altare del potere.
Difendere il diritto internazionale oggi significa difendere la possibilità stessa di un futuro. Per l’Ucraina. Per gli altri popoli colpiti. E per i nostri figli.
Intervento di Emanuele Palomba dei Giovani Federalisti Europei (GFE) alla manifestazione per il ritorno dei bambini ucraini deportati che si è svolta a Cagliari il primo marzo 2026.







