Perché è necessario votare NO al referendum

1 Marzo 2020
[Graziano Pintori]

In un clima surreale, in cui gli antifascisti sono additati come negazionisti delle foibe, mentre le fobìe causate dal corona virus accompagnano i cittadini dalla sveglia mattutina fino al silenzio notturno, irresistibilmente si avvicina la data del referendum: 29 marzo 2020.

Giorno in cui, se prevalesse il “SI”, sarà inferto uno dei peggiori colpi contro la dignità, la libertà, l’uguaglianza dei cittadini, come sancito dalla Costituzione italiana. Un appuntamento che porterà, con molta probabilità, a compimento un furto di democrazia in nome di un fantomatico potere popolare. Un furto surreale, quindi, perché si commette mentre il popolo annaspa nel vortice di una pandemia informativa che trasmette ansie, paure e tensioni più devastanti dell’influenza da virus cinese, o lodigiano.

Il tambureggiare costante, assordante e delirante sul Covid – 19 trasformano l’appuntamento del 29 marzo in un’eco lontana, una vibrazione al limite del sonoro scaturita dagli abissi dell’informazione. Il frastuono orchestrato sul contaggio, sovrasta il percorso che conduce all’appuntamento di fine marzo, che fa buon gioco ai populisti, sovranisti e all’antipolitica, la cui forza si basa su assurde proposte antidemocratiche. Tutto avviene come se in una cornice onirica fosse impresso un cane maremmano, che rosicchia quel che resta della funzione intermedia dei partiti, ormai logorati “perché ridotti a ectoplasmi ininfluenti” (1).

Non da oggi, infatti, il clima politico favorisce l’avventura referendaria, fortemente voluta dall’autoritarismo del movimento 5 Stelle, tesa sul detto “chi sparagna, la gatta magna” che si otterrebbe dalla ghigliottinata inferta al Parlamento. Lo 0,007% sarebbe il risparmio sulla spesa pubblica: appena, appena una tazzina di caffè per ciascun italiano. Mentre sulla gobba degli stessi cittadini continua a gravare la spesa di oltre 5000 euro per il mancato contrasto all’evasione fiscale (107 Mld), all’economia criminale (200 Mld), al guadagno sommerso (oltre 100 Mld): entrate utili che latitano dall’erario dello Stato.

Insomma, le cifre rivelano che la tazzina di caffè in realtà costa al cittadino italiano 5000 euro, e nessuno, per quanto possa essere assurdo, si lamenta.
E’ il risultato della “ visione politica contaminata da un populismo autoritario che vuole separare i cittadini dalle istituzioni”(2,). Avanti, mobilitiamoci in difesa della Costituzione: Dignità! Libertà! Uguaglianza!

(1) Massimo Villone; (2) Roberto Loddo

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