Rete Sarda Aeroportuale, un’opportunità per la Sardegna

13 Marzo 2026

[Roberto Mirasola]

L’attenzione con cui Sinistra Futura ha seguito l’operazione degli aeroporti sardi non è recente. Già a luglio 2024 sono comparsi i primi interventi che manifestavano una profonda preoccupazione per i presupposti dell’operazione, allora poco chiari e poco trasparenti. Il timore, confermato nel tempo, era che si volesse procedere per favorire gli interessi di pochi, senza tutelare adeguatamente il bene pubblico.

Ciò premesso, è opportuno ricostruire il percorso che ci ha portato a sostenere la posizione della Presidente in Giunta. Certamente la nostra adesione non è motivata dalla mera partecipazione del 9,25% nella nascente holding. Partendo dal principio, le nostre valutazioni si sono basate sulla nota delibera camerale 48/2023, dalla quale emergeva la chiara intenzione di costituire una holding privata orientata esclusivamente all’interesse economico delle società coinvolte.

In quel documento, si riteneva di non dover ricorrere ad alcuna gara pubblica — nonostante quanto previsto dalla legge — individuando unilateralmente come unico interlocutore F2i Ligantia, società controllante gli scali di Olbia e Alghero. Risultano quindi comprensibili sia il parere negativo della Corte dei Conti, sia la contrarietà espressa da diverse associazioni di categoria. Di fronte a tali presupposti documentali, la nostra opposizione è stata netta, mossa unicamente dall’obiettivo di salvaguardare l’interesse della collettività.

La complessità dell’operazione e i rigorosi obblighi di riservatezza previsti nella fase precontrattuale hanno impedito che fondamentali dettagli tecnici emergessero tempestivamente. In questo scenario, la Regione ha scelto di governare il processo, assumendo il ruolo di soggetto attivo e garante dell’interesse pubblico. Tale determinazione ha favorito un approfondito confronto politico all’interno della maggioranza, permettendo di delineare con chiarezza gli obiettivi strategici.

L’assetto dell’operazione risulta oggi profondamente evoluto: non si tratta più di una mera ripartizione di quote societarie finalizzata al controllo di una holding, bensì della costituzione di una Rete Aeroportuale Sarda, concepita per operare in modo sistemico a tutela degli scali e della collettività.

Il quadro normativo di riferimento

Il mutamento di prospettiva è stato reso possibile dall’adozione di uno specifico strumento normativo. La Direttiva 2009/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2009, prevede la “ Rete Aeroportuale , un gruppo di aeroporti, debitamente designato come tale da uno Stato membro, gestiti dallo stesso gestore aeroportuale”. A sua volta, il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), stabilisce che le reti aeroportuali sul territorio italiano siano designate con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Questo impianto normativo si integra con l’Art. 706 del Codice dellaNavigazione, che rappresenta la “casa” definitiva di queste disposizioni nel nostro ordinamento marittimo e aereo L’istituzione di questo soggetto giuridico, impone il rispetto di precisi vincoli a salvaguardia dell’interesse pubblico. La normativa italiana ed europea prevedono, inoltre, un rigoroso sistema di vigilanza per garantire che il gestore non operi in regime di monopolio.

I tre pilastri della governance e del controllo

La struttura dei controlli si fonda su tre direttrici fondamentali:

  1. Vigilanza Tecnica e di Sicurezza: affidata all’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile).
  2. Regolazione Economica: di competenza dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), che interviene per prevenire abusi di posizione dominante e per vigilare sui modelli tariffari, affinché la loro definizione non sia rimessa alla discrezionalità del gestore ma sia orientata alla tutela dell’utenza.
  3. Contratto di Programma: lo strumento che vincola il gestore aeroportuale nei confronti dello Stato (tramite l’ENAC), configurandosi come un vero e proprio patto di servizio pubblico.

A completamento di tale quadro, la presentazione di un rigoroso Piano Industriale dovrà dimostrare come la gestione integrata sia in grado di incrementare l’efficienza complessiva, mantenendo elevati standard di sicurezza.

In questo contesto, la partecipazione della Regione risulta essenziale: senza il suo apporto non sarebbe stata possibile l’istituzione della Rete. Non si tratta di un mero differimento tecnico delle operazioni, ma dell’avvio di un percorso nuovo e discontinuo rispetto al passato. Un iter che, data la severità della regolamentazione vigente, richiede il progressivo intervento delle Autorità competenti, uniche legittimate a validare questa importante opportunità di sviluppo per l’Isola.

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