Rifiuti. L’economia circolare è la soluzione?

1 dicembre 2018
[Valeria Casula]

Una storia immaginaria, ispirata a situazioni virtuose e scritta da Valeria Casula che riflette sull’assenza di politiche di riduzione di rifiuti e sull’accumulazione di rifiuti in capannoni industriali, alcuni legali, molti illegali.

Mario Rossi Mario, che abita nella grande città di Santambroeus, è un giovane uomo impegnato nella tutela dell’ambiente, e questo suo impegno guida tutti i suoi comportamenti.
Mario va a lavorare in bicicletta, benché sia dotato di un auto che gli serve per poter accompagnare ogni tanto l’anziana madre a fare commissioni, ma anche per fare la spesa settimanale, perché non riesce proprio a trasportare le casse d’acqua in bicicletta.
Arrivato in ufficio, Mario si reca alla macchinetta del caffè che gli eroga la calda bevanda in un bicchierino di plastica con una palettina di plastica.
Mario pranza alla mensa aziendale, dove riceve posate igienizzate e confezionate in buste di plastica, tovaglietta e tovagliolo di carta, bicchiere usa e getta; quando arriva in prossimità della chiusura della mensa e osserva il cibo avanzato si chiede che fine farà tutto quel cibo.
Mario lavora tanto perché deve affrontare molte spese, per questo, se ne ha l’opportunità, si trattiene a fare un po’ di straordinari. Quando esce si reca al centro commerciale perché i piccoli alimentari sono rari e comunque a quell’ora sono già chiusi.
Al centro commerciale in occasione di ogni acquisto si interroga continuamente su che cosa sia meglio per l’ambiente:
È meglio comprare i tortellini monodose con tanto imballaggio o la confezione più grande con il rischio di doverne buttar via?
È meglio sostituire la lavatrice con una di classe energetica superiore, o aggiustarla perché ha eseguito pochi lavaggi, visto che lui vive solo?
Quando arriva il fine settimana Mario avrebbe l’opportunità di non approvvigionarsi alla grande distribuzione e comprare il cibo direttamente dai produttori, tuttavia si interroga se sia meglio prendere l’auto, fare carburante e percorrere 60 km fra andata e ritorno per comprare frutta e verdura, poca, perché vive solo e spesso cena fuori con gli amici, o se il gioco non vale la candela.
Mario presta la massima attenzione nel separare i rifiuti, riesce a differenziare il 90% dei suoi rifiuti. Pertanto della mezza tonnellata/anno di rifiuti che produce: 200 kg saranno compostati, 250 saranno riciclati a valle degli impianti di trattamento carta, plastica, vetro e metalli, generando 25 kg di scarti, 50 kg di indifferenziato, oltre gli scarti, andranno nell’inceneritore generando 15 kg di scorie e ceneri da smaltire in discarica.
Mario sa anche che per ogni kg di rifiuti urbani che genera occorre aggiungerne almeno 4 di rifiuti industriali, generati nella produzione dei suoi beni.
Mario va a dormire poco sereno al pensiero dei rifiuti che produce, ma allo stesso tempo è anche determinato nel respingere qualsiasi ipotesi di realizzazione di impianti di gestione rifiuti: gli impianti di compostaggio generano cattivi odori e rischiano di contaminare le falde, gli impianti di trattamento carta, plastica, vetro e metalli generano rifiuti solidi e liquidi, per non parlare poi di inceneritori e discariche!
Sì, è pur vero che se fossero tutti come lui non ci sarebbe bisogno di nuovi inceneritori, ma sicuramente non sarebbe possibile chiuderne alcuno.
Insomma, Mario sa benissimo che tutto il suo virtuosismo non è la soluzione ma solo il miglior modo di mitigare le conseguenze negative per l’ambiente.

Maria Ruju Maria Ruju vive a Bidda Galana, un paese di qualche migliaia di abitanti in un’isola del mediterraneo.
Maria fatica a capire le difficoltà di Mario, lei non è ossessionata dall’impatto ambientale dei suoi comportamenti.
Maria vive in una casa molto piccola, all’interno di un complesso di co-housing realizzato riqualificando vecchie case storiche. Non le serve una casa più grande perché nel suo complesso ci sono tanti spazi e servizi comuni: un grande salone per feste e cene, l’area lavanderia e stireria, l’area di co-working con postazioni internet e computer, la sala TV, il magazzino di oggetti e elettrodomestici comuni. Il complesso dispone anche di mezzo ettaro di terreno, in parte adibito a giardino con parco giochi e in parte a orto collettivo, con un piccolo pollaio.
Maria non ha bisogno della lavatrice tutta per sé, del ferro da stiro tutto per sé, dell’impastatrice tutta per sé e, di conseguenza, non ha bisogno né di tanto spazio in casa, né di acquistare tanti oggetti.
Maria lavora quattro ore al giorno e dedica una parte del suo tempo a coltivare l’orto collettivo e a curare gli animali del pollaio. Chiunque sia disposto a dedicare del tempo all’orto può ritirarne i prodotti, chi non ha tempo può comunque acquistarli, contribuendo così ai costi dell’orto stesso. Maria, a differenza di Mario, non genera rifiuti organici e genera pochissimi imballaggi, in quanto i suoi scarti alimentari sono cibo per le galline e ammendante per l’orto e il cibo che acquista non contiene imballaggi.
A Bidda Galana infatti non esiste la grande distribuzione organizzata, il fabbisogno alimentare è coperto dalla produzione agricola dei contadini della zona. Ovviamente sono disponibili solo prodotti di stagione, tuttavia, se proprio Maria desiderasse prodotti fuori stagione, potrebbe recarsi in città dove c’è un grande centro commerciale, ma non ci pensa neanche a spendere mezza giornata per mangiare zucchine a febbraio e cavoli ad agosto!
A Bidda Galana sorge anche Itebonu, un’industria alimentare che trasforma i prodotti agricoli del luogo. Benché Itebonu conosca il ruolo del packaging nel marketing, è anche consapevole che i propri prodotti cesserebbero di essere di pregio se in prossimità delle attività agricole sorgessero impianti di smaltimento rifiuti. Per questo motivo ha deciso di riutilizzare i contenitori degli alimenti, per lo più di vetro (il vecchio vuoto a rendere), evitando l’utilizzo di packaging usa e getta.
Inizialmente i creativi del marketing hanno lamentato di non poter esprimere la loro creatività con tali vincoli, poi hanno scoperto sia l’enorme potere comunicativo delle etichette nei contenitori, sia il potenziale di mercato di prodotti senza impatto ambientale sul segmento di clienti come Mario.
A Bidda Galana è presente una produzione di detergenti per l’igiene personale e della casa. Gli abitanti di Bidda Galana possono acquistarli o spillandoli a prezzi scontati, utilizzando direttamente i contenitori portati da casa, o imbottigliati con il vuoto a rendere o senza vuoto a rendere corrispondendo 2 euro in più per ciascuna confezione. Maria non ha dubbi: usa e riusa i propri contenitori.
Ci sono un sacco di altre stranezze a Bidda Galana, sarebbe lunga descriverle tutte in dettaglio, mi limito ad elencarle:
non ci sono auto private e chi ha bisogno dell’auto utilizza le 50 auto del comune disponibili nella piazza;
esiste una banca del tempo, da cui Maria, che mette a disposizione un paio di ore la settimana per impartire lezioni di matematica riceve in cambio altrettante ore di imbianchino o di idraulico o di badante per la madre anziana o di aggiusta-tutto…;
alla piattaforma ecologica si conferiscono pochissimi oggetti, quasi tutti si lasciano prima dell’ingresso nella sala del riutilizzo, anche se si tratta di oggetti non funzionanti, perché lì si recano gli aggiusta-tutto per reperire i pezzi di ricambio e anche tutti gli altri cittadini per ritirare gratuitamente ciò di cui hanno bisogno.
Ovviamente anche a Bidda Galana si producono i rifiuti, ma se ne producono un decimo pro-capite.
Quando Mario è andato a visitare Maria hanno ragionato insieme su come replicare il modello Bidda Galana a Santambroeus; sicuramente qualcosa si può fare, non serve possedere tutti gli oggetti di utilizzo per lo più sporadico, un po’ di sharing economy si può realizzare ovunque, ma altre iniziative, come l’eliminazione della componente umida dei rifiuti, sono incompatibili con una grande città.
Insomma, l’economia circolare funziona ma non risolve il problema, la vera soluzione è introdurre meno materia possibile in questo circolo attraverso la drastica riduzione dei consumi, attraverso il riutilizzo dei beni. I rifiuti rimangono, ma ne rimangono molti meno, si riducono di un ordine di grandezza. Gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti servono, ma ne servono molti meno. Bidda Galana non è un sogno, un utopia, ma una necessità non più derogabile.

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