Storia di Antonia. Per un anno di strada e per quella ancora da fare

1 novembre 2018
[Antonio Esposito e Dario Stefano Dell’Aquila]

Un anno, centinaia di persone incontrate, migliaia di chilometri percorsi, decine di servizi giornalistici, interviste, recensioni, un’assenza compagna ogni volta. Un anno, e ancora nuovi cammini da realizzare, questioni e idee su cui confrontarsi, una presenza che non è solo nel ricordo.

“Storia di Antonia. Viaggio al termine di un manicomio” (Sensibili alle Foglie Edizioni) festeggia il suo primo compleanno; partendo da Napoli, da quell’albero di mimose dell’ex Opg “Je so pazzo” dedicato ad Antonia Bernardini, l’abbiamo accompagnata in questi 12 mesi di racconti, riflessioni, momenti belli, alcuni anche commoventi, dal nord est di Trieste al sud calabro di Cosenza, dal “Festival dei Matti” di Venezia agli eventi “40X180” di Genova, di Cagliari, fino all’iniziativa “Gli stati della mente” di Vicenza, e poi ancora agli incontri campani di Benevento, Mondragone, Sant’Agata dei Goti, Castel Volturno, Teano, Aversa, e ancora a Roma, e ancora.

Ci sarebbero decine di persone, associazioni, scuole, cattedre universitarie, organizzazioni sociali e politiche, da ringraziare, ché ognuna ha voluto, con generosità e passione, sostenere questo viaggio, accogliere questa storia, farla propria. Avremmo l’obbligo di salutare ad una ad una le tante persone, soprattutto le centinaia di ragazzi, che hanno voluto spendere il proprio tempo per ascoltare e condividere pensieri, emozioni, lacrime, sorrisi, a partire dal racconto di una storia di oltre 40 anni fa capace di parlare al presente. Soprattutto, vorremmo stringere in abbraccio, come in quella foto, Assunta, la compagna più importante di questo e di tanti altri cammini, anche quelli da fare.

Nelle prossime settimane, a Bari, Fano, Roma, forse Firenze, continueremo a raccontare di Antonia Bernardini, della violenza della contenzione, della lotta contro il pregiudizio psichiatrico e ogni forma, vecchia e nuova, di manicomio. Proveremo a capire come e perché queste riflessioni ci spingono a schierarci contro ogni forma di esclusione sociale, razzismo e sessismo. Ogni volta si rinnoverà una promessa, sempre la stessa, quella che abbiamo rubato a Camus e che Assunta Signorelli, tra le mille sfumature del viola, ci ha insegnato si poteva realizzare.

“C’è la bellezza e ci sono gli oppressi. Per quanto difficile possa essere, io vorrei essere fedele ad entrambi”.
Albert Camus (1953)

“Ci legavano come Cristo in Croce”. Le parole di Antonia Bernardini restituiscono l’inferno nel quale è costretta a vivere gli ultimi 15 mesi della sua vita: l’opg di Pozzuoli, dove viene internata, a seguito di un banale diverbio, in attesa di un processo che non si svolgerà mai. Antonia muore a causa delle ustioni riportate per l’incendio del letto di contenzione sul quale era legata da 43 giorni. La sua fine atroce destò scalpore, portò il tema dei manicomi criminali al centro del dibattito pubblico, determinò la chiusura dell’istituto puteolano. Venne istruito anche un processo che, dopo le condanne in primo grado, si concluse in appello senza colpevoli. Per oltre 40 anni, su questa storia è calato il silenzio. Qui se ne offre una ricostruzione completa, realizzata recuperando materiale d’archivio inedito, il dibattito dell’epoca, le testimonianze dei diversi protagonisti. Un lavoro che tesse una dolorosa ma avvincente trama narrativa, nella quale ritroviamo, con Antonia, la vita di altre donne, vittime di quella stessa violenza istituzionale, e il dispositivo psichiatrico, le cui logiche e prassi, seppure metamorfizzate, ripropongono, ancora oggi, l’orizzonte manicomiale.

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