“La ricerca del benessere” di Gianfranco Sabattini

1 novembre 2018
[Roberto Loddo]

Ho conosciuto Gianfranco Sabattini attraverso i suoi puntuali pezzi di economia pubblicati su il manifesto sardo. Analisi che ho iniziato a leggere da quando sono entrato nella redazione con l’impegno di curare il web editing sul quindicinale.

“La ricerca del benessere, riflessioni sulle prospettive dell’economia globale e locale”, Tema Edizioni, rappresenta un lavoro importante perché indaga le origini, gli sviluppi e le possibili vie d’uscita dalla più grave crisi economica dal dopoguerra e degli ultimi ottanta anni, un libro che raccoglie gli articoli dell’autore usciti su Il Mulino, Economia italiana, Mondoperaio, Il Risparmio, Quaderni bolotanesi, Camineras, Democrazia oggi e naturalmente il Manifesto sardoUna raccolta di articoli pubblicati su varie riviste e giornali di approfondimento sardi e italiani che partono dal 2008 al 2017. Dall’anno fatidico dell’inizio della crisi, che non rappresenta solo una semplice e temporanea falla del sistema finanziario globale ma un percorso permanente di consolidamento delle politiche neoliberiste che hanno prodotto solo la totale libertà di movimento dei capitali e la completa deregolazione dei mercati finanziari. Ancora oggi la ricchezza posseduta dall’1% più ricco della popolazione mondiale è uguale a quella del resto dell’umanità.

La crisi raccontata da Sabattini non descrive solo la cancellazione delle conquiste sociali delle tutele nel mondo del lavoro, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri, ma descrive anche il progressivo deterioramento dei diritti civili e delle libertà individuali, perché questa crisi non attacca solo la dimensione del benessere economico, attacca soprattutto i corpi delle persone. Tra i tanti danni delle contraddizioni della globalizzazione neoliberista, il danno più drammatico è sicuramente la diffusione di una tendenza culturale che ci vorrebbe da soli, ognuno per conto suo, all’interno di una dimensione egoista e individualista legata alle logiche del patriarcato e del capitalismo.

Il libro di Gianfranco Sabattini con cui ho avuto il piacere di collaborare nella cura editoriale e nella selezione contiene una prefazione del Prof. Pasquale Lucio Scandizzo ed è formato da sei sezioni principali: parte da una raccolta generale di analisi e critica a numerosi punti di vista sui tanti volti del capitalismo, sulla crisi della democrazia, il ruolo crescente dei populismi. La seconda parte Mondo entra nel merito dell’impatto della globalizzazione sullo sviluppo delle povertà e delle disuguaglianze analizzando il fenomeno Trump, il ruolo della Russia e della Cina nell’ordine internazionale, i sogni imperiali di Putin. Una sezione che analizza la relazione tra il terrorismo la balcanizzazione della galassia mediorientale.

La terza sezione descrive una Europa in crisi, dominata dal sogno infranto del Manifesto di Ventotene e dall’egemonia tedesca, dalla crescita delle nuove destre alla Brexit e alla Grecia, prima vittima dell’ordoliberismo. Nella quarta sezione, denominata Italia, Sabattini fotografa le conseguenze antropologiche della crisi che hanno portato l’Italia nella periferia del mondo e descrive le medicine possibili per uscire dalla trappola dell’austerità, anche analizzando i punti di vista di vari economisti e intellettuali.

La quinta sezione del libro è dedicata all’arretramento economico e sociale del Mezzogiorno, alla crisi delle politiche meridionalistiche e alle responsabilità delle classi dirigenti del sud. Per Sabattini non può esistere nessuna strategia adeguata ed efficiente di sviluppo dell’Italia che rilanci l’economia senza l’inserimento del Mezzogiorno. L’ultima sezione è dedicata all’isola delle disuguaglianze, la Sardegna e le occasioni mancate della sua politica autonomistica, il problema dello spopolamento dei comuni, le criticità del presente e le prospettive future del mondo pastorale.

Durante tutti questi anni di lettura degli articoli di Gianfranco Sabattini ho sempre pensato che la dimensione sociale, culturale ed economica rappresentata peggiorasse sempre di più insieme alla dimensione politica. La crisi ha colpito anche coloro che dovrebbero aprire la gabbia e cambiare la rotta della narrazione neoliberista e delle politiche di austerità adottate dall’Europa e dall’Italia. Infatti nella periferia della politica italiana e in modo del tutto marginale e minoritario sono rimaste tutt’ora isolate quelle voci che vedono la disuguaglianza come un grave problema da contrastare e superare e non come una condizione necessaria per la promozione della crescita e dell’efficienza del mercato.

La politica infatti si trova di fronte uno scenario radicalmente mutato rispetto agli schemi del ‘900. Il movimento operaio, e i partiti e i sindacati ad esso connessi, erano i maggiori attori del cambiamento economico orientato a costruire la società attraverso il conflitto sociale, diminuire le disuguaglianze, aumentare il lavoro, il reddito e i diritti sociali. Oggi questo ruolo di attore del cambiamento è in crisi proprio perché il ruolo della dimensione sindacale e della dimensione partitica è fortemente ridimensionato. Il conflitto sociale nel XXI secolo è sempre più generato da soggetti non rappresentati e non organizzati. L’incapacità di rappresentare e ricostruire un idea riconoscibile di cambiamento e trasformazione della società ha aperto un varco nel Potere che sta alimentando i populismi delle nuove destre e le loro pulsioni nazionaliste e sovraniste.

A cosa serve quindi questo nuovo libro di Gianfranco Sabattini? Questa raccolta è preziosa perché ricostruisce in maniera dettagliata una memoria delle contraddizioni della globalizzazione in tutte le dimensioni della società e descrive un metodo di analisi e di ricerca nella costruzione di soluzioni per farci uscire dalla crisi, per conoscere quei meccanismi che originano la disuguaglianza e per costruire un nuovo modo di vivere, di produrre, e di consumare.

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