Tomaso Tiddia e la sua raccolta ‘’Ogni volto d’uomo’’, testimonianza preziosa di una poesia partigiana per sentirsi davvero umani

10 Febbraio 2026

[Mattia Lasio]

«È un libro importante per me questo. Io credo che la poesia oggi abbia un compito fondamentale: quello di parlare a ogni uomo e sentirsi nel volto di ogni uomo.

Oggi o mai più». Tomaso Tiddia pronuncia queste parole durante una mattina di metà dicembre di un 2025 pronto a lasciare spazio a un nuovo anno, mentre cammina in una Marina Piccola silenziosa e tiepida in una Cagliari placida e soffusa. Le nubi in cielo si susseguono rapide, per poi lasciare un piccolo spazio a un bagliore di luce che rischiara la Sella del Diavolo che si staglia fiera e con un’eleganza dai tratti superbi. Cagliaritano classe 1965, Tomaso è poeta schietto, di chi la poesia la vive giornalmente sulla sua pelle in modo viscerale e a tratti anche doloroso.

I suoi versi, come dimostra la sua nuova opera ‘’Ogni volto d’uomo’’ pubblicata da Il Convivio Editore, sono frutto di un labor limae scrupoloso, testimoni di un lavoro di cesellatura grazie a cui i minimi dettagli prendono pienamente coscienza di sé e spiccano il volo verso orizzonti dove non esistono confini. Sorriso in volto appena accennato, sguardo attento, cappotto nero, maglione blu, jeans chiari e un paio di polacchine beige: Tomaso, che svolge la professione di libraio, ha negli occhi molteplici mondi che tratteggia con parole selezionate e scelte accuratamente, parole usate con il garbo di chi è consapevole che siamo tutti naviganti in una società dove procedere controvento non è mai compito semplice.

La sua opera, la terza dopo le precedenti raccolte “L’azzurro e il rosso cielo’’ e ‘’Sconosciuti fratelli’’, è suddivisa in tre sezioni e contiene al suo interno 97 poesie, racchiuse in 111 pagine. Sono poesie nel pieno senso del termine, non un semplice insieme di versi: sono pezzi di anima, a tratti ermetici, a tratti estremamente chiari, a tratti colmi di speranza e a tratti permeati di disincanto che racchiudono l’universo interiore e la visione del mondo di chi non ha bisogno di riempirsi la bocca di frasi vuote e scontate ma a cui basta uno sguardo  per testimoniare ciò che prova.

Colpiscono, in apertura, i versi di uno dei poeti più influenti della letteratura francese ovvero René Char di cui si riportano queste parole tratte dall’opera ‘’Fogli d’Ipnos’’ risalente al 1946: «Il poeta, conservatore degli infiniti volti di ciò che vive». È una premessa fondamentale che consente di comprendere da subito la direzione che prenderà il verseggiare dell’autore.

La raccolta prende la mosse da ‘’Il tetto non crollò invece’’ dove traspare subito un’intensità lirica estremamente forte e passionale, un’intensità che traspare appieno da ‘’Nontiscordardimé’’ dove il cuore viene definito come la chiave e la serratura, rimarcando il fatto che esso sia spesso la risposta a tutti i dubbi che ci tormentano. Se è vero che trovare una definizione per ciò che si è non è certo facile, Tiddia riesce a trovare le parole più appropriate in ‘’Ti osservo’’ dove scrive: «sono una radura, un bosco di occhi certi». Occhi rivolti verso un mondo che, come affermato in ‘’La sfida non ha retto’’, «è l’enigma di essere noi e nient’altro, noi ogni altro dell’altro».

Occhi per cercare di andare oltre la fissità delle poche parole di cui disponiamo soprattutto in certi frangenti, occhi per ricordarsi che, talvolta, per sorridere bastano un volto e i raggi del sole, oltre che il fascino di un mare in cui le onde si ingannano l’una con l’altra.

Il cuore inteso come animo profondo e ricco di molteplici anfratti è al centro di ‘’Dalla gioia inseguito, aperte’’ e proprio a esso si rivolge con parole delicate: «ogni passo un suono che la voce desta, tu cuore cancella le parole che non sanno restare sole». Uno dei tratti che caratterizza maggiormente la poetica di Tomaso Tiddia è il lessico colto, ricco di vocaboli raffinati ma mai superbi e saccenti. Di questo si ha la piena dimostrazione quando scrive, sul finire della prima sezione dell’opera: «orfica strada di bianchi dirami, nei pitagorici baci che semi lasciano ai destini».

Immancabile il richiamo al sentimento amoroso in ‘’Ci sono giorni senza poesia’’ dove viene ricordato saggiamente che «l’amore ha uno sguardo solo che è negli occhi di tutti». Occhi, custodi di moti dell’animo irrefrenabili e ancora una volta protagonisti: occhi in grado di capire che «morire è respiro allato, andare e venire illimitato».

Andare e venire illimitato, proprio così: ma verso dove? Forse la risposta è racchiusa in ‘’Via Codroipo’’, un tributo sincero e autentico alle periferie e a tutti coloro che vengono definiti perdenti da chi è privo di acume per provare a scavare in profondità nelle relazioni con le persone con le quali si trova a rapportarsi. La penna di Tiddia scandaglia il legame simbiotico tra i concetti di amore e impossibile, che si richiamano gli uni con gli altri nutrendosi vicendevolmente delle suggestioni che sanno evocare.

Suggestioni magiche che non mancano in ‘’Ad Antonello Fadda, libraio della libertà’’ dove si legge: «i sognatori veri sono i sogni fuggiti dalle ingiustizie della storia per sognare ancora ancora ancora dentro i cuori dei vinti». Il rapporto unico e a tratti conflittuale tra letteratura e poesia viene espresso con chiarezza in ‘’Poesia è un regno senza re’’ dove con lucida franchezza si arriva alla conclusione che «letteratura e poesia sono una di troppo, Davide e Golia, duende di due, unione di uno, e il sasso? La poesia fa scomparire se stessa». Già, la poesia fa scomparire se stessa e basta a se stessa: perché questo? forse perché «i poeti sono tanti, come le stelle del cielo! Bisogna andare dove è buio per vedere quanti sono».

Il gran finale è sancito da un incipit che arriva dritto al punto per la sua spiccata densità lirica: «è ritornato il tuo tempo, poesia». Poesia, fedele e pura compagna degli animi inquieti e di coloro che non smettono di farsi domande.

Poesia, unica e preziosa come quella di Tomaso Tiddia: una poesia partigiana, solido scudo davanti alla ferocia dei giorni odierni, atto di resistenza concreto, quotidiano, audace: non solamente versi ma un monito estremamente prezioso per non smettere mai di essere e sentirsi realmente umani.

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