Una lettera aperta all’assessore al Bilancio Paci

16 ottobre 2018
[Claudia Zuncheddu]

Caro Assessore, Nel corso dell’evento – Nella tutela della salute la Specialità della Sardegna c’è ma non si vede – organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna, ho avuto la possibilità di confrontarmi con l’ex ministro della Salute, del governo Monti, Renato Balduzzi.

Dalla sua esposizione, seppur affascinante, di un tema così complesso come quello della Sanità, è chiara la percezione che i tagli dei nostri ospedali partono da lontano e da politiche neoliberiste che mal si addicono alle “fragilità” della Sardegna.

L’ex ministro, tra una bacchettata e l’altra contro voi che malgovernate l’Autonomia Sarda, compiaciuto riferisce che “l’assessore al Bilancio Paci comunica che entro il 2019 cancellerà i debiti di 600 milioni della Sanità sarda”. Ma al di là degli screzi tra neoliberisti, nessuno parla del bagno di sangue a cui vengono condannati i sardi in nome del ripianamento dei debiti di cui non hanno colpe.

Con la Spending Review di Monti e poi di Renzi alla Sanità sarda non restava più nulla da tagliare, se non fosse che con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda promosso dalla vostra giunta, con il supporto di Moirano, tagliate radicalmente i diritti alla Salute in tutti i territori della Sardegna.

Assessore, i tagli alla Sanità si orientano laddove si registrano gli sperperi reali a partire dagli emolumenti spropositati di direttori generali e supermanager, dal pagamento eccessivo di forniture, all’aggiudicazione degli appalti, agli acquisti a costi incontrollabili relativi a medicinali e a dispositivi medici spesso inutilizzati, all’eliminazione dell’uso improprio di posizioni di prestigio, di rimborsi o pagamenti ingiustificati, come ad esempio i 700 euro a turno per la disponibilità di un anestesista laddove la chirurgia è stata soppressa.

L’inappropriatezza organizzativa e di gestione della Sanità, da parte di chi governa la Sardegna, ricade pesantemente sulle nostre collettività. I sardi sono in rivolta e stanno occupando gli ospedali. Il 25 c.m. noi sardi saremo di nuovo in piazza contro le vostre politiche. I tagli ai servizi sanitari e la crescita del buco di bilancio dimostrano che non si risparmia togliendo i diritti alla gente.

Assessore, l’Italia è prima in Europa e terza al mondo per la corruzione in Sanità, con costi annui stimati dai 6 agli 8 miliardi. Secondo i dati della magistratura il 5,6% della spesa sanitaria “nazionale”, isole comprese, va alla corruzione. L’indagine della Magistratura sulla corruzione e gli sprechi punta sulle nomine, quindi su ingerenza politica, discrezionalità, carenze di competenze, insindacabilità, sull’aumento abnorme dei prezzi, prescrizioni e rimborsi fasulli, carenza di controlli, inadempimenti e irregolarità su cui non c’è controllo.

La lottizzazione politica della nostra Sanità viene messa sul conto della salute delle comunità con sforbiciate agli ospedali e all’organico. Mentre i presidi ospedalieri implodono piovono nomine, incarichi dirigenziali rigorosamente discrezionali, in primis in Ats, senza l’ombra di un concorso pubblico ed in barba ai conflitti d’interesse e alla meritocrazia che per molti medici senza “padrini” è una condanna.

Cancellare i debiti significa anche rimettere in primo piano l’etica, la salute e la competenza nella gestione della spesa. E’ su questo punto che convergono le funzioni degli assessorati alla Sanità e al Bilancio, ma con voi siamo fuori pista.

Con il Patto Prodi/Soru del 2006, la nostra Regione Autonoma decise di autofinanziarsi e di autogestirsi per la Sanità, in cambio di maggiori trasferimenti nelle casse sarde da parte dello Stato. Mai un’operazione con lo Stato fu così infausta per la nostra Autonomia. In nome del ripianamento del “debito nazionale” lo Stato non trasferisce per intero quanto previsto nelle casse sarde.
Dal 2017 la Sanità peggiora e la Sardegna non può chiedere allo Stato nessun rimborso per farmaci oncologici alternativi e per il vaccino contro l’epatite. Ma non si può neppure sospendere l’acquisto dei costosi farmaci perché essi rientrano nei 6000 LEA (livelli di essenziali di assistenza) imposti dallo Stato a tutte le regioni ordinarie e autonome. Lo Stato rimborserà le altre regioni ma non la Sardegna. Di chi le responsabilità?

Il Ministero non deve accollarsi responsabilità della gestione sarda della Sanità, tuona Roma.
Al ricorso del 2017, con cui la RAS “urlava contro l’ingiustizia”, la Corte costituzionale ha risposto «è proprio l’autonomia riconosciuta alla Regione anche nel farsi pieno carico della spesa sanitaria a liberare lo Stato dal dover rimborsare alla Sardegna il costo dei nuovi farmaci o gli eventuali aumenti dovuti all’aggiornamento delle prescrizioni». Resta l’obbligo dell’applicazione dei 6000 Livelli Essenziali di Assistenza, fra cui le carissime terapie antitumorali alternative e il vaccino per HCV, che la Sardegna deve rispettare per i patti con lo Stato.

Ma a beffa si aggiunge beffa. Vi siete appellati al DM70, figlio della Spending Review di Monti, per definire la coerenza del Piano di riordino della Rete ospedaliera sarda del supermanager Moirano, da tempo tra i “Balduzzi boys”. Un atto inopportuno e di sudditanza. L’art 3 sull’applicazione del DM70 recita: “per le regioni e le province autonome, che provvedono autonomamente al finanziamento del Servizio sanitario regionale esclusivamente con fondi del proprio bilancio, compatibilmente con le peculiarità demografiche e territoriali di riferimento nell’ambito della loro autonomia organizzativa”.

Mentre tutto il sistema sanitario pubblico crolla, nei territori disagiati e nelle grandi città sarde, sotto la Spending Review, stupisce che sia un uomo di Stato, il montiano Balduzzi a ricordare alla classe politica sarda che di fatto non pratica l’Autonomia. Che deve smetterla con il ritornello lo dice Roma, che come Regione Speciale sul Riordino della rete dei servizi decide il buon senso…, in definitiva, per l’esistenza che nella realtà locale di molti centri di potere collegati alla massima Assemblea dei sardi, la situazione di stallo sulla Sanità sarebbe comoda a tutti.

Il ministro montiano della Spending Review, caro assessore continua a bacchettarvi, perché “per la Sanità la Specialità c’è ma nelle carte e nell’applicazione giurisprudenziale ma non si vede… lo Stato non può dirti come devi gestire il tuo Bilancio… La specialità deve essere reale e non uno scudo per non andare avanti… La Regione Speciale può fare di più anticipando il Governo e la Giurisprudenza”.

Il potere ministeriale dice che in Sanità nessuno debba perdere, ma a noi sardi Voi, assessore avete tolto gli ospedali, le terapie e la serenità. A 70 anni dall’Autonomia e a 40 anni dalla Riforma Sanitaria, la più grande conquista sociale dello scorso secolo, il Prof. Balduzzi, Uomo di Stato, beniamino del governo Monti in Vaticano, nonché esponente del consiglio di amministrazione dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma, vi ha bocciato, caro assessore Paci, sulla vostra rinuncia a praticare l’Autonomia Speciale. E’ una beffa. Un solo peccato di memoria, dopo aver ribattuto alle mie considerazioni, Balduzzi ha sorvolato sull’operazione Mater Olbia di cui anche Lei è ben informato.

Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

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