Incendi in Sardegna: il telerilevamento funziona o no?

1 dicembre 2016
incendi_sardegna_4

Fonte immagine Sky

Stefano Deliperi

Anche quest’anno è stato pagato il solito tributo in boschi e pascoli a delinquenza e incuria sul fronte del fuoco. Secondo i dati diffusi dalla Regione autonoma della Sardegna, nella campagna antincendi 2016 sono stati registrati 2.495 incendi e sono stati 11.600 gli ettari percorsi dal fuoco, di cui 3.000 di superficie boschiva. I roghi più importanti si sono verificati in occasione dei quattro avvisi di condizioni meteo avverse: all’inizio di luglio (quattromila ettari), il 20 luglio (1.600), il 22-23 luglio (8.900 ettari) poi a metà agosto in Gallura e l’incendio a Pula.

Il resoconto fatto a fine settembre 2016 in Consiglio regionale dall’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Spano ha indicato una diminuzione dell’estensione complessiva delle aree interessate dagli incendi pari al 33%, -35% delle aree boscate e -32% di quelle non boscate, rispetto alla media del periodo 1998-2015. Solo un accenno al telerilevamento degli incendi: sarebbero stati rilevati “numerosi falsi allarmi”. Ma che cosa vuol dire? E, soprattutto, che cos’è questo sistema di telerilevamento degli incendiLe prime sperimentazioni vennero effettuate dalla Teletron s.r.l. nel 1984 in Sardegna (Monte Cidolai, Arzana), grazie a fondi comunitari e regionali. L’impianto sperimentale venne collaudato e diede buona prova.

Il nostro oggetto misterioso venne in seguito realizzato in base alla legge n. 38/1990, con cui il Governo stanziò per la prevenzione degli incendi boschivi in Sardegna, Sicilia e Liguria ingenti fondi pubblici, di cui circa 38 miliardi di lire per l’appalto e la realizzazione di sistemi elettronici di prevenzione degli incendi in Sardegna. La Regione autonoma della Sardegna mise altri 9 miliardi di lire, mentre altri 5 miliardi di lire vennero stanziati da Due comunità montane. Alla fine del 1993, risultavano operativi in Sardegna 25 impianti locali di monitoraggio con 9 sale operative, a cui ne seguirono altri 25.

Secondo quanto programmato, i sistemi di monitoraggio ambientale, tecnologicamente operativi con telecamere all’infrarosso, coprirebbero la gran parte delle aree più importanti sul piano naturalistico e ambientale, in grado di rilevare principi di incendio a distanze sino a 20 chilometri, con copertura nell’infrarosso continua. Possono identificare con tecnologia mista il fumo di giorno, il tutto entro tre minuti dall’insorgere dell’evento e geolocalizzare sul sistema cartografico il luogo di sviluppo del focolaio. Possono, quindi, esser utili anche per le indagini di polizia giudiziaria e per la pianificazione degli interventi a difesa del territorio.

I primi impianti, operativi nelle aree di Lanusei, dei Sette Fratelli e di Neoneli, avrebbero dimostrato sensibile efficacia, visto che ben l’85% degli incendi si sarebbero verificati al di fuori della portata dei sensori di rilevamento. Eppure i processi di collaudo e messa in opera rallentarono. Nel 2003-2004 la Regione chiese alla stessa Teletron l’aggiornamento tecnologico di alcuni impianti già definitivamente collaudati, investendo altri 850.000 euro. L’aggiornamento sarebbe stato completato, ma i 50 impianti dell’R.T.I. Alenia Progensar Teletron sarebbero stati in buona sostanza abbandonati a partire dal 2005 per motivi non conosciuti.

Eppure sembra che la Regione continui a pagare ben 250 mila euro all’anno solo per mantenere le frequenze radio del sistema. Attualmente nessun impianto è in funzione, anzi sarebbero stati oggetto di furti e atti di vandalismo. La Sezione di controllo della Corte dei conti per la Sardegna effettuò una specifica indagine di controllo sulla gestione (legge n. 20/1994 e s.m.i.), indicando (deliberazioni n. 3/2001 del 5 gennaio 2001 e n. 18/2013 del 31 ottobre 2013) una cospicua serie di difficoltà di ordine burocratico e organizzativo per il positivo utilizzo del sistema.

Analoghi sistemi di telerilevamento degli incendi sono operativi in varie altre aree naturali, per esempio nel parco nazionale del Pollino, nel parco naturale regionale delle Madonie, nel parco regionale dell’Appia Antica, nel parco naturale regionale di Vejo. A questo punto, a fronte di oltre 25 milioni di euro di fondi pubblici al valore attuale già spesi nel corso degli anni, la minima esigenza di trasparenza vorrebbe che la Regione autonoma della Sardegna dicesse e dimostrasse una volta per tutte se il sistema di telerilevamento degli incendi sia o meno efficace, contribuendo così concretamente alla salvaguardia dell’Isola. Insomma, funziona o no? E’ troppo chiedere trasparenza?

1 Commento a “Incendi in Sardegna: il telerilevamento funziona o no?”

  1. DANTE BISSIRI scrive:

    Se volete sapere se la risposta è Si oppure NO
    dovete pagare altri 25 milioni di euro, o 50 miliardi di lire.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili


----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI