Consumiamo le persone

1 Giugno 2023

Murale di Alberto Mandis a Mogoro

[Mario Fiumene]

Ormai da decenni sono passati sotto gli occhi di tanti di noi fiumi di parole sul tema del consumismo, riferito a oggetti voluttuari ma anche a prodotti utili a semplificare la vita quotidiana, sia in ambito domestico che in ambito lavorativo.

Ci siamo distratti, non abbiamo colto quanto accadeva alle persone a noi care e vicine. Siamo noi gli autori del misfatto e non abbiamo il giusto senso di autocritica. Non c’è un allert che ci fa riflettere sul nostro agire. Mi riferisco a quanto accadeva e a quanto accade: consumiamo le persone, quelle ritenute obsolete secondo i canoni del vivere moderno: diventi anziano e allora è arrivato il momento di stare in casa, oppure di andare a vivere in una struttura dove ci sono tuoi simili per età.

Questo accade a tanti che dopo aver svolto attività al servizio della società, in tutti i ruoli: settori della vita civile es. imprese edili, settore agricolo e degli allevamenti, settore scuola, settore della sanità, etc. Pare che succeda anche per chi ha operato nei luoghi di culto delle piccole e grandi comunità, quando non hanno familiari di riferimento, (mi pare che per gli appartenenti agli ordini religiosi, almeno in parte, il sostegno arrivi dalle loro Comunità). La mia esperienza professionale e la formazione acquisita in ambito socioassistenziale e sanitario, mi consentono di poter dare un parere su questo spaccato di vita della società italiana e di quella sarda in particolare, in quanto da me meglio conosciuta.

Mi corre d’obbligo far riferimento alla cultura che in Sardegna è stata tramandata riguardo gli anziani e i vecchi, in merito al rispetto a loro dovuto: gli anziani e i vecchi devono essere accuditi dalle nuove generazioni; devono essere rispettati nei tempi, nei modi a loro confacenti e questo accudimento dovrebbe essere esercitato in primis dentro la casa. Qui sicuramente, ci saranno coloro che addurranno la classica obiezione che oggi la differente tipologia delle abitazioni, con spazi ridotti, è insufficiente per nuovi nati, figuriamoci per un anziano.

Non può e non deve diventare un alibi. In precedenza, ho citato l’ambito socioassistenziale,ecco il motivo: un popolo civile non può avere poca attenzione nei confronti dei suoi cittadini di qualunque età: infanzia, adulti e terza età. Questo vale soprattutto in una Nazione che ha l’indice di invecchiamento alto in Europa e vale ancora di più in una Regione come la nostra Sardegna, dove l’indice di vecchiaia ha una media molto alta. Nei nostri territori hanno preso forma e piede le (R.S.A.) Residenze Sanitarie Assistenziali, che accolgono un importante numero di ospiti, da 40 a 80. Alcuni vorrebbero ampliarne i numeri.

Non mancano le piccole Comunità di accoglienza, presenti in vari Comuni (le Amministrazioni comunali pensando di fare cosa buona per gli anziani, oltre a voler dare posti di lavoro. Eppure, da più parti durante la Pandemia abbiamo avuto riscontro di quanto accaduto, anche in Sardegna, a carico degli anziani nelle RSA. Nonostante ciò, pochi fanno tesoro del vissuto: questo è male, purtroppo prevale l’aspetto economico rispetto al bene delle persone anziane e vecchie. Spesso l’assistenza erogata non risponde ai canoni previsti dalle norne di legge, anche per via delle note carenze di personale qualificato.  

Esistono nuove linee di indirizzo per l’assistenza agli anziani, realtà collaudate e vissute in modo positivo da chi ne usufruisce e vi opera. Sono realtà alternative alle mega strutture delle R.S.A. o delle Comunità di alloggio. Mi riferisco alle case di accoglienza familiare dove vivono anziani e vecchi, spesso con varie disabilità. Vivono insieme a giovani o a adulti-giovani nel ruolo di personale di supporto alle attività di vita quotidiana, con uno sguardo alla valorizzazione delle conoscenze e dei saperi che gli anziani e i vecchi possiedono. Le strutture alle quali sto facendo riferimento nascono con una filosofia ben precisa: avere numeri contenuti di ospiti: 6/8 anziani e 4 tra giovani adulti che vi lavorano, adottano una conduzione familiare nella gestione dei pasti, degli orari di sonno e tempo libero.

Inoltre, hanno una corsia privilegiata per migliorare la collaborazione con i Servizi di sanità pubblica, in particolare attraverso il modello assistenziale noto come Cronic Care Model e la medicina di iniziativa, ovvero le visite del personale sanitario, sono programmate al domicilio a seconda delle patologie di ogni individuo presente. Il sostegno arriva tramite i Servizi Sociali, il Servizio sanitario Domiciliare ADI: non ultimo e non di poco conto il Servizio Civile dei giovani e del terzo settore.

I costi sono notevolmente ridotti rispetto alle RSA, il benessere delle persone è il primo che si coglie dalla narrazione degli ospiti. Sta a noi cittadini, esperti in vari ambiti, gente comune, avanzare le proposte; sta alla Politica dare gambe a progetti validi e dai costi sostenibili.

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