Amor la mosse, in ricordo di Lulli Castaldi

31 Gennaio 2026

[Gianni Loy]

Foglie ingiallite, meditabonde, oscillano nel vuoto, prima di restituirsi alla terra che le ha germogliate. Più non ritorna il bel tempo, più non si avvicendano le stagioni.

I tempi dell’autunno – la sola stagione che ci è concessa – conservano con discrezione, tuttavia, i sentori delle primavere che abbiamo attraversato, perché intensamente abbiamo vissuto e, qualche volta, persino eroi ci siamo sentiti.

Eroi di speranze gridate, e poi taciute, al cospetto di moltitudini che non capirebbero la processione, di pianti e di sorrisi, che abbiamo cantato nelle strade del mondo, nella buona e nella cattiva sorte.

Una delle cose belle che la vita mi ha regalato – e immagino abbia regalato a molti di quanti abbiamo percorso, insieme, tratti della stessa strada – è quella di aver incontrato, durante il percorso, tante belle persone. Aiuta a preparare il commiato.

Lulli è stata una di quelle belle, straordinarie, persone che ho, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere, che ci ha accompagnato, chi più chi meno, in momenti importanti, talvolta persino esaltanti, della nostra esperienza.

Come tutti noi, aveva, anche lei anche qualche difetto. Per la verità, per quanto io ricordi, uno solo: la loquacità.

Uno solo difetto – che le ho sempre perdonato, come lei ha perdonato i miei – perché dovuta al bisogno di compensare un’esperienza infantile che l’ha costretta a vivere momenti di solitudine, di assenza di compagnia; per altro verso, quella sua indomabile esigenza di comunicazione era espressione di generosità.

Lulli, non lo si dimentichi, si è formata all’interno di un ambiente ecclesiale tradizionalista, a volte bigotto, ha imparato a pregare in latino, ha cantato, inconsapevole, i canti del Dio imperatore; ha percorso la sua prima esperienza all’interno di un associazionismo cattolico preoccupato di tener separati i maschi dalle femmine, impegnato nella battaglia contro il comunismo, collaterale alla Democrazia Cristiana.

Quel clima, profondamente respirato anche in ambiente familiare, non le ha impedito di accogliere, col cuore aperto, il messaggio di cambiamento simbolicamente rappresentato, per molti di noi, dall’affacciarsi sulla Piazza San Pietro di un papa di nome Giovanni. Le prime parole di quel papa hanno annunciato che, dopo secoli di Concilio tridentino, nella Chiesa stava per aprirsi una fase di straordinarie trasformazioni. E infatti, poco dopo, è arrivato il Concilio Vaticano II° E quella trasformazione, a sua volta, avrebbe contribuito all’esplosione di una impetuosa rivoluzione sociale.

Lulli si è trovata lì, in quel momento, già profondamente impegnata nella formazione religiosa delle ragazze; al primo refolo, ha esposto la sua vela al vento nuovo.

Ed è lì, pochi anni dopo, in quella esaltante fase storica, che l’abbiamo incontrata, quando giovani in ricerca, provenienti da differenti esperienze, per lo più religiose, siamo confluiti nella via San Lucifero.

Lulli era lì, pronta ad accompagnarci, in prima linea; straordinariamente aperta ai segni dei tempi, al nuovo che avanzava, e allo stesso tempo vigile sulle dinamiche, nuove e sconosciute, di quelle praterie.

Credo che a spingerla a gettarsi nelle lotte di liberazione che, in quegli anni, si diffondevano soprattutto tra i giovani e che abbattevano, con incredibile velocità, i recinti nei quali eravamo stati rinchiusi per tempo, sia stato l’amore. Sì, credo che “amor la mosse”.

È stato un crescendo di impegno in tutti i campi: nella scuola, in primo luogo, e poi ancora nella Chiesa, accompagnando e diffondendo le lotte esemplari di tanti profeti che, in quegli anni, riscoprivano e testimoniavano, in tutto il mondo, i valori concreti del vangelo, sia con la preghiera che con la lotta, a volte a prezzo di emarginazione e di isolamento da parte di un clericalismo arroccato nella difesa di antichi privilegi.

È stato l’amore a spingerla nei difficili sentieri della politica, a partecipare alle lotte sociali e a farle abbracciare, con passione e competenza, la causa della più grande rivoluzione che il sessantotto abbia prodotto: la rivoluzione femminista.

Durante i primi anni di quel suo impegno sociale, ha incontrato Mariano, proveniente da un’altra esperienza di cattolicesimo, quello della borghesia, che il suo Cristo se lo era andato a cercare nelle periferie più degradate e malfamate della città. Né è nata una delle coppie più belle del mondo. Coppia improbabile, perché lei non ha mai smesso di ubbidire all’imperativo categorico che le comandava impegno militante, di studio e di azione, che non consentiva ozi ed esigeva serietà; lui che, invece, non disdegnava il faceto, più incline ad un’arguzia dissacrante che consentiva di combinare la militanza con i bioritmi.  Insomma, non condividevano lo stesso lo stesso senso dell’ironia. Improbabile, ma perfetta.

Non so, per ciò che conta, se la denominazione più giusta sia “Mariano e Lulli”, oppure “Lulli e Mariano”, e neppure quale dei due si sia preso cura dell’altro, o dell’altra, con maggior premura e amorevolezza. Certo è che la loro casa è diventata, per lungo tempo, un centro di accoglienza, di convivialità, di riflessione politica e culturale, un laboratorio di idee.

Poi Lulli è andata via.

La morte ha cancellato il sorriso
della compagna già morta,
tempo prima,
quando addentratasi nel banco di nebbia
l’uscita, più, non ritrovò.

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