Perché non riusciamo a fermare le guerre

11 Aprile 2026
Un edificio nei pressi di Beirut (Keystone)

[Graziano Pintori]

Le immagini delle devastazioni causate dalle guerre scorrono senza soluzione di continuità sui video, in cui morte e distruzione appaiono come un continuum: Iran, Gaza, Libano e altre decine di guerre sparse nel mondo, si presentano con lo stesso scenario di morte, distruzione, dolore.

Durante gli scempi bellici molte vittime oltre a subire gli effetti funesti, sono destinate a sopportare altri oltraggi più profondi e dolorosi sia nel corpo e sia nell’anima. I palestinesi di Gaza dal 7 ottobre 2023 patiscono un massacro quotidiano dagli oppressori israeliani, un’escalation delle atrocità che in questo periodo, esclusivamente per loro, è stata instaurata la pena di morte tramite impiccagione.

Molti commenti sui media riferiscono che il capestro sia un mezzo per accelerare la sparizione fisica dei palestinesi detenuti, di solito condannati a una morte lenta per fame, malattie e torture vigenti nel silenzio e nel buio delle carceri israeliane. Nella sostanza il patibolo riservato al solo popolo palestinese sancisce l’apartheid, ossia il metodo brutale con cui gli israeliani celebrano l’istituzionalizzazione della supremazia del sionismo nei confronti dei nativi.

A fronte dei misfatti bellici infieriti contro il popolo inerte e la crudeltà del premier fascista e sionista Netanyahu, definito, dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia, criminale di guerra, non possiamo non denunciare le ulteriori ferite che la maggioranza dei governi del mondo occidentale causano a questo popolo. Ovverosia il tentativo di nascondere i misfatti degli occupanti israeliani praticando l’oscuramento dell’informazione e reportage vari, e, in molti casi, ricorrendo al restringimento degli spazi democratici per criminalizzare il dissenso degli antifascisti e dei “pro-pal”. Provvedimenti che denotano il fallimento e la complicità internazionale delle diplomazie europee con il governo razzista e fascista presieduto dal criminale di guerra Netanyahu. Una diplomazia palesemente incapace di fermare l’orrore del genocidio perpetuato nei confronti di questo popolo.

Anche molte donne sono doppiamente vittime nei tanti teatri di guerra, perché oltre a subire gli effetti nefasti dei conflitti, sono vittime di violenze e stupri per il semplice fatto di essere donne, cioè madri, sorelle, figlie di uomini. Al contrario, altri uomini già padri, figli, fratelli di donne sottopongono a sevizie e stupri altre donne, ed esporle come trofei di una guerra che s’immortala sui corpi delle violentate. Non a caso, secondo studi specifici, lo stupro è considerato connaturale a qualsiasi tipo di conflitto. Infatti, in tempi di guerra lo stupro innesca non solo la sottomissione fisica della donna ma anche il terrore e un certo dominio psicologico, che umilia e mina la morale e la dignità della comunità cui appartiene la vittima sottoposta ad abuso. Sicuramente lo stupro è un’azione tra le più abiette che la guerra alimenta in spregio della donna e della civiltà umana.

Picasso nel Guernica indica il cavallo come simbolo dell’umanità innocente che soffre a causa della brutalità della guerra. In questo modo l’artista ha voluto rappresentare, nel monumento universale per la pace, che l’umanità innocente non si riferisce solo e soprattutto ai bambini, agli anziani e malati inermi, ma anche agli animali poiché esseri senzienti. Esseri che l’uomo ha sempre sfruttato nel lavoro, sacrificati e torturati negli allevamenti intensivi, utilizzati come cavie nei laboratori, o essere valletti a quattro zampe per spezzare la solitudine degli umani o divertire bambini.

Molte di queste creature, come asini, muli e cavalli, nelle guerre sono state eroine silenziose, pazienti e resistenti, e tuttora le notiamo all’opera nel martirio di Gaza. Anche cani e delfini sacrificano, con disinteressata fedeltà, la propria vita per gli umani nell’individuare le mine nemiche, ed eventualmente saltare per aria fatti a brandelli. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che durante i conflitti anche gli animali sono sottoposti agli stessi stress, paure e altre sensazioni nocive vissute dagli umani, e in molti casi condividono lo stesso destino crudele riservato ai bambini, agli anziani, ai malati incapaci di autogestirsi e sfuggire alle trappole mortali della guerra.

Da qualsiasi punto si osservi la guerra è sempre frutto della disumanizzazione dell’essere umano. Come tale alimenta l’invisibilità delle persone che nei campi di guerra non s’identificano più come nemiche o amiche: la brutalità dei conflitti, delle armi, delle inutili violenze e crudeltà cancellano qualsiasi significato all’esistenza.

Cancellano il fatto che il corpo di qualsiasi essere vivente contiene una vita che, comunque sia, vale la pena di essere vissuta. Sempre.

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