Sottovalutati e decisivi: la vittoria del NO e il riscatto dei giovani

16 Aprile 2026
Festeggiamenti in piazza Barberini per la vittoria del “no” al referendum costituzionale / Ansa

[Amedeo Spagnuolo]

Quante inutili parole si sprecano sui giovani, e quanti “tromboni” che riscaldano le sedie del potere da decenni continuano a definire la popolazione giovanile esclusivamente composta da “bamboccioni” e “figli di papà” senza spina dorsale che trascorrono le loro giornate sdraiati sul divano.

Io qualche pelandrone tra i giovani l’ho conosciuto, ma forse tra gli adulti non esistono pelandroni? Anzi la mia esperienza mi ha fatto incontrare, nella stragrande maggioranza dei casi, ragazzi molto svegli che si danno da fare per completare gli studi e nel frattempo accettano qualsiasi occupazione lavorativa pur di non pesare troppo sulle spalle dei genitori.

Il fatto è che le “mummie” che ci governano hanno bisogno di giustificare la loro più che decennale permanenza sugli scranni del potere facendoci credere di essere insostituibili. Ci tengo a precisare che non credo per niente alle categorie assolute, anzi credo che ci siano anziani molto capaci e preparati che meritano di continuare a ricoprire il loro ruolo per il bene comune, ma ce ne sono anche tanti altri che farebbero bene a ritirarsi per non fare altri danni.

Lo stesso discorso vale per i giovani, essere giovani non significa automaticamente essere migliori, però nel nostro paese non gli si dà nemmeno la possibilità di provare e questo, purtroppo, accade in tutti i settori della nostra società. Di recente però è accaduto un fatto, secondo me, straordinario, mi riferisco alla vittoria referendaria del NO nella quale il voto dei giovani è stato determinante.

Dal mio punto di vista, noi “adulti” non abbiamo ancora preso coscienza in maniera adeguata della portata rivoluzionaria di quello che è accaduto. Insomma, in buona sostanza, i giovani hanno dimostrato non solo di non essere dei “bamboccioni” ma di avere a cuore più di tanti adulti la nostra Costituzione e quindi il nostro paese. Hanno compreso, meglio delle altre categorie sociali, il rischio che correva la legge fondamentale dello stato nel caso avesse prevalso il SI.

Questo è accaduto perché i tantissimi giovani che si sono recati alle urne hanno dimostrato, al contrario di quello che pensa la maggioranza degli adulti, di aver compreso il subdolo gioco del nostro governo che, attraverso il grimaldello della pseudo riforma della magistratura, avrebbe voluto stravolgere la nostra Costituzione e trasformare la nostra pur imperfetta democrazia in uno stato autoritario. Prima che si arrivasse alle votazioni referendarie, il mondo dei giovani era stato completamente sottovalutato dai cosiddetti esperti e sondaggisti vari.

Solo qualche voce isolata e illuminata riteneva che potessero rappresentare un elemento determinante per la vittoria del NO e ciò lo deducevano, principalmente, dalla massiccia partecipazione giovanile alle manifestazioni mondiali propal e ad altre iniziative di carattere sociale. Questo accadeva sempre a causa del solito pregiudizio che vede i nostri giovani come una sorta di amebe che si lasciano vivere e che non nutrono alcun interesse per le questioni politico – sociali e quindi sono inevitabilmente incapaci di comprendere la complessità delle dinamiche politiche.

In barba a tutti questi soloni, i giovani, al contrario, nelle urne hanno dimostrato di aver compreso con chiarezza e lucidità i rischi che quella finta riforma comportava per l’equilibrio costituzionale del nostro paese. I giovani, non lasciandosi condizionare dalle solite logiche di partito e di convenienza politica, hanno deciso di documentarsi, di confrontarsi, di discutere e solo alla fine di questo percorso, decidere cosa votare.

Insomma hanno compreso che non si trattava semplicemente di due schieramenti che si confrontavano su un tema apparentemente piuttosto tecnico, ma che era in gioco la struttura stessa della democrazia italiana. In un’epoca nella quale ci siamo abituati a delegare tutto, al contrario i nostri giovani hanno deciso di diventare protagonisti ed esercitare un loro diritto fondamentale. La presunzione del mondo adulto che prima di questa esperienza referendaria considerava i giovani come soggetti immersi esclusivamente nel mondo dei social, ha dovuto ricredersi e subire una dura lezione di civiltà proprio da quella nuova generazione che, finalmente, ha deciso di rendersi protagonista di un evento politico fondamentale.

Detto in maniera più esplicita, il mondo adulto ha scoperto che quando i giovani vengono messi nella condizione di potere essere decisivi non si tirano indietro e fanno valere la loro capacità di essere più liberi dai pregiudizi, più attenti ai principi fondamentali che agli interessi personali, in buona sostanza hanno dimostrato di saper difendere ciò che conta davvero. Noi adulti faremmo bene a dare più spazio alle nuove generazioni invece di difendere egoisticamente le grette quote di piccolo o grande potere raggiunto.

Dunque la vera domanda che noi adulti dobbiamo porci non è cosa manchi ai giovani ma cosa siamo disposti a cedere per consentire loro di contare sempre di più. Infatti, il voto giovanile non è stato semplicemente il risultato di una scelta politica ma una profonda dimostrazione di attaccamento alla democrazia e la consapevolezza che la nostra Costituzione non appartiene al passato ma è proiettata, se applicata, al futuro. In questa loro scelta genuinamente democratica, i giovani non hanno chiesto nulla in cambio, hanno capito ciò che stava accadendo, i rischi che si stavano correndo e hanno deciso che era arrivato il momento d’intervenire.

Insomma la politica intesa nella sua dimensione più alta. Da questa esperienza credo che dovremmo ricevere un importante insegnamento: imparare ad ascoltare i giovani non considerandoli un problema da gestire ma una importante risorsa per il futuro di tutti noi. Non credo di esagerare affermando che i nostri giovani con il loro NO hanno espresso un convinto e consapevole SI al futuro.

“Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”. Bob Dylan

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