Bachisio Bandinu e il valore prezioso dell’identità reale tra tempo e vita
23 Giugno 2026
«Il futuro deve indirizzarsi verso la formulazione di un codice proprio, nella comprensione e confronto con altri codici, con la possibilità di organizzare un dissenso o un consenso rispetto a una certa pressione degli oggetti-segno e alla sua logica e alla sua dinamica; aprirsi a tutti i sistemi semiotici ma come realizzazione di una dinamica all’interno.
Ciò che importa è partire dal qui ed ora, dal proprio microcosmo umano vissuto e sofferto, da quel contraddittorio mondo di ‘’menzogna e verità della cultura contadina’’, dai miti e dalla coscienza del proprio dramma attuale». Queste parole Bachisio Bandinu le scrisse nel 1976, esattamente mezzo secolo fa.
Sono riflessioni preziose, contenute in uno dei suoi lavori più autorevoli ovvero ‘’Il re è un feticcio’’, scritto con un intellettuale del calibro di Gaspare Barbiellini Amidei, che racchiudono appieno la profondità di pensiero e la visione lucida e attenta della realtà di una delle personalità più influenti della cultura sarda, capace di offrire spunti di riflessione stimolanti e mai frettolosi, frutto di un percorso di analisi e di ricerca minuzioso e rigoroso. Un percorso umano e professionale volto al termine il 23 giugno del 2026, ricco di elementi su cui soffermarsi per avere nuove chiavi di lettura significative, capaci di rendere maggiormente comprensibile un mondo in perenne cambiamento in cui orientarsi non è compito facile.
Classe 1939 nato a Bitti, Bandinu ha arricchito il suo cammino di esperienze molteplici e interventi di assoluta caratura, vivendo i suoi 87 anni di vita con la consapevolezza che la società non finisce – anche quando sembra statica e totalmente ripiegata su se stessa – di presentare elementi su cui vale la pena posare il proprio sguardo per poter intraprendere un nuovo sentiero.
Tanti i ruoli di prestigio ricoperti nell’arco della sua esistenza: antropologo, giornalista, professore di materie letterarie, scrittore, direttore del quotidiano L’Unione Sarda, collaboratore del Corriere della Sera e tanto altro. Intellettuale lo è stato nel profondo, in quanto consapevole della capacità della cultura di costruire ponti, di valorizzare le specifiche peculiarità di ciascun popolo e di plasmare identità da confrontare le une con le altre conscio dell’importanza di questo confronto per guardare il mondo con occhi curiosi mai offuscati dai pregiudizi.
Molteplici le sue opere di rilievo come, ad esempio, ‘’Lettera a un universitario sardo’’ in cui rimarca che una presa di coscienza inizia già nel concreto impegno di studio. Uno studio non finalizzato esclusivamente all’apprendere meccanicamente nozioni e al superamento degli esami previsti, ma uno studio in grado di sviluppare il dibattito e lo spirito critico degli studenti.
Proprio in quest’opera si rivolge con particolare enfasi a ciascun studente con queste parole: «Ecco, tu sei il soggetto e la risorsa del cambiamento. Non attenderlo dagli altri». È un’opera breve ma particolarmente intensa questa in cui si sofferma sui concetti di risorsa umana, sulla qualità del bene ambientale, sulle problematiche causate dall’industrializzazione petrolchimica e dalle basi militari oltre che su tanti altri aspetti. Ad esempio, rimarca con forza l’importanza del saper fare e di concretizzare nella vita quotidiana ciò che è stato appreso nel proprio percorso accademico, mette in guardia dai narcisismi e da un eccessivo amor proprio, sottolinea il prezioso valore dei concetti di ‘’differenza libera’’ e di ‘’differenza aperta’’, fieramente agli antipodi dalla consueta e poco proficua dialettica oppositiva che troppo spesso sfocia nell’aggressività.
Pone, inoltre, l’accento sul patrimonio etnofonico di inestimabile valore presente in Sardegna e si sofferma sul concetto di un nuovo tipo di montaggio linguistico tramite cui regolare la frantumazione con un proprio ordinamento. «Attraverso i frammenti», spiega a riguardo Bandinu, «si introduce nel linguaggio una pluralità di spunti nell’alternarsi di pensieri differenti». Pensieri differenti da salvaguardare per reggere l’urto di una divaricazione tra le aspettative suggerite e le reali risorse a propria disposizione che si fa giorno dopo giorno sempre più traumatico. In conclusione all’opera, l’antropologo bittese puntualizza: «Nessuna scena del negativo. Non porta a nulla vivere tra euforia e depressione. La tua vita non sta nel rimando ma nell’atto».
Atto, proprio così: un atto che deve saper essere costruttivo, un atto per non piegarsi davanti ai luoghi comuni e alle fuorvianti narrazioni mediatiche precostituite e poco attendibili. In ‘’Pro S’Indipendèntzia’’ Bandinu offre il proprio punto di vista all’insegna di una speranza maturata con massima cognizione di causa: «Ci siamo consumati nel tempo del risentimento e della rivendicazione, ora basta, non vogliamo, anche per gli anni a venire, continuare a lamentarci che le cose procedano in un modo che non ci piace, che ci esclude e ci umilia. Siamo chiamati a vivere intensamente, non a sopravvivere. Siamo chiamati all’invenzione, non alla resistenza. Non pretendiamo risarcimenti, intendiamo fare investimenti a nostro profitto per la nostra crescita». Poco più avanti aggiunge con risolutezza: «Si sente dire spesso che la Sardegna ha grandi potenzialità. Pare un’affermazione gratificante e piena di non so bene quali promesse, in realtà è un modo di rimandare l’azione a tempo indeterminato. Non ci interessa il potenziale, che poi non sappiamo bene cosa sia, ci interessa invece l’atto, la decisione, la realizzazione dei nostri progetti».
Bandinu senza mai abbandonarsi a sentimentalismi e alla vacua ferocia di critiche espresse d’impeto senza riflettere, si caglia con eleganza contro coloro che danno un’immagine della Sardegna quale vittima crocifissa al palo della storia, una Sardegna descritta come protagonista passiva di una storia di vinti. Una Sardegna di cui si parla in maniera fuorviante e che Bandinu difende con l’orgoglio di chi sa bene quanto siano deleterie e inesatte certe descrizioni elaborate confusamente dall’esterno. «A noi non interessa», puntualizza, «questa concezione lineare della storia nelle sue fredde concatenazioni di strategie militari e dei rapporti di forza, ci interessa il tempo vissuto dal popolo in lunghe generazioni.
Non c’è schematismo concettuale che possa cancellare la traccia del tempo umanamente vissuto. Ci interessa l’identità reale tra tempo e vita. Quel tempo vissuto nei secoli, pur dentro la negazione di libertà politica, è stato animato da linguaggi, pensieri, azioni, sogni, e ha prodotto quel tessuto antropologico che nel suo mutare ha costituito e costituisce ancora oggi la nostra vita».
In ‘’Pro S’Indipendèntzia’’ affronta tematiche come il ruolo dei partiti, i concetti di popolo e nazione, parla dell’autonomia, dell’insularità, del senso di comunità e di identità, si concentra su aspetti come quelli di una dimensione locale e globale, immancabile il riferimento all’importanza e all’autorevolezza della lingua sarda in un momento in cui il Sardo vede restringersi sempre di più il proprio campo d’azione e i confini della sua conoscenza.
Bandinu critica la visione di una Sardegna definita come un luogo primitivo, appellata come isola del silenzio, natura vergine, terra selvaggia e via discorrendo. La sua critica rappresenta un vero e proprio j’accuse a chi cerca, spesso in maniera sorniona e con il sorriso beffardo sulle labbra, di tagliare fuori dal flusso della storia europea la Sardegna con definizioni falsamente rassicuranti e ingannatrici.
Bandinu, come emerge nell’opera ‘’Identità, Cultura, Scuola’’ realizzata insieme a Placido Cherchi e Michele Pinna, interpreta il passato non come un qualcosa da osservare in maniera arrendevolmente nostalgica ma come una traccia dell’apertura verso un domani da vivere con entusiasmo. Analizza il passaggio dall’immagine etnologica all’immagine tecnologica, si focalizza sul rito della maschera definendolo non come una rappresentazione teatrale bensì come lo svelamento di un’altra scena, tramite cui si intravede ciò che è proibito e ciò che viene cancellato.
Ma ciò che si cerca di celare e di debellare, ritorna con ancora più verve sul proscenio della quotidianità frenetica in cui viviamo e proprio su questo Bachisio Bandinu pone l’accento, consapevole che l’identità è una risorsa fondamentale grazie alla sua capacità di aprirsi, di proiettarsi libera verso l’avvenire, più tenace e determinata dei tentativi di cristallizzarla e di relegarla ai margini.







