L’ostinata umanità secondo Emanuela Pala
20 Luglio 2026
[Marcello Cocco]
Agosto 2025: nella spiaggia di Su Giudeu, a Chia, compare un cartello: “I criminali di guerra”, si leggeva in italiano, inglese ed ebraico, “non sono i benvenuti in Sardegna”.
Niente di sconvolgente, tutto sommato: chi vorrebbe avere come vicino d’ombrellone Ratko Mladić o Dominic Ongwen, l’ugandese condannato per l’arruolamento dei bambini-soldato? Eppure, quel cartello non piace per niente ai fiancheggiatori del genocidio del popolo palestinese: ovviamente si giocano l’ormai logora carta dell’antisemitismo. La loro furia è quasi un’ammissione di colpa: anche loro, evidentemente, considerano criminali di guerra le persone che arrivano dall’entità sionista.
Ma questi tristi figuri riescono a fare ancora di meglio: si infuriano perché questo cartello è stato piazzato nella spiaggia di Su Giudeu. Per loro è chiaro che si tratta di un’iniziativa palesemente antisemita. Peccato che quel toponimo non abbia alcuna valenza etnica: la spiaggia si chiama così perché da quelle parti si pesca “su prupu giudeu”, il polpo che ha una singola fila di ventose, varietà differente da quella che si pesca nel Cagliaritano, “su prupu cristianu”, il classico polpo mediterraneo.
Agosto 2025: per uno strano scherzo del destino, in quella stessa spiaggia, più o meno negli stessi giorni, Emanuela Pala, giornalista di Piazzapulita, il programma di approfondimento politico su La7, sta trascorrendo qualche giorno di vacanza con tutta la famiglia. Sotto l’ombrellone legge le notizie sconvolgenti che arrivano da Gaza. Al tempo stesso, scopre che l’attivista svedese Greta Thumberg sta organizzando una flotta di navi per rompere l’assedio su Gaza e portare aiuto alla popolazione ormai stremata dalle bombe sioniste e dalla fame. Lei è una giornalista. «Sarebbe bello raccontare quell’impresa», dice a se stessa. «Devi andare», le suggerisce la madre. «Sarà pericoloso ma ne varrà la pena. Se potessi, verrei con te», ribadisce il padre. Nasce in quella incantevole spiaggia di Chia “Ostinata umanità”, il meraviglioso reportage dell’avventura della Global Sumud Flotilla.
Un racconto, appunto. Ma non soltanto il preciso resoconto di quella commovente iniziativa, Anzi, è soprattutto un racconto di persone, un racconto di eroi veri. Una parola, questa, tanto inflazionata da aver perso quasi valore: figurarsi che nelle pagine sioniste vengono additati come “eroi”, come “fallen heroes”, i soldati dell’Idf uccisi mentre sterminano le popolazioni palestinesi e libanesi. È diventato eroe anche colui che rende un portafogli non suo e, addirittura, il calciatore che segna il gol all’ultimo minuto.
In”Ostinata umanità”, invece, ci sono eroi veri, persone che hanno deciso di mettere a rischio la propria vita per altruismo, per una causa che non li tocca direttamente ma che fa loro ugualmente male perché, come diceva Montesquieu, “un’ingiustizia fatta a un solo individuo è una minaccia fatta a tutti”. O, giusto per usare le parole del Corano nella sura Al-Ma’idah, versetto 32 (capito, squallidi islamofobi?), l’omicidio o l’oppressione ingiusta di una singola persona equivale a commettere un crimine contro l’intera umanità. Eroi, eroi nel vero senso della parola, esseri semidivini che compiono imprese prodigiose. È una commovente galleria di personaggi che arrivano da realtà, da esperienze, da vite, da luoghi completamente differenti e che hanno deciso di mettere a rischio la loro stessa esistenza per una causa giusta.
Pala racconta queste persone con una delicatezza incredibile. Talvolta è difficile trattenere le lacrime dopo aver le loro vicissitudini, i loro trascorsi.
Sono eroi. Ma sono eroi, soprattutto, quei palestinesi che hanno un solo desiderio: vivere in pace nella loro casa. Pala, da grande cronista qual è, racconta con precisione, con puntualità, le umiliazioni, le torture subite quando i membri della Flotilla, catturati dalla Marina sionista, sono stati portati nel carcere dello Stato canaglia. Trattamento che tutto il mondo ha scoperto qualche mese dopo l’infame video fatto circolare dal criminale ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ma che Pala e gli altri membri della Flotilla hanno toccato con mano mesi prima. Eppure, nonostante l’osceno comportamento dei sionisti, l’autrice quasi si vergogna di raccontare quello che le è accaduto. Perché qualunque cosa abbiano subito gli attivisti arrivati da tutto il mondo, è niente rispetto a quello che i prigionieri palestinesi subiscono quotidianamente.
Un libro scritto da una giornalista di razza. Lo dimostra il fatto che sia in grado di cambiare timbro narrativo a seconda delle situazioni. Fa, come si diceva, commuovere quando racconta le storie dei compagni di viaggio, fa infuriare quando svela il vergognoso comportamento delle autorità sioniste, dimostra di conoscere alla perfezione il diritto internazionale meglio di quel ministro per il quale quello stesso diritto conta sì ma fino a un certo punto. E riesce a far vivere la paura che lei ha provato quando la sua imbarcazione è stato abbordata dai soldati dello Stato canaglia.
“Ostinata umanità. A bordo della Global Sumud Flotilla” è un libro reportage edito da Tlon, che diventerà, in futuro più o meno lontano, la preziosa testimonianza di quanto una parte del genere umano sia stata in grado di cadere tanto in basso. Ma anche la testimonianza del fatto che dall’altra parte c’è e ci sarà sempre un’Ostinata umanità.







