Abderrahim Fakir è morto perché aveva lo Stato addosso

21 Luglio 2026

[Roberto Loddo]

Un cittadino che viveva una esperienza di difficoltà e fragilità è morto a Bologna perché aveva “addosso” lo Stato tutto intero, come avrebbe scritto Pintor.

Il signor Abderrahim Fakir poteva salvarsi ed essere curato? Sì, se una delle migliori leggi che abbiamo, la Legge 180 fosse applicata, se i centri di salute mentale fossero aperti tutti i giorni, anche in un caldo mezzogiorno di una domenica di luglio con gli operatori sanitari del Csm al posto delle divise.

Abderrahim Fakir poteva salvarsi se questo governo non avesse scelto un percorso legislativo che favorisce la progressiva distruzione dei servizi di salute mentale. Una visione della salute mentale custodialistica e repressiva, come se le persone in cura nei servizi non fossero più persone ma oggetti che smettono di funzionare, oggetti da custodire in spazi appositi.

Questo governo ci sta dicendo che chi sta male, disturba l’ordine pubblico e alimenta l’insicurezza dei cittadini perbene non può più essere più compatibile con le garanzie costituzionali offerte dai percorsi di cura del sistema della salute pubblica.

Questo governo ci sta dicendo che chi vive una condizione di fragilità diventa minaccia per la l’incolumità degli altri, diventa un problema che solo il Ministero degli Interni può risolvere.

Franco Basaglia e quel grande movimento di liberazione e di emancipazione che ha trasformato la nostra visione della salute mentale ci insegna che siamo ancora in tempo per fermare questa deriva punitiva che vuole rendere costituente una società basata sull’esclusione sociale e sulla disuguaglianza. Mobilitiamoci.

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