No, senza riserve

1 Aprile 2011

Marco Ligas

“Il nostro piano sul nucleare non cambia, non possiamo farci condizionare dalle emozioni”, così si è espressa Stefania Prestigiacomo, ministro all’ambiente, dopo le prime notizie che arrivavano dal Giappone colpito dal terremoto e successivamente dal disastro nucleare.
È difficile stabilire se tanta determinazione dipenda dal cinismo, dall’incompetenza o dall’arroganza. Probabilmente questi aspetti sono tutti presenti nei programmi di chi governa il paese. Unico l’obiettivo: rinsaldare i rapporti con i clan che attendono il lasciapassare per l’avvio del nucleare. Che questi clan abbiano rapporti con le centrali della speculazione poco importa, ciò che conta è che il denaro pubblico alimenti gli interessi di queste organizzazioni le quali sapranno accettare di buon grado le regole della spartizione del bottino. Il dopo terremoto dell’Aquila insegna.
La cautela che è seguita da parte dello stesso ministro, sintetizzata nella frase “è bene ascoltare i pareri delle regioni prima di procedere col nucleare”, non è il segno di un ravvedimento, di una rivalutazione della democrazia e dei principi della partecipazione dei cittadini alle scelte che li riguardano. Non si tratta di questo; il timore maggiore è che insistendo col progetto del nucleare si perda il consenso e con esso le prossime elezioni. È vero che il Giappone è un paese esposto a pericoli sismici e che la costruzione di centrali nucleari in quei territori non è stata una scelta oculata.
Ma non si può attribuire alle sole caratteristiche del terreno la sicurezza delle centrali; i fatti dimostrano che l’imprevisto è sempre possibile, anche quando vengono costruite con i sistemi più moderni e nei luoghi ritenuti più sicuri. Non è perciò convincente Margherita Hack quando, per difendere il nucleare, afferma che è necessario scegliere con grande attenzione zone sicure e indica fra queste la Sardegna. Come fa la Hack ad escludere gli imprevisti e perché si sostituisce ai sardi per stabilire che nella loro regione si possono costruire le centrali?
Se l’opzione a favore del nucleare viene legittimata dalle sue conoscenze scientifiche, perché sottovalutare allora le parole di Carlo Rubbia che mette in guardia dal problema dello smaltimento delle scorie ritenuto senza soluzioni? Eppure questi rifiuti sono destinati a rimanere attivi per migliaia di anni non avendo nessuno trovato il modo per neutralizzarli. E che dire del fatto che non saranno sufficienti le quattro centrali programmate dal governo per risolvere il problema dei bisogni di energia che ha il nostro paese?
In realtà bisognerebbe accettare un dato diventato ormai inoppugnabile, soprattutto in considerazione delle vicende che si verificano a livello mondiale: di fronte alla domanda crescente di energia, per il nostro paese non è più conveniente rispondere con l’aumento delle importazioni. Non solo è necessario consumare meno e usare con razionalità le energie attualmente disponibili, ma è arrivato il momento di pensare al futuro producendo energie alternative. Questa possibilità è concreta, solo la negligenza di chi governa sta ritardando l’avvio di questo processo che renderebbe meno dipendente la nostra economia e ridurrebbe i costi di diverse attività produttive.
In Sardegna, per esempio, sono tante le aziende che rischiano di interrompere definitivamente le attività a causa degli alti costi dell’energia: la disoccupazione crescente ne è un indicatore allarmante.Con l’aumento della disoccupazione cresce anche la preoccupazione per le scelte che farà il governo sul nucleare.
La decisione della moratoria di un anno non è rassicurante. Da quando si è parlato di nuovo di questo progetto viene data per certa la decisione di usare l’isola per la costruzione di qualche centrale.
Sarà difficile però che questo progetto si realizzi: non solo perché si è estesa l’area del dissenso fra le forze politiche, ma soprattutto perché nella società sarda è cresciuta la consapevolezza che scelte di questa natura non possono essere fatte senza un suo coinvolgimento, e il popolo sardo ha dimostrato ripetutamente quanto i progetti del nucleare gli siano estranei.
Un no senza riserve è stato espresso proprio in questi giorni a Cagliari quando un corteo di 5 mila persone ha percorso le strade della città. Una bella manifestazione che si è conclusa con l’invito alla mobilitazione in vista del referendum consultivo in Sardegna e quello abrogativo nazionale.

2 Commenti a “No, senza riserve”

  1. Marco Mura scrive:

    Vorrei cortesemente segnalare il rischio che lo slogan da voi proposto per manifestare contrarietà al nucleare possa ingenerare equivoci nell’imminenza del referendum. Ritengo che sia meglio pertanto evitare l’uso del NO e sia da preferire formule del tipo “Per fermare il Nuclerare vota SI al Referendum”
    Forse le mie preoccupazioni sono eccessive ma vista la fatica che potremmo fare per raggiungere il quorum….In ogni caso complimenti per il sito.
    Cordialmente Marco Mura

  2. Marco Ligas scrive:

    Grazie per il suggerimento e… nel caso ci siano ancora dubbi “Per fermare il Nuclerare vota SI al Referendum”

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