Accordo epocale / Ora la parola ai lavoratori

1 Luglio 2011

Loris Campetti

Pubblichiamo l’articolo di Loris Campetti pubblicato ne ‘il manifesto’ di ieri 30 giugno e l’intervista rilasciatagli dal segretario FIOM Maurizio Landini; ecco qua il testo dell’accordo.

Adesso non potrà più dire che mentre in America lo osannano qui in Italia gli tirano i gatti morti sul finestrino. Adesso anche da noi qualcuno lo ama. Sergio Marchionne, filosofo del Dopo Cristo, ha vinto su tutta la linea. Dopo aver cooptato Cisl e Uil alla sua corte, dopo aver dettato le regole alla Confindustria con un ricatto – o cambiate tutto come dico io o vi saluto – analogo a quello a cui sono stati sottoposti gli operai di Pomigliano – o rinunciate a diritti e dignità o chiudo e vi mando tutti a spasso – l’amministratore delegato della Chrysler-Fiat ha sbancato anche in Corso d’Italia. Incassa la resa della Cgil guidata da Susanna Camusso.
Adesso i contratti nazionali sono derogabili dunque non esistono più, siglando così la fine del basilare principio di solidarietà che ha regolato il lavoro nel secondo dopoguerra del Novecento. Adesso gli operai non possono più votare gli accordi e i contratti, firmati per loro conto da apparati sindacali sempre più organici al blocco di regime e dunque sempre meno sindacati. Adesso gli operai non possono scioperare, essendo stata sancita una «tregua». Come se il crollo di vendite di automobili Fiat in Italia e in Europa dipendesse da chi lavora alla catena di montaggio di Mirafiori o di Pomigliano, come se le tute blu avessero le braccia conserte per dimostrare la loro novecentesca aggressività e non perché non hanno nulla da costruire.
Tutto questo è avvenuto a Roma, nella dependance della Confindustria su cui erano puntati gli occhi dei lavoratori e di tutti quei cittadini e quelle cittadine che, insieme alla Fiom, avevano alzato il vento democratico del cambiamento. Adesso la strada si fa difficile e bisognerà riprendere a pedalare in salita tra le secchiate non di acqua rinfrescante ma di fango. Si è chiusa un’epoca, gridano gioiosi padroni e sindacati, plaudono i ministri, va fuori dalle righe persino il normalmente sobrio Sole 24 Ore, organo dei confindustriali che spara «Una firma per un’epoca nuova». Il Pd è contento, ma pensa un po’.
Siamo alla fine della storia? Lasciamo in pace Fukuyama, la storia non procede mai in modo rettilineo. Tra le parole di un accordo scritto nel fango e la realtà c’è di mezzo una variabile: le persone in carne e ossa, i lavoratori e tutti quelli che pensano al lavoro come a un bene comune e che non sono soli, hanno dalla loro la Fiom che «resiste ora e sempre all’invasore» come il villaggio gallico di Asterix e Obelix. Resiste e scompagina le carte ricordando a potenti e poveracci che ci sono diritti intangibili validi per tutti (sennò si trasformano in privilegi) che la dignità delle persone viene prima dei profitti. Bisognerà tenere i nervi a posto, tutti quelli che non intendono adeguarsi al modello sociale imposto da Marchionne dovranno tenere i nervi a posto. Perché la storia continua. La generosa battaglia della Fiom è una battaglia per la democrazia, perciò è una battaglia generale. Ma la Fiom, e gli operai, da soli non ce la possono fare. Non dobbiamo lasciarli soli.

Intervista a Maurizio Landini

Landini, confermi il giudizio critico sull’accordo dopo aver potuto leggere il testo?
Il giudizio non può che essere negativo e rappresenta un arretramento, un cedimento della Cgil su almeno due punti fondamentali. Primo, non c’è l’obbligatorietà del voto dei lavoratori che per noi della Fiom, ma mi sembrava anche per la confederazione, è imprescindibile; secondo, si apre alla possibilità di deroga al contratto nazionale. Vorrei far notare che anche l’aspetto positivo che riguarda la certificazione delle organizzazioni sindacali non è sufficiente di per sé a garantire un percorso contrattuale democratico, perché non esclude la possibilità di stipulare accordi separati. L’unica garanzia a questo fine è il voto delle lavoratrici e dei lavoratori. La Cgil avrebbe dovuto considerarlo discriminante, anche raccogliendo la domanda di democrazia che rimbomba nelle strade, nelle piazze e nelle urne. E infine, ma solo per l’ovvietà di questa mia critica lo metto al fondo, ti pare che si possa accettare un divieto di sciopero nascosto dietro il termine «tregua»?

Al punto 8 si chiede al governo di incrementare le azioni finalizzate a ridurre tasse e contributi intervenendo sul livello contrattuale aziendale. Che ne pensi?
Ne penso male. In un paese in cui l’80% dei lavoratori è in aziende con meno di 50 dipendenti, quale redistribuzione della ricchezza garantirebbe un intervento riguardante una piccola minoranza? È un altro modo per sterilizzare i contratti nazionali.

Come si tradurrà concretamente il vostro giudizio negativo?
Domani (oggi per chi legge, ndr) si riunisce il Comitato centrale della Fiom per analizzare l’accordo, nel contesto di una manovra economica iniqua e pesante per chi lavora. Io ritengo e proporrò al confronto interno che la Cgil coinvolga tutti i lavoratori chiedendo loro un giudizio sul testo che a noi non piace. È una prassi prevista dallo statuto confederale che perlomeno gli iscritti debbano essere attori di una scelta delicata e impegnativa come questa, che non può essere demandata al solo gruppo dirigente. La Cgil ha una storia democratica che non può essere cancellata d’autorità.

Lo statuto della Fiom prevede addirittura l’obbligatorietà del voto di tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti, sulle piattaforme e sugli accordi. Sareste disposti di fare una deroga?
Non se ne parla proprio. Io sono il segretario generale della Fiom e non intendo, in alcun modo, venir meno a una regola fondante della mia organizzazione. Ti faccio notare che lo statuto della Fiom è stato approvato dalla Cgil: dov’è il problema?

C’è il rischio che la ferita aperta da questo accordo unitario possa mettere in moto una dinamica centrifuga? Fuori dai denti: qualcuno si chiederà se ha ancora senso per la Fiom restare nella Cgil?
Queste sono sciocchezze. La Fiom è nata nel 1901 come sindacato generale e ha contribuito a dare origine alla Cgil. Noi qui restiamo e continuiamo a batterci perché i punti di vista dei lavoratori abbiano peso in tutte le scelte e nella definizione della linea sindacale. La Fiom non si arrende. Solo per farti un esempio, a settembre avvieremo il percorso democratico per il rinnovo del contratto nazionale, a partire dall’assemblea di settembre di tutti i delegati. Il primo punto sarà il vincolo che la piattaforma e l’accordo abbiano valore esclusivamente dopo il referendum di tutti i lavoratori, se l’esito del voto sarà positivo. Noi restiamo dentro la Cgil perché siamo la Cgil, e lo siamo proprio con queste nostre modalità.

I firmatari dell’accordo sostengono che non è stata introdotta la retroattività, in modo tale che la Fiat non sarebbe salvata da eventuali sentenze di condanna sugll’accordo di Pomigliano. Non è una buona notizia?
Non mi è chiaro se le cose stanno proprio così, ma prendo in parola i firmatari e di conseguenza la Fiom chiederà alla Fiat di riaprire la trattativa.

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