Benvenuto Lobina e la poetica di chi combatte senza fermarsi con la forza di essere in disaccordo
13 Luglio 2026
Le malinconie più profonde si leggono negli sguardi sfuggenti di chi al sopraffare gli altri con toni aggressivi e beceri preferisce di gran lunga la pacatezza, così come è possibile coglierle da frasi brevi, essenziali e proprio per questo capaci di racchiudere la natura più pura di chi le pronuncia.
Malinconie, ma anche speranze e una tenacia che i giochi beffardi di un destino cieco non hanno intaccato, emergono dalla raccolta a cura di Anna Serra Lobina ‘’Passus’’ – pubblicata nel 2011 dalla casa editrice Ilisso e arricchita da un intervento del Professor Maurizio Virdis – contenente tutte le poesie di Benvenuto Lobina tra i più autorevoli esponenti della poesia in lingua sarda, e non solo, che la Sardegna abbia mai avuto. Classe 1914 nato e cresciuto a Villanova Tulo, con cui ha sempre avuto un rapporto viscerale e di grandissima intensità, in questi trentaquattro componimenti in versi di Benvenuto Lobina, venuto a mancare nel 1993, emerge nitidamente la sua eleganza lirica, la sua vis polemica, la sua concezione risoluta del fare poesia e il suo sguardo lucido rivolto verso la propria terra, troppo spesso ingannata da lusinghe che nulla di positivo hanno mai portato e che, ancora oggi, finiscono per nascondere ciò che invece dovrebbe essere messo in risalto.
Lobina trasmette con una dolcezza sofferta il proprio amore verso i genitori e verso i parenti più cari, come la zia Peppa, mettendo l’accento sulla bellezza delle piccole cose quotidiane di cui non sempre si coglie il valore. Il dolore per la perdita delle proprie radici è racchiuso in versi come: «dove cercherò più approdo se questo mio mare non ha porto?». Lobina si rivolge a chi soffre e i sofferenti sono i protagonisti delle sue liriche: sconfitti consapevoli di esserlo a cui però la dignità viene restituita da liriche tenaci che non si scompongono davanti alle meschinità di una vita avara. Lobina conduce in quello che definisce il fango e il buio di strade sconosciute in cui è fin troppo facile smarrirsi, eppure nonostante ciò non resta indifferente davanti alla voce del ricordo degli anni più belli, quelli dell’infanzia e della prima giovinezza, fasi ricche di istanti lieti che ricordare è doveroso per tenere viva la memoria.
L’autore del celebre romanzo ‘’Po cantu Biddanoa”, nel componimento ‘’E il treno’’ esprime la sofferenza per la lontananza dal luogo in cui si è nati e cresciuti con queste parole: «o maledetto treno del mio paese, quanta gente hai portato via, quante lacrime hai strappato correndo dietro il fiume». Un fiume che straripa, un fiume che l’argine lo distrugge in maniera sprezzantemente feroce e porta con sé tanta tristezza, una tristezza avvilente che permea ‘’Guerriero che ha perduto’’ in cui Lobina afferma: «ritorno con le ossa spezzate, ritorno con il cuore svuotato di ogni sentimento: m’è rimasta solo la rabbia». La rabbia di chi non vuole arrendersi, la rabbia di chi non ha timore di puntare il dito contro chi ha l’indole dispotica e si fa vanto delle proprie malefatte, la rabbia che traspare con impeto da ‘’Storia di una ragazza che si è stancata di fare la puttana’’ – contenuta nella sezione conclusiva della raccolta dal titolo ‘’Poesie satiriche e scherzose’’ – una delle dediche più schiette, sincere e pregnanti che un poeta abbia mai rivolto alla Sardegna. «Maledetta Roma», scrive con amarezza l’autore, «che non ti ha lasciato sollevare più la testa, ragazza poverina. Perfino la parola ti ha storpiato per poterti meglio troncare la schiena».
La schiena di Benvenuto Lobina, però, non si piega di certo e resta fieramente dritta, così come quella di tutti coloro che preferiscono la concretezza ai discorsi da salotto pieni di luoghi comuni e inganni mascherati da promesse.
E proprio contro queste promesse Benvenuto Lobina si scaglia e senza indugi prende posizione: la posizione di chi è consapevole che nonostante le avversità è necessario continuare a combattere, la posizione di chi esprime il proprio disaccordo con parole capaci davvero di scuotere le coscienze, andando ben oltre inutili campanilismi e frasi artefatte.
La posizione di chi non si arrende e di chi sa ancora cogliere la melodia di un vento che porta con sé la speranza di giorni felici.







