Brigata ebraica tra bulli e polemiche
1 Settembre 2026
[Graziano Pintori]
Durante questa torrida estate si è svolto un incontro tra Anpi e Ucei (Unione Comunità Ebraiche Italiane), con l’intento di recuperare il dialogo e abbassare i toni usati nelle precedenti manifestazioni e, infine, assumere l’impegno di attenersi alle disposizioni del Comitato Antifascista che organizza il corteo del 25 Aprile di Milano.
Il risultato scaturito da quell’incontro, sottoscritto da alcuni membri della segreteria nazionale dell’Anpi, compreso il Presidente Nazionale Pagliarulo, ha determinato una forte contrarietà da parte di tantissimi Comitati Provinciali e relative sezioni. Anzi, le posizioni si sono fatte più dure, quando, all’indomani dell’incontro, i responsabili Ucei annunciavano di avere inviato una denuncia alla Procura nei confronti di militanti dell’Anpi non identificati, perché autori di violenza privata e rapina nei loro confronti durante il corteo del 25 Aprile scorso a Milano. A questo punto è opportuno sapere che le manifestazioni del 25 Aprile di Milano, con decine di migliaia di partecipanti, sono gestite dal Comitato Antifascista milanese composto di una ventina di sigle, tra cui l’Anpi.
Il Comitato concorda un documento politico, da diffondere nella città, e stabilisce l’ordine prioritario delle associazioni durante lo svolgimento dei cortei. Puntualmente, da qualche anno a questa parte, la Brigata Ebraica scompiglia le disposizioni concordate, occupando zone del corteo assegnate ad altre associazioni partigiane e antifasciste, e presentandosi con la famigerata bandiera d’Israele, intrisa di sangue palestinese. Il che suscita l’indignazione e vivaci reazioni da parte di centinaia di partecipanti.
Non solo, il 25 Aprile di quest’anno la brigata, provocatoriamente, si è presentata alla manifestazione ostentando i ritratti di Netanyahu e Trump, scatenando tra i militanti antifascisti una reazione ancora più forte davanti al carattere di sfida della Brigata, cosciente che con quelle immagini palesava la condivisione del genocidio perpetuato dal governo sionista e fascista d’Israele con l’incondizionato sostegno, politico e militare, dell’Amministrazione Trump: il bullo internazionale.
Non è vano, a questo punto, ricordare una parte della storia di questa brigata supponente. Ricordiamo che la Brigata Ebraica entra in scena nella guerra di Liberazione dell’Italia dai nazifascisti nelle ultime fasi del conflitto, tra marzo e aprile del 1945, ossia per circa trenta giorni. Il suo apporto, quindi, alla Resistenza fu assai limitato, un dato questo molto indicativo per collocare la schiera ebraica nella reale prospettiva storica che merita in tutte le situazioni, compresa quella del 25 Aprile.
Questo lo dico anche per evidenziare che il fregio ufficiale di partigiano si ottiene comprovando la partecipazione alla Resistenza per almeno novanta giorni, non trenta. Si rileva, inoltre, che lo Stato d’Israele ufficialmente nacque nel 1948, mentre la Resistenza italiana ebbe fine nel 1945, ciò significa che lo stato israeliano non ha contribuito per niente alla cacciata dei nazifascisti dall’Italia, perciò presentarsi ai cortei del 25 Aprile con la bandiera israeliana, è fuori luogo e fuori contesto, soprattutto con riferimento alla tragedia odierna vissuta a Gaza.
Tale brigata, ricordiamoci, fu intruppata dalle forze inglesi e approdò in Italia con quell’esercito, da cui riceveva ordini e disposizioni. Mentre nessun contatto aveva con il CLN, che organizzava il popolo italiano, compresi tanti ebrei antifascisti e partigiani, disponendo tattiche e strategie per la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
C’è da chiedersi perché questa schiera di provocatori israeliani/italiani tentano in tutti i modi di boicottare il 25 Aprile? Detta in sintesi, la tesi più ricorrente è che questi vorrebbero apparire antifascisti in Europa, restando fascisti e razzisti in Israele. Perciò, il fine è, di essere riconosciuti tra i veri protagonisti della cacciata dei nazisti ed essere stati una forza decisiva per salvare i “fratelli” della Shoa.
Un falso storico tipico di chi persegue le teorie dei MAGA, una forma di revisionismo che inevitabilmente porterebbe allo svuotamento dei valori della Resistenza e dell’Antifascismo, che sono i frutti della lotta e del sangue versato dai veri partigiani. Inevitabilmente anche la nostra Costituzione sarebbe “ibernata”, cioè ridotta a un semplice documento storico conservato negli archivi remoti della memoria.
Se volesse, questa brigata, potrebbe presentarsi al corteo del 25 Aprile con umiltà, e se lo desiderasse con stemmi ed emblemi dell’esercito inglese, il quale ha contribuito alla liberazione dell’Italia perché alleato. Adesso non mi resta che citare Moni Ovadia: “ La liberazione dell’Italia dal nazifascismo sarebbe avvenuta anche senza la presenza della Brigata Ebraica, proprio per il ruolo marginale avuto nella Resistenza”.
E per finire cito Nelson Mandela: “ Prima si pone fine all’apartheid e poi si avviano i processi di riconciliazione per scrivere una nuova storia insieme”. Nessuna trattativa, quindi, o accordo o abbassamento dei toni con i sionisti fascisti israeliani può essere raggiunta, se prima non riconoscono il diritto della Palestina ad avere uno stato.
Come antifascisti, inoltre, è necessaria l’abiura del sionismo nelle sue espressioni fondamentaliste, bibliche, razziste, nazionaliste, colonialiste che stanno alla radice del genocidio nei confronti dei gazawi, e in netto contrasto con la Costituzione italiana.
Nell’immagine: Brigata Ebraica, Brisighella – Ravenna 1945







