Buttare via la chiave di una vita. Intervista a Beniamino Zuncheddu
28 Febbraio 2026
[Valter Canavese]
Due euro e 40 centesimi il giorno, vediamo un po’, sono 10 centesimi l’ora, vitto e alloggio gratis. Per quanto tempo? Anche 33 anni se vuoi.
10 centesimi l’ora per 33 anni. Per tutto questo tempo-non arriviamo a 910 euro l’anno, Beniamino Zuncheddu ha visto volteggiare per aria una moneta, all’altezza del soffitto di una cella, da innocente, senza che questa ricadesse mai in terra. Ha la mappa delle carceri Beniamino: Uta, Badu ‘e Carros e Buoncammino. In 33 anni invecchi tu, le guardie che ti sorvegliano, i compagni di cella che si alternano, un caspita di mondo che fuori gira a modo suo. Tu sei incollato a una cella, alle aule di tribunale che ti hanno condannato.
33 anni di vita sottratta non prevede nessuna scusa, il tutto si trasforma in una ipocrisia di risarcimento ipocrita che farà scorrere altro tempo prima che sia corrisposto. Per questo motivo all’inizio, del 2025, il partito radicale ha intrapreso una battaglia attraverso una proposta di legge che consenta, in attesa dei tempi burocratici per il pagamento del risarcimento, un assegno provvisorio per provvedere fin da subito alle esigenze minime di sopravvivenza per chi esce dal carcere da innocente.
Abbiamo incontrato Beniamino Zuncheddu all’indomani del raggiungimento delle 50 mila firme necessarie per portare in Parlamento questa proposta.
Come ha ritrovato la Sardegna e le persone dopo 33 anni di reclusione?
È cambiato tutto. Dopo 33 anni, cambiano i paesi, cambia la mentalità, cambiano le persone. È tutto diverso. Un mondo diverso. Un salto nel tempo, i ragazzini che ho lasciato piccoli li ho ritrovati poi uomini, sposati e con figli. Sono cambiate proprio le persone, il loro stato d’animo e il loro modo di essere. La Sardegna non è cambiata.
Come crede che l’ingiustizia subita sia stata percepita dalle persone che sono venute a firmare, quali considerazioni l’hanno colpita?
Sono stati tutti solidali, tutti, tutta la Sardegna e anche il Continente, tutti solidali. Mi hanno chiesto scusa per l’ingiustizia che ho subito. Ma è lo Stato che deve chiedermi scusa. Dopo 33 anni, dove vado? Mi sento come un uccellino che è abituato alla gabbia. Ma dopo che gli si apre la gabbia dove va? Se non gli dai da mangiare, muore. Grazie a Dio ho la fortuna che mio cognato Piero, mia sorella Augusta, mio fratello Damiano mi hanno accolto. Ma se non ci fossero stati cosa avrei fatto? Dove è finito il risarcimento dello Stato? Quando sbagliamo noi dobbiamo pagare, quando sbagliano loro fanno finta di niente, e come me chissà quanti ce ne saranno. Nella sfortuna ho avuto la fortuna di un avvocato che si è battuto per me.
Riabbracciare i suoi cari da persona libera dopo 33 anni è come si colma il vuoto di una mancata quotidianità fatta di piccoli e grandi avvenimenti.
Piano piano sto ricominciando, non è facile. È difficile, hai perso tutto. Ti hanno mangiato la carne e sono arrivati alle ossa. Sì, i famigliari venivano a trovarmi, ma la quotidianità non l’avevi. Ora mi devo ambientare e questa parte ed è difficile, perché mi trovo un peso in più. Potrei possedere una casa, una famiglia, potrei essere chiunque invece si tratta di riprendere tutto piano piano, e l’età c’è, ma bisogna ricostruire mattone dopo mattone.
I detenuti hanno mostrato solidarietà per la sua vicenda.
Sì. I detenuti e le guardie mi credevano, come tutto il mio paese. Non credevano a ciò che aveva stabilito la sentenza. Tutti mi hanno creduto.
Per chi vive privato delle libertà, quanto è distante tutto quello che succede fuori?
Si pensa alla libertà di fare la vita normale di quelli che sono fuori e quello aiuta molto.
La condizione delle carceri aggrava la pena, cosa non avrebbe voluto vedere in tutto questo tempo?
Sì, ci sono stati scioperi perche non ci davano quello che ci spettava dallo stesso ordinamento penitenziario, si pagava tutto. Sono stato in cella con undici, dodici persone. Le spese ci sono e se non ci fossero i famigliari non sarebbero possibili.
Parliamo del tempo vissuto prima della condanna, che cosa pensa di quegli anni?
Cercavo di farmi una posizione e invece mi hanno ammazzato subito. Adesso non so cosa fare. Mi piaceva la mia vita. Ero libero tranquillo, mi occupavo delle mie cose e all’improvviso mi sono ritrovato in prigione, perdendo tutto, senza sapere il perché.
Una volta rinchiuso, ha dovuto ricostruire la sua esistenza, fare un passo di lato. La sentenza aveva definito il suo tempo: L’ergastolo. Come si vive conoscendo il proprio destino?
All’inizio ti arriva una bomba addosso, poi piano piano cerchi di capire. Tu non hai fatto niente e pensi a cosa sia successo, pensi a cosa fare per avere giustizia.
In una recente intervista ha raccontato che per superare quegli anni si è affidato alla fede, alla speranza e alla sua famiglia. Forse lì si è accorto di potersi misurare con la sua pazienza ed il significato nuovo del tempo. Cosa ha scoperto di sé stesso in tutti questi anni?
Il carcere non mi ha cambiato, il mio carattere è quello. È vero, diventi più nervoso ma io ho un carattere tranquillo e ho sempre avuto molta pazienza. Non ho mai scaricato il mio nervoso addosso agli altri, me lo tengo per me. Soffro io ma non devono soffrire gli altri. L’ultimo periodo, quando stavano riaprendo il processo, stavo male, sentivo la pressione, stavo cedendo perché c’erano sempre rinvii. Pensavo, questi non mi vogliono mollare, stavo proprio malissimo. Ci si sente messi all’angolo e con il mio carattere tenevo tutto dentro, non mi sfogavo. Porca miseria, sanno la verità, perche non finiscono questo processo? Mi hanno accettato il riesame del processo, in genere dovresti essere scarcerato subito e invece mi hanno lasciato dentro. Non mi volevano mollare. Poi alla fine, quando il processo ormai era avviato, allora mi è arrivato il foglio della scarcerazione, ma stavo male ugualmente. Già da quattro anni avevo una cataratta e avevo chiesto di essere operato, ma inutilmente. Io non credo più nella giustizia, ci sono dei giudici che sono santi, e che si impegnano, ma altri dovrebbero conoscere le persone prima di diventare giudici, entrare a vedere le galere. Perché il rischio per me, come per gli altri, è che ti possono prendere la vita e questo è tortura.
Ora è libero. Ha affermato di voler chiudere con tutte le cose del passato perché nel carcere si è quasi esentati dal vivere. Per il suo presente, cosa vuole?
Spero in un aiuto che mi consenta di andare avanti per poter vivere, per quello che mi resta da vivere, una vita dignitosa. La mia libertà l’ho ottenuta. Non chiedevo e non chiedo altro.







