Fare l’infermiere in Sardegna

4 Settembre 2026

[Mario Fiumene]

Prende ufficialmente forma la storica riforma della formazione universitaria post-base per i professionisti dell’assistenza.

Con la pubblicazione dei decreti ministeriali di programmazione degli accessi per l’anno accademico 2026/2027, entra nel vivo la transizione verso la specializzazione clinica della professione infermieristica. Un percorso fortemente voluto dalla Federazione Nazionale degli Ordini Professionali Infermieristici per rispondere in modo mirato e competente ai mutati bisogni di salute dei cittadini e per allineare l’Italia agli standard europei e internazionali.

A seguito dei decreti di riordino della classe di laurea (DM n. 159/2026 e DM n. 177/2026), l’offerta formativa magistrale per l’area infermieristica si articola su due binari principali all’interno della classe LM/SNT1: Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche: il percorso consolidato, orientato principalmente allo sviluppo di competenze manageriali, formative, di ricerca e di approfondimento della disciplina. Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche Specialistiche: la novità che introduce tre percorsi clinici ad indirizzo specialistico (Cure primarie e di comunità, Area critica ed emergenza, Area pediatrica e neonatale).

I posti totali attivi a livello nazionale per la “classica” Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche risultano essere 1.831, distribuiti uniformemente lungo tutta la penisola. E’evidente, nel leggere la mappa ufficiale pubblicata qui allegata, che le Università dell’Isola di Sardegna non hanno corsi di laurea come quelle della penisola!

Sottolineo che nelle Università sarde non è previsto il percorso di studi in Cure Neonatali e Pediatriche per Infermieri,un percorso dedicato all’approfondimento clinico-assistenziale nell’area dell’infanzia, della neonatologia e dell’adolescenza. In altre realtà europee questi specialisti garantiscono una presenza al domicilio per i neonati e il nucleo familiare.

Desidero soffermarmi su un altro aspetto del programma della formazione universitaria, quello delle Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità. I posti attivi a livello nazionale sono311. Risulta essere il percorso clinico che registra il maggiore interesse da parte delle università (non da parte delle Università sarde), a testimonianza della centralità strategica dell’assistenza territoriale e della gestione della cronicità in un Paese caratterizzato da un progressivo invecchiamento demografico. Eppure la nostra Regione è tra quelle con un indice di invecchiamento tra i più alti. Le sedi attive saranno in:

Liguria: Genova (Università di Genova – 20 posti).

Lombardia: Pieve Emanuele (Humanitas University – 30 posti), Milano (Statale – 20 posti).

Emilia-Romagna: Modena (Università di Modena e Reggio Emilia – 46 posti).

Piemonte: Novara (Università del Piemonte Orientale – 31 posti), Asti (Università di Torino – 30 posti).

Toscana: Pisa (Università di Pisa – 24 posti).

Marche: Ancona (Università Politecnica delle Marche – 30 posti).

Lazio: Roma (Università Sapienza – 25 posti; Campus Bio-Medico – 35 posti).

Trentino-Alto Adige / Veneto: Trento (Università Verona – 25 posti).

C’è da chiedere perché non è stata prevista nelle Università sarde la formazione di Infermieri di Famiglia e Comunità? Figura di Professionista ritenuta cardine delle Cure territoriali. Il D.M. 71 del 2022 descrive l’Infermiere di Famiglia e di Comunità come figura professionale di riferimento capace di garantire un’assistenza infermieristica centrata sulla persona, rispondendo ai bisogni di diversa complessità mediante l’integrazione interdisciplinare, sanitaria e sociale (D.M. 71, 2022). 

Si può pensare che chi sovraintende la programmazione universitaria non abbia avuto la giusta attenzione per questi Corsi di Laurea? Oppure in Sardegna non è necessario allinearsi agli standard europei e internazionali? L’infermiere di famiglia è individuata come una figura strategica della riforma territoriale, quante persone svolgono attualmente questa funzione? Con quali titoli? Quale ruolo hanno avuto gli Ordini Professionali Infermieristici della Sardegna? Si può sospettare che la programmazione sanitaria della Regione Sardegna non è pronta a integrare questi profili nei modelli organizzativi regionali?

Anche i giovani sardi meritano di potersi formare come chi vive nella penisola, così pure i cittadini sardi che necessitano di assistenza sanitaria, meritano come chi vive in altre parti della stessa nazione.

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