Giovanni Fiori, poetende ispampàrrio su mundu

20 Gennaio 2026

[Paola Sias]

Che cos’è la poesia? Dove si manifesta? Ne abbiamo parlato il 28 novembre a Ittiri con Assemblea Natzionale sarda e il poeta Giovanni Fiori.

In realtà si è festeggiato e omaggiato il poeta che nello stesso giorno di maggio ha compiuto 90 anni. “Sa poesia ti naschet da i su coro” ed è coraggioso esprimere i sentimenti più intimi, le lotte, le amicizie, ricordare ciò che è stato, i cambiamenti della natura, la famiglia e tanto altro ancora, in poche e semplici parole. Conoscendo Zio Giovanni, che nonostante non ci sia un legame di sangue, rappresenta per me quella “Sabienscia” che solo gli zii e “sos mannos” hanno, ho avuto la riprova che essere poeta significa conoscere ed essere consapevoli del mondo e del luogo in cui si abita con altra e alta sensibilità, che difficilmente io in primis non ho. Se parlassimo poi di coscienza nazionale, beh allora chi scrive di Sardegna ha sicuramente una marcia in più.

“Poetende ispampàrrio su mundu”, la forza e la bellezza della poesia ha il potere di spalancare mente e anima di chi legge e di chi con quelle parole gioca e crea artefici meravigliosi.

Il verso “rubato” alla poesia Saludos di Giovanni Fiori, apre la serata che gli è stata dedicata il 28 novembre nel suo paese natio, Ittiri. Novanta sono gli anni festeggiati il 28 maggio, da giovanissimo intraprende la strada della poesia stimolato come lui stesso racconta, dall’ambiente che lo circondava durante le giornate lavorative in campagna, territorio che descrive e che conosce con precisione e che aprono al lettore vocaboli “antigos” dimenticati o non più in uso nel mondo agropastorale.

Ritorna la contemplazione come in tanti poeti sardi, del paesaggio, della grandezza di ciò che li circonda. Probabilmente una dote di famiglia, nel documentario “Il coraggio e la poesia” curato e girato dall’occhio attento e sensibile di Ignazio Figus, il poeta spiega che probabilmente già suo padre scriveva poesie ma di nascosto quasi fosse una vergogna o un segreto da tenere per sé, così anche per lui.

Antonio Brundu giovane poeta di Orani, ribadisce il concetto di coraggio e di quanto sia difficile per il poeta mettere in gioco e per iscritto i suoi sentimenti più intimi alla conoscenza di tutti, ma che è anche il modo affinché chi legge o chi ascolta possa entrare nel mondo immaginato del poeta e capirne di conseguenza l’essenza delle sue parole.

Allora che serve alla poesia sarda per avere una nuova linfa un nuovo capodanno? Serve solo coraggio? Serve più formazione?

Essere poeta significa avere doti innate di scrittura o oralità? Oppure è necessario una scuola, uno studio?

Zio Giovanni parla di una scuola “popolare”, in cui “sos poetas mannos”tra i quali“Tiu Fumosu” e “Tiu Barranzellu”correggevano, stimolavano il discente al suo proseguimento. Una scuola che non aveva necessità di accademici di “zente ischida” ma che si affidava alle conoscenze di chi già sapeva farlo. Bastano perciò i premi letterari a tenere alta l’attenzione sulla poesia e lingua sarda? Oppure è davvero necessario un incoraggiamento dal basso a chi ancora si vergogna o che hai il timore di mettersi in competizione con i grandi poeti che partecipano ai concorsi? Fra i tanti spunti e interventi della serata è emersa la necessità di parlare a scuola di poesia sarda, dei poeti del territorio e di conoscere la lingua per saperla poi scrivere e interpretare.

Come la poesia può evolversi e adattarsi ai nuovi temi, alla lingua che inevitabilmente ha compiuto una sua trasformazione e che non può considerarsi “pura” ma intrisa di contaminazioni? Come può avvicinare i giovani? Serve sicuramente un altro incontro, forse chissà quanti altri per rispondere alle tante domande e riflessioni che io da studentessa di Lingue e Culture della Sardegna mi pongo da tempo, ma come me tanti altri.

Lascio la speranza, il sogno e la volontà di vedere fra i libri di scuola la poesia e la lingua sarda al pari dei poeti italiani ed europei, per una maggior coscienza identitaria e linguistica.

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