Il diritto allo studio restituito agli esclusi

18 novembre 2017

L’ex scuola popolare di Is Mirrionis nel disegno di un bambino

[Roberto Loddo]

L’esperienza della Scuola Popolare di Is Mirrionis è stata una preziosa prova di riscatto, non solo per il quartiere in cui si è radicata, ma per tutti coloro che ne hanno frequentato le attività trasformando in maniera profonda la propria visione della realtà sociale e dell’ordine delle cose nel mondo. Un’esperienza preziosa sopratutto perché è riuscita a concretizzare le speranze e realizzare i sogni dei protagonisti. La licenza media conquistata da quasi trecento lavoratori nell’arco di quattro anni di attività è forse uno dei risultati più significativi e importanti.

Ieri sera ho avuto il piacere di presentare Lo studio restituito agli esclusi (La Collina edizioni), libro che parla di questo pezzo di storia cagliaritana, con due dei curatori Giorgio Seguro e Franco Meloni e gli ex studenti Lino Bistrussu e Loreto Giambroni. La presentazione era inserita all’interno del percorso che porterà all’apertura della biblioteca sociale per il quartiere Marina dentro il centro di quartiere la Bottega dei Sogni in Piazzetta Savoia. Per Claudio Orrù, responsabile della biblioteca sociale, questo progetto può diventare esperienza diretta di partecipazione e gestione condivisa, di accesso al sapere, destinata al dialogo tra le culture, alla promozione della lettura come strumento irrinunciabile di autonomia e riflessività. E oggi, dopo 40 anni, questo libro ricorda gli anni di un percorso del tutto alternativo alla scuola tradizionale fatto di studio, incontro, confronto e talvolta anche scontro che contribuì a costruire una piccola comunità politica e a cambiare la vita di tante persone.

Franco Meloni ha ricordato come nell’Autunno caldo del 1971 un gruppo di giovani universitari e qualche laureato decisero di impegnarsi nella costruzione del progetto della scuola popolare, giovani cattolici di sinistra che faceva capo alla parrocchia di Sant’Eusebio. Ma la scuola richiamò progressivamente l’interesse di tantissimi altri ragazzi, studenti degli ultimi anni delle superiori, universitari, neolaureati e persone impegnate nella sinistra extraparlamentare. Giovani che avevano riferimenti ideologici molto particolari: C’era la Cina di Mao ma c’era anche l’esperienza della scuola popolare di Barbiana di Don Milani.

Giorgio Seguro ha messo in luce il clima infuocato in cui nasceva questo progetto. La dimensione mediatica di quegli anni era piegata dalle bombe fasciste e dal terrorismo dei brigatisti rossi e non c’era molto spazio nei giornali per raccontare queste esperienze. La scuola popolare di Is Mirrionis ha attraversato le più grandi trasformazioni della società italiana in pochi anni, anni infuocati, anni in cui c’è stata la grande battaglia per il diritto alla casa, la lotta contro l’abrogazione della legge sul divorzio, erano gli anni del sanguinario golpe cileno. Come infatti ha scritto Ottavio Olita: “La Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani non faceva notizia, figurarsi la Scuola Popolare di Is Mirrionis”. Per questo gruppo di giovani privati del sostegno mediatico e politico, che facevano i conti con i limiti dell’esperienza autogestita (organizzativamente, politicamente ed economicamente), essere riusciti a iniziare la scuola popolare con 52 iscrizioni ha rappresentato un successo clamoroso.

Giovani che come spiega Gianni Loy in un capitolo del libro hanno avvertito (dopo l’esperienza del 1968) il dovere e allo stesso tempo il piacere di mettere a disposizione i propri talenti a favore di altre persone che, avendo perso il treno della scuola ufficiale, avrebbero potuto avere un’opportunità di recupero scolastico conciliando il lavoro con la frequenza della scuola. Era una formidabile esperienza di formazione per studenti universitari e neolaureati; la dimostrazione dell’utilità degli ideali trasformati in azioni pratiche di partecipazione e solidarietà. Non era una scuola come le altre. Si contrapponeva alla scuola ufficiale per metodi e finalità. Infatti non era solo una scuola. Era un luogo di elaborazione politica prima di tutto. Un luogo aperto a coloro che non volevano rassegnarsi alla rassegnazione e immaginavano una società priva di disuguaglianze.

Praticare la rivolta per costruire elementi di nuova società partendo dal nostro piccolo, dalla nostra quotidianità, è possibile solo se si pratica uno dei migliori insegnamenti contenuti in questa esperienza: per gli autori Ottavio, Giorgio e Franco, per i docenti e gli studenti della scuola popolare, c’era un solo, semplice orizzonte da costruire collettivamente, e cioè quello di prendere coscienza insieme delle differenze sociali e lavorare insieme per il superamento. Il bisogno di partecipazione, di cultura, di conoscenza e di aggregazione, non erano bisogni calati dall’alto verso il basso, ma erano bisogni che venivano soddisfatti in comune, insieme, in maniera orizzontale. La scuola popolare di Is Mirrionis non era una scuola per i lavoratori ma era una scuola con i lavoratori.

Noi oggi non viviamo più in quel mondo. Il nostro presente è profondamente diverso ed estraneo rispetto a quello che ha coltivato questa esperienza. Oggi non c’è più la scuola popolare ma c’è una struttura di proprietà di AREA, l’azienda regionale di edilizia abitativa che ha abbandonato questa struttura trasformandola in un luogo completamente decadente, murato e degradato.

E allora cosa fare oggi? Questa esperienza può rappresentare uno stimolo per uscire dalla violenza dell’indifferenza e dell’egoismo di cui è impregnata la nostra società. Uno stimolo per uscire dalla desertificazione sociale e dall’assenza di partecipazione alla vita collettiva, sopratutto per tante persone che in Sardegna vorrebbero riaccendere questa esperienza declinandola nella nostra realtà quotidiana. Gli obbiettivi e gli ideali che ispirarono la comunità della scuola popolare di Is Mirrionis possono, ancora oggi, costruire una risposta in grado di sconfinare i recinti delle disuguaglianze e progettare un’alternativa di società.

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