Iran, dalla parte di chi protesta
20 Gennaio 2026
[red]
Dal 28 dicembre 2025 in Iran centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per reclamare migliori condizioni di vita, diritti, libertà e la fine della Repubblica islamica.
Le autorità iraniane hanno scatenato una repressione mortale contro le proteste scoppiate in tutto il paese, ricorrendo all’uso illegale della forza, alle armi da fuoco e ad arresti di massa.
Le forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia, hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo e con proiettili veri, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per uccidere, disperdere, intimidire e punire persone che stavano manifestando in gran parte in modo pacifico. Centinaia, se non migliaia, di manifestanti anche di soli 14 anni sono stati arrestati arbitrariamente durante la dispersione delle proteste e nel corso di irruzioni notturne nelle abitazioni. Altre persone sono state prelevate dagli ospedali.
Molte delle persone arrestate sono state sottoposte a sparizione e a detenzione in isolamento, col conseguente elevato rischio di subire maltrattamenti e torture come già documentato in occasione di altre proteste di massa.
“Uccidere un essere umano per loro è come una battuta di caccia. Pensano che noi siamo le prede e loro i cacciatori”, ha raccontato un manifestante.
Il numero delle vittime è ancora difficile da stabilire perché in seguito al blocco di internet le comunicazione all’interno del paese e verso l’esterno sono estremamente difficili. Le famiglie delle vittime vengono minacciate di rappresaglie o di non vedersi restituire i corpi dei loro cari ed è possibile che molte vittime siano sepolte in modo sommario e in luoghi segreti. Alcune stime, che Amnesty International non è in grado attualmente di confermare, parlano di migliaia di morti.
Le proteste sono iniziate il 28 dicembre 2025 a seguito della profonda svalutazione della moneta locale, della crescente inflazione, della cronica cattiva gestione statale di servizi fondamentali come la fornitura di acqua e del peggioramento delle condizioni di vita. Precedute dalla chiusura dei negozi e dagli scioperi nel Grande Bazar della capitale Teheran, si sono rapidamente estese a tutto l’Iran dando luogo a manifestazioni di piazza che invocano la caduta della Repubblica islamica e chiedono diritti, dignità e libertà.
Alte cariche dello stato iraniano hanno demonizzato coloro che manifestano come “rivoltosi” e hanno promesso una “dura” repressione, compresa la pena di morte per “inimicizia contro Dio”.
Il 3 gennaio 2026, giorno in cui le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 11 persone, la guida suprema Ali Khamenei ha dichiarato che “i rivoltosi dovrebbero essere rimessi al loro posto”. Sempre quel giorno, la direzione dei Guardiani della rivoluzione della provincia del Lorestan ha dichiarato che il periodo di “tolleranza” era terminato, impegnandosi a colpire “rivoltosi, organizzatori e leader dei movimenti contro la sicurezza senza pietà”.
Due giorni dopo il capo del potere giudiziario ha a sua volta ordinato alle procure di agire “senza pietà” contro i dimostranti e di celebrare velocemente i processi nei loro confronti.
Da tempo la reazione delle autorità alle proteste di massa è puramente repressiva.
Già nel 2019 avevamo documentato l’uso del pugno di ferro per stroncare le proteste nate dall’aumento del prezzo della benzina e sfociate in una più ampia richiesta di libertà e diritti. In quell’occasione avevamo denunciato uno schema di uccisioni illegali ad opera delle forze di sicurezza iraniane, il ricorso agli arresti di massa, alle sparizioni forzate, al blocco di internet e a una serie di altre gravi violazioni dei diritti umani. Repressione dopo le proteste in Iran: il report – Amnesty International Italia
L’ultima ondata di proteste si è vista nel 2022 in seguito alla morte in custodia di Mahsa Jina Amini, una giovane donna di 22 anni arrestata perché portava male il velo. Da lì la nascita del movimento “Donna vita libertà”, che ha visto manifestazioni oceaniche e che ha cambiato profondamente la società iraniana. Nei mesi e negli anni a seguire, le autorità hanno fatto ricorso all’uso della pena di morte per scoraggiare ogni forma di dissenso. Abbiamo documentato tremende torture inflitte ai detenuti accusati di reati collegati alle proteste, incluse violenze sessuali contro donne, uomini e persino minori: Iran: lo stupro usato per stroncare il movimento Donna Vita Libertà – Amnesty International Italia.
Amnesty International rinnova le richieste alle autorità iraniane a:
- porre immediatamente fine all’uso della forza letale durante le proteste quando i manifestanti non rappresentano una imminente minaccia di morte o di lesioni gravi alle forze di sicurezza o ad altri;
- cessare immediatamente l’uso illecito di pallini di metallo che violano l’assoluto divieto di maltrattamenti e tortura dato il grave danno all’integrità fisica e il trauma mentale che questa condotta provoca a manifestanti e passanti;
- garantire indagini tempestive, complete, indipendenti e imparziali sull’uso illegale della forza da parte delle forze di sicurezza;
- garantire che le persone sospettate di reati di natura penale siano perseguite in procedimenti conformi agli standard internazionali del giusto processo e che non implichino la richiesta o l’imposizione della pena di morte;
- scarcerare immediatamente e senza condizioni tutte le persone arrestate solo per aver preso parte pacificamente alle manifestazioni o essersi espresse in loro favore. Tutte le persone attualmente in carcere devono essere protette dai maltrattamenti e dalle torture e avere immediato accesso a familiari, avvocati e cure mediche di cui necessitino.







